Stiglitz: Il futuro della governance finanziaria globale si chiama Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture (AIIB)
"L’opposizione dell’America all’AIIB è un altro caso dell’insicurezza americana sulla sua influenza globale"
2016
Non sono più gli incontri annuali del FMI e della Banca Mondiale gli avenimenti più importanti della governance economica globale ormai. La notizià più importante da questo punto di vista, scrive il premio Nobel dell'economia J. Stiglitz, c'è stata quando Regno Unito, Germania, Francia e Italia sono diventate, insieme a oltre 30 stati, membri fondatori della Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture (AIIB). L’istituto di credito, da 50 miliardi di dollari, lanciato in Cina, permetterà di soddisfare le crescenti esigenze di infrastrutture dell’Asia, che superano la capacità di finanziamento delle istituzioni di oggi.
L’opposizione dell’America all’AIIB è un altro caso dell’insicurezza americana sulla sua influenza globale che surclassa la sua retorica idealistica e minaccia un’importante opportunità di rafforzare le economie in via di sviluppo dell’Asia. La Cina di per sé testimonia fino a che punto gli investimenti nelle infrastrutture possono contribuire allo sviluppo. L’AIIB porterebbe benefici simili a quelli vissuti recentemente in Cina ad altre parti dell’Asia, il che rafforza il paradosso dell’opposizione statunitense.
L’amministrazione del Presidente Barack Obama sostiene le virtù del commercio, ma nei paesi in via di sviluppo, la carenza di infrastrutture è una barriera di gran lunga più grave per il commercio rispetto alle tariffe. C’è un ulteriore vantaggio globale per un fondo come l’AIIB: proprio adesso, il mondo soffre dell’insufficiente domanda aggregata. I mercati finanziari si sono mostrati inadatti al compito di riciclare i risparmi dai luoghi dove le entrate eccedono i consumi a luoghi dove gli investimenti sono necessari.
Quando era il Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke ha erroneamente descritto il problema come un “eccesso di risparmi globale”. Tuttavia in un mondo che ha un bisogno così ingente di infrastrutture, prosegue il premio Nobel per l'economia, il problema non è un eccesso di risparmi o una carenza di opportunità di buoni investimenti. Il problema è un sistema finanziario che si è distinto per aver consentito la manipolazione del mercato, la speculazione e l’insider trading, ma non è riuscito nel suo compito principale: bilanciare risparmi e investimenti su scala globale. Questa è la ragione per cui l’AIIB potrebbe portare a un piccolo, ma necessario incremento della domanda aggregata globale.
Pertanto dovremmo accogliere benevolmente l’iniziativa della Cina di multilateralizzare il flusso di fondi. Infatti, essa riproduce la politica americana nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, quando la Banca Mondiale è stata fondata per multilateralizzare i fondi per lo sviluppo che provenivano in gran parte dagli Stati Uniti (una mossa che ha anche contribuito a creare un gruppo di impiegati internazionali di primo livello e professionisti dello sviluppo).
I nuovi tentativi di multilateralizzare i flussi di assistenza (compreso il lancio della Nuova Banca di Sviluppo da parte dei paesi del BRICS lo scorso luglio) probabilmente contribuiranno in maniera significativa allo sviluppo globale. Alcuni anni fa, la Banca asiatica dello sviluppo ha difeso le virtù del pluralismo competitivo. L’AIIB offre una possibilità di testare quell’idea nel finanziamento allo sviluppo.
L’opposizione dell’America all’AIIB è senza precedenti; infatti è simile all’opposizione degli Stati Uniti alla generosa New Miyazawa Initiative del Giappone alla fine degli anni ’90, che ha offerto 80 miliardi di dollari per aiutare i Paesi dell’Est asiatico in crisi. Allora, come adesso, non è stato come se gli Stati Uniti stessero offrendo una fonte alternativa di finanziamento. La mancanza di denaro, insieme alle continue idee sbagliate dell’America su come rispondere alla crisi, hanno causato un declino sempre più profondo e lungo.
Detto ciò, l’opposizione degli Usa all’AIIB è più difficile da comprendere, dato che la politica sulle infrastrutture è molto meno soggetta all’influenza di ideologie e interessi speciali rispetto ad altre aree di policymaking,come quelle dominate dagli Stati Uniti presso la Banca Mondiale. Inoltre, il bisogno di tutele ambientali e sociali negli investimenti sulle infrastrutture probabilmente è affrontato in maniera più efficiente nell’ambito di un quadro multilaterale.
Bisognerebbe, conclude Stiglitz, congratularsi con il Regno Unito, la Francia, l’Italia, la Germania e gli altri Paesi per aver deciso di far parte dell’AIIB. Si spera che altri Paesi, sia in Europa che in Asia, si uniscano, aiutando così a realizzare l’ambizione che i miglioramenti nelle infrastrutture possano aumentare la qualità della vita in altre regioni, come è stato già fatto in Cina.


