Sud Sudan : Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU estende il mandato della missione UNMISS
La missione mira a favorire la costruzione dello Stato e il ripristino della sicurezza nella regione
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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato di 12 mesi il mandato della missione UNMISS nel Sud Sudan. La Risoluzione S/RES/2057(2012) approvata all’unanimità invita il Governo sud sudanese ad assumersi maggiori responsabilità per la protezione dei propri cittadini ed ad intensificare la cooperazione con la Missione per rafforzare la sicurezza dell’intero Paese. Il Consiglio ha espresso inoltre preoccupazione per la situazione umanitaria causata dall’accresciuta conflittualità lungo il confine Sudan - Sud Sudan, per il controllo dei territori contesi del Sud Kordofan e del Blue Nile, chiedendo ad entrambe le parti di cessare immediatamente le ostilità e la violazione dei diritti umani nei confronti della popolazione e consentire la libera circolazione ai membri della Missione. Il Segretario Generale Ban Ki - Moon ha infatti ricordato come la positiva evoluzione della Missione è legata agli sviluppi futuri delle relazioni tra Sudan e Sud Sudan.
Il Consiglio ha sottolineato l’importanza dell’attuazione dei compiti della Missione soprattutto in riferimento alla costruzione della pace e dello Stato e alla riforma del settore della giustizia; ha inoltre chiesto all’UNMISS di coordinare le proprie attività nel ripristino della sicurezza con i meccanismi regionali già in atto finalizzati alla protezione dei civili e a favorire il disarmo della regione, anche alla luce della minaccia rappresentata dagli attacchi dell’Esercito di Resistenza del Signore, LRA, di Joseph Kony in Sud Sudan.
La missione UNMISS è stata creata dopo la secessione del Sud Sudan dal Sudan nel luglio 2011 con l’obiettivo di favorire il consolidamento della pace tra i due Stati e la creazione delle condizioni necessarie per lo sviluppo del Paese. Dalla dichiarazione di indipendenza, però, si sono verificati diversi scontri tra le Forze dei due Paesi, in disaccordo sulla mappatura delle frontiere, dove sono localizzati i principali giacimenti petroliferi della regione, e la ripartizione dei proventi del petrolio. Anche gli sforzi diplomatici dell’Unione Africana non sono tuttora stati sufficienti per raggiungere una soluzione negoziata.


