Starmer abbandoNATO da Trump: no alla missione in Ucraina, si fida di Putin

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Starmer abbandoNATO da Trump: no alla missione in Ucraina, si fida di Putin

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

Keir Starmer sarà anche un „duro negoziatore“, ma a Washington ha fatto cilecca. Esattamente come Emmanuel Macron. Certo, il primo ministro inglese ha ricevuto alla Casa Bianca un trattamento decisamente migliore rispetto al capo dell’Eliseo. Il presidente Donald Trump non si è sprecato in elogi per sottolineare il rapporto privilegiato con Londra.

"Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno una relazione speciale, molto speciale, davvero come nessun'altra tramandata nei secoli. La manterremo molto forte così com'è", ha detto Trump in conferenza stampa congiunta,  riporta la CNN.

Tuttavia Starmer non ha ottenuto ciò che voleva, un impegno di Trump per il backstop degli Stati Uniti su una “missione di rassicurazione” di forze europee in Ucraina, dopo il cessate il fuoco. Ovvero lo scopo principale della sua visita alla Casa Bianca.

Dalle parole del presidente statunitense, si direbbe addirittura che ci siano state tensioni durante i colloqui.

"Sei stato formidabile nelle nostre discussioni. Tuttavia, sei un negoziatore molto duro. Non sono sicuro che mi piaccia ma va bene così", ha detto, nonostante avesse iniziato la conferenza stampa con tutt’altre premesse: "Il primo ministro e io abbiamo avuto un inizio eccezionale".

I toni concilianti utilizzati in pubblico, sembrano nascondere nette divergenze d’approccio tra Londra e Washington. Forse mai così profonde.

Prima l’accordo, poi le garanzie di sicurezza

Nel vertice allo Studio Ovale con Starmer, Trump frena su una missione di peacekeeping.

 “Non mi piace parlare di mantenimento della pace finché non abbiamo un accordo”, ha dichiarato alla stampa.  

I colloqui con Ucraina e Russia sono in una fase molto avanzata, ma prima di parlare di invio di truppe si dovrà finalizzare un accordo. Trump ricorre addirittura alla superstizione: “Mi piace portare a termine le cose. Non voglio attirare la sfortuna".

Può darsi, però, che non ci sia neanche bisogno di garanzie per il mantenimento della pace. Si fida di Putin.

"Non credo che violerà la sua parola – ha affermato - Non credo che tornerà [in Ucraina, ndr] quando faremo un accordo. Penso che l'accordo sarà rispettato. Avranno la sicurezza".

Va a vuoto la richiesta di Starmer di un backstop americano per garantire la missione di una coalizione europea in Ucraina: gli inglesi non hanno bisogno di aiuto, dice il presidente USA, “sono stati soldati incredibili, militari incredibili, e sanno badare a se stessi”.

Un passo indietro rispetto alla visita di Macron

Le formule di cortesia e adulazione nascondono il rifiuto del presidente statunitense di impegnarsi in Ucraina. Come ha ribadito più volte, Kiev è un problema di sicurezza europea e devono essere i partner europei a farsene carico.

L’incontro di giovedì con Starmer, però, segna un arretramento rispetto a quello con Macron. Lunedì Trump si era mostrato più aperto sull’opzione di mandare truppe, mantenendo un’ambiguità sul sostegno statunitense. Addirittura aveva dichiarato che anche Mosca sarebbe stata favorevole.

Puntuale è arrivata la smentita del ministro degli Esteri russo Lavrov, che da Doha, mercoledì, ha messo ben in chiaro che “la Russia non sta prendendo in considerazione alcuna opzione per l'invio di forze di peacekeeping europee in Ucraina", dopo che  il Cremlino aveva categoricamente rifiutato l’ipotesi.

Mosca considera lo schieramento di truppe dei Paesi NATO in Ucraina, sotto qualsiasi bandiera, una minaccia per la propria sovranità territoriale e integrità.

Dopo le parole di Lavrov, Trump sembra aver cambiato idea sulla necessità di mandare truppe europee in Ucraina. 

Il piano Starmer-Macron

Il discorso del capo della NATO Hegseth a Bruxelles ha gettato nel panico l’Europa, che non riesce più a trovare una quadra sulla propria autonomia difensiva. Dopo tre incontri andati a vuoto convocati da Parigi, Macron e Starmer si sono recati a Washington per strappare a Trump un impegno sulla garanzia statunitense di un futuro invio di truppe europee in Ucraina.

In base a quanto rivelato dal Telegraph, davanti al rifiuto di Italia, Spagna e Germania di partecipare a forze di peacekeeping, la Francia intende procedere con una più leggera “missione di rassicurazione” assieme ai paesi del Join Expeditionary Force (JEF), ovvero Regno Unito, Paesi Bassi, Islanda, Norvegia, Svezia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania e Finlandia. Secondo il piano, la coalizione invierà 30mila uomini da schierare nelle retrovie, esattamente nelle città di Krivoy Rog, Dnipro e Poltava, nei porti e  altri siti infrastrutturali critici, come le centrali nucleari, lontano dalle attuali linee del fronte.

La richiesta dei leader europei a Trump era quella di supportare la missione garantendo una potenza di fuoco con aerei e missili statunitensi schierati nelle basi di Romania e Bulgaria, nonché navi nel mar Nero, per dissuadere un attacco russo.

Secondo il piano, pur non avendo a disposizione un contingente da 100-150mila uomini, un meccanismo di sicurezza come quello del backstop garantirebbe la deterrenza di uno schieramento "più leggero" di uomini.  Inoltre non è previsto che le truppe statunitensi mettano gli stivali sul terreno.

Agli Stati Uniti inoltre sarebbe stato richiesto, secondo quanto affermato un funzionario occidentale, di fornire il monitoraggio tecnico, con aerei di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) e satelliti, lungo la linea del fronte, dove sarebbero schierate truppe ucraine.

A quanto pare, neanche Starmer è riuscito a strappare a Trump un via libera alla missione. Domenica, per l’ennesima volta, i leader dei Paesi europei più Regno Unito e Turchia si riuniranno per individuare una comune strategia di difesa.  

 

Clara Statello

Clara Statello

Clara Statello, laureata in Economia Politica, ha lavorato come corrispondente e autrice per Sputnik Italia, occupandosi principalmente di Sicilia, Mezzogiorno, Mediterraneo, lavoro, mafia, antimafia e militarizzazione del territorio. Appassionata di politica internazionale, collabora con L'Antidiplomatico, Pressenza e Marx21, con l'obiettivo di mostrare quella pluralità di voci, visioni e fatti che non trovano spazio nella stampa mainstream e nella "libera informazione".

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