Stretta economica in Iran: perché il peso delle sanzioni USA ricade sui cittadini
Secondo quanto scritto dall'analista Amir Hossein Mohaddes su The Cradle, la popolazione iraniana sta affrontando un vertiginoso aumento del costo della vita. Tra il settembre 2024 e il luglio 2026, i prezzi dei generi alimentari di prima necessità, come il pane (lavash, barbari e sangak), hanno subito rincari fino al 700%, pur rimanendo beni fortemente sovvenzionati. Tale spirale inflazionistica ha ridotto drammaticamente il potere d'acquisto dei lavoratori: a fronte di un costo della vita mensile stimato oltre i 90 milioni di toman per una famiglia tipo, il salario minimo legale si attesta a soli 16,6 milioni, riuscendo a coprire appena otto giorni di uscite mensili per circa il 60% dei salariati.
Come sottolinea l'esperto Mohaddes nel suo intervento su The Cradle, le cause di questa profonda crisi sono in parte riconducibili alle pressioni esterne e al blocco navale ed economico imposto dagli Stati Uniti. Tali sanzioni hanno provocato il crollo delle esportazioni petrolifere (passate da 1,7 milioni a circa 260.000 barili al giorno) e l'impennata dei costi di trasporto e transazione. Sebbene il Ministero del Petrolio di Teheran rivendichi incassi superiori a 11 miliardi di dollari nei primi mesi dell'anno iraniano, l'assenza di dati ufficiali dettagliati rende difficile conciliare le rassicurazioni governative con le stime internazionali, mentre l'inflazione su base annua ha raggiunto l'89% generale e il 127,5% per i beni alimentari.
Dalle rilevazioni dell'analista di The Cradle emerge tuttavia che l'impatto delle sanzioni esterne viene aggravato dalle scelte di politica interna del governo iraniano. La decisione di allocare risorse valutarie scarse verso beni non essenziali — come l'importazione di veicoli di lusso per centinaia di milioni di euro — e le recenti riforme volte a ridurre i sussidi sui carburanti (con rincari sulla benzina oltre i 110 litri mensili) scaricano il peso della crisi prevalentemente sulle fasce più deboli. L'aumento del costo dei trasporti si riflette infatti immediatamente sull'intera filiera commerciale, erodendo ulteriormente i redditi reali in assenza di adeguate misure di compensazione o di indicizzazione salariale.
In base a quanto argomentato da Amir Hossein Mohaddes, la gestione di un'economia di guerra richiederebbe al contrario una chiara gerarchia di priorità statali e una maggiore trasparenza. L'Iran dispone di opportunità di diversificazione commerciale, come i corridoi terrestri con i Paesi dell'Unione Economica Eurasiatica (UEE) e con la Cina, oltre a strumenti di intervento d'emergenza già sperimentati (quali il tetto massimo del 25% sugli aumenti degli affitti). Per preservare la tenuta sociale e la resilienza nazionale di fronte al blocco americano, Teheran dovrebbe garantire la priorità d'accesso alla valuta pregiata per beni primari come cibo e farmaci, snellire le burocrazie doganali e redistribuire il carico fiscale colpendo la ricchezza accumulata e i consumi di alto bordo.


