Sud globale contro egemonia: il Venezuela al centro della nuova sfida multipolare

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Sud globale contro egemonia: il Venezuela al centro della nuova sfida multipolare

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Le acque del Mar dei Caraibi sono letteralmente incandescenti. Mentre gli Stati Uniti mantengono una massiccia presenza militare al largo del Venezuela — guidata dalla portaerei USS Gerald R. Ford e da tre navi da guerra — l’America Latina teme un nuovo fronte di instabilità. Washington giustifica l’operazione come una “campagna anti–narcotraffico”, ma sempre più analisti la considerano un pretesto per esercitare pressione sul governo di Nicolás Maduro. La risposta non si è fatta attendere. Caracas ha mobilitato oltre 200.000 soldati, denunciando quella che definisce una “minaccia non solo contro il Venezuela, ma contro l’intera umanità”.

Il ministro degli Esteri Yván Gil ha parlato di “violazione del diritto internazionale” e ha invocato una “battaglia legale e morale” contro l’imperialismo statunitense. Sul fronte opposto, la Russia ha riaffermato la propria alleanza strategica con il Venezuela. Il ministro Sergej Lavrov ha dichiarato che Mosca è “pronta ad agire pienamente” in base agli accordi firmati a maggio, che prevedono cooperazione tecnico–militare. Una linea che rafforza l’asse Caracas–Mosca, già consolidato con la produzione locale di armi Kalashnikov e l’arrivo di cargo russi sanzionati dagli USA.

Ma la crisi non si ferma ai confini venezuelani. In Brasile, la Força Aérea Brasileira ha spostato caccia e aerei da pattugliamento verso nord, lungo la frontiera amazzonica con il Venezuela, mentre l’esercito ha triplicato la presenza di mezzi corazzati nello Stato di Roraima. Ufficialmente, per difendere la sovranità e contrastare traffici illegali; in realtà, per evitare di essere trascinato in un conflitto che potrebbe incendiare la regione.

Quello che emerge con chiarezza è il volto di un imperialismo statunitense in crisi, che tenta di riaffermare il proprio dominio su un continente ricco di risorse, in particolare petrolio, attraverso la minaccia militare e la destabilizzazione politica. Di fronte a questa offensiva, si consolida un fronte multipolare — da Caracas a Mosca, da Brasilia a Pechino — che rivendica il diritto dei popoli latinoamericani a scegliere il proprio destino. Non è una guerra tra imperi, ma una lotta tra l’egemonia declinante di Washington e la sovranità emergente di un Sud globale deciso a non piegarsi più.

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