Stretto di Hormuz blindato: perché il piano economico degli Stati Uniti sta fallendo e chi sta vincendo davvero
Alla fine di aprile, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva previsto che l'Iran sarebbe "esploso" nel giro di pochi giorni. La causa? Il blocco navale imposto dagli USA sul porto iraniano, destinato a colpire i giacimenti petroliferi e le infrastrutture del Paese.
"Il blocco è geniale", ha dichiarato Trump ai giornalisti. "Ora non devono far altro che arrendersi; è tutto ciò che devono fare. Devono solo dire: 'Ci arrendiamo'".
I fatti, tuttavia, stanno dimostrando il contrario. Non ci sono prove di un collasso delle infrastrutture energetiche iraniane. Teheran vanta infatti decenni di esperienza nella gestione delle sanzioni e nella riduzione della produzione petrolifera, una "memoria istituzionale" riattivatasi immediatamente:
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Anni '80 (Guerra Iran-Iraq): Produzione tagliata da oltre 5 milioni di barili al giorno a meno di 1,5 milioni.
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Sanzioni di "massima pressione" (Primo mandato Trump): Produzione ridotta di 2 milioni di barili al giorno.
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Crisi attuale (Blocco dal 13 aprile): Taglio stimato di circa 400.000 barili al giorno.
"Abbiamo sufficiente competenza ed esperienza, non siamo preoccupati", ha affermato Hamid Hosseini, portavoce dell'Associazione iraniana degli esportatori di petrolio, gas e prodotti petrolchimici.
L'effetto boomerang: il Golfo è in ginocchio
Mentre l'Iran incassa il colpo, sono gli alleati regionali di Washington a subire i danni maggiori. Il contro-blocco di Teheran e la chiusura dello Stretto di Hormuz – attraverso il quale transita un quarto della produzione petrolifera mondiale – stanno scuotendo le fondamenta economiche del Golfo.
Il caso Kuwait
Secondo il sito di monitoraggio marittimo TankerTrackers.com, ad aprile il Kuwait ha registrato zero esportazioni di petrolio greggio per la prima volta dalla fine della Guerra del Golfo del 1991. Non avendo rotte alternative, il Paese ha dovuto dirottare la produzione verso lo stoccaggio e la raffinazione interna.
Andreas Krieg, professore associato al King's College di Londra, ha spiegato a Middle East Eye:
"Il duplice blocco sta danneggiando l'Iran, ma sta anche attaccando le fondamenta del modello economico del Golfo. I produttori locali non possono assistere passivamente: esportazioni, logistica, costi assicurativi, importazioni alimentari e fiducia degli investitori sono sotto attacco. Viene meno la credibilità del Golfo come hub sicuro."
A differenza dell'Iran, le economie del Golfo non sanno gestire le sanzioni e rischiano di perdere la massiccia forza lavoro migrante se le condizioni dovessero peggiorare.
Emirati Arabi Uniti: crolla il turismo e scatta la crisi finanziaria
La scommessa degli Emirati Arabi Uniti sull'alleanza con Israele per proiettare la propria influenza si sta rivelando un fallimento. Il settore non petrolifero, ritenuto solido fino al 27 febbraio, è in forte crisi.
Secondo le previsioni di Moody's Analytics:
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Il tasso di occupazione alberghiera nella seconda metà dell'anno crollerà al 10% (rispetto all'80% pre-conflitto).
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Si assiste di fatto alla chiusura di ampie porzioni del settore dell'ospitalità.
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Migliaia di lavoratori del turismo sono già stati licenziati o messi in cassa integrazione.
Il fallimento del "Project Freedom"
I segnali che i piani di Trump fossero esagerati sono emersi a inizio maggio, quando è fallita l'iniziativa statunitense "Project Freedom", nata per scortare le navi commerciali attraverso Hormuz. Nonostante Trump parlasse di un intervento richiesto da paesi "spettatori innocenti", l'operazione ha garantito il passaggio di sole due navi battenti bandiera americana.
Effetti geopolitici a cascata
La crisi si sta estendendo all'Asia meridionale e al resto del Medio Oriente:
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Pakistan: Abu Dhabi, irritata dai tentativi di mediazione pakistani tra USA e Iran (e a corto di liquidità), ha richiesto l'immediato rimborso di un prestito di 3,5 miliardi di dollari.
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Trattative segrete: Ad aprile è emerso che gli Emirati erano in trattativa con l'amministrazione Trump per un piano di salvataggio finanziario, simile a quello concesso all'Argentina.
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Egitto, Libano e Siria: Dipendono dai capitali del Golfo. Con la crisi degli emirati, questi aiuti diventeranno molto più selettivi, condizionati e strategici.
Crisi globale: raddoppiato il prezzo del carburante
L'impatto economico ha raggiunto il Sud-est asiatico, fortemente dipendente dal greggio del Medio Oriente (le Filippine vi fanno affidamento per il 95-96%, il Vietnam per l'85-87%, la Thailandia per almeno il 60%).
| Settore | Impatto e Conseguenze Globali |
| Carburanti | Prezzi alla pompa raddoppiati in Malesia. Filippine e Thailandia introducono la settimana corta (4 giorni) e lo smart working per risparmiare carburante. |
| Agricoltura | Prezzi dei fertilizzanti azotati in aumento dell'80%. Svein Tore Holsether (CEO di Yara International) avverte: i raccolti potrebbero ridursi fino al 50%. |
| Alimentazione | Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), ad aprile i prezzi globali dei beni alimentari hanno toccato il livello più alto dal 2023. |
Arnaud Bertrand, analista geopolitico basato a Kuala Lumpur, ha spiegato a MEE che i governi locali stanno spendendo cifre insostenibili in sussidi per evitare rivolte popolari. Sul lungo periodo, però, lo shock accelererà la transizione verso l'energia solare, eolica e idroelettrica nella regione.
Il declino dell'egemonia statunitense
Le conseguenze geopolitiche a lungo termine per gli Stati Uniti rischiano di essere profonde. Il presidente filippino Ferdinand Marcos, storico alleato di Washington, ha già avviato clamorose aperture diplomatiche verso la Cina.
Anche all'interno degli Stati Uniti cresce il pessimismo degli analisti:
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Robert Kagan (neoconservatore), in un articolo su The Atlantic, ha avvertito che Washington va incontro a una "sconfitta totale" contro l'Iran: "Non ci sarà alcun ritorno allo status quo ante, il danno è irreversibile".
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Tom Pickering (ex ambasciatore USA in Israele), sulla rivista Foreign Affairs, ha ammesso che Trump sbaglia a credere di avere tutte le carte in mano. Gli Stati Uniti dovranno probabilmente scendere a patti con Teheran e accettare un "sovrapprezzo" per il transito nello Stretto.
In conclusione, questa guerra ha distrutto un mito geopolitico: l'idea che la potenza statunitense sia in grado di garantire le rotte marittime globali e proteggere i propri alleati.


