Sulle sanzioni alla Russia ormai è spaccatura Ue-Usa. E Putin vola nei sondaggi
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di Eugenio Cipolla
Alla fine è andato tutto come previsto. Nella notte italiana tra mercoledì e giovedì il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato il documento che proroga di un anno le sanzioni nei confronti della Russia in relazione alla crisi ucraina. «Le azioni e le politiche [della Russia] continuano a rappresentare una minaccia insolita e straordinaria alla politica esteri degli Stati Uniti – si legge su un documento diffuso dalla Casa Bianca – così si è deciso di prorogare di un anno le sanzioni contenute nel decreto 13360». In un’altra comunicazione al Congresso, Obama ha detto che «le azioni e le politiche delle persone che minano i processi e le istituzioni democratiche in Ucraina hanno minacciato la sua pace, la sicurezza, la stabilità, la sovranità e l’integrità territoriale, contribuendo al furto del suo patrimonio».
Sono quattro in totale i decreti contro la Russia emessi dagli Stati Uniti nell’ultimo biennio. I primi due portano la data del 16 e 20 marzo 2014 (decreti 13661 e 13662), mentre il terzo è datato 19 dicembre (decreto 13685), correlato alle vicende riguardanti la contesa della Crimea. Le misure riguardano una serie di cittadini russi, compresi funzionari governativi, rappresentanti del governo guidato dall’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich e importanti uomini di affari russi, oltre che diverse tra le aziende più importanti di Mosca.
Interpellato dall’agenzia di stampa Tass, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto che la Russia accoglie «con rammarico la notizia» del rinnovo delle sanzioni. «Ovviamente si tratta di un avvertimento di Washington rivolto agli europei», ha detto invece Konstatin Kosachev, presidente della Commissione Affari Internazionale del Consiglio della Federazione, la Camera alta del Parlamento russo. «Per noi non è una notizia sensazionale. Anzi, così hanno ammesso chiaramente che il progretto di Maidan è stato parte degli interessi di Washington e della sua politica estera».
Che Obama voglia lanciare un “monito” agli alleati europei non è un teoria così assurda. Secondo quanto scrive il WSJ, infatti, a Bruxelles ci sarebbero gravi disaccordi tra i paesi dell’Unione circa l’opportunità o meno di rinnovare le sanzioni economiche contro la Russia. «Visto che la violenza in est Ucraina è diminuita, e che il governo di Kiev si trova ad affrontare numerosi problemi interni – si legge – un certo numero di paesi dell’Ue hanno detto che vorrebbe rivedere la decisione sulle sanzioni». Fonti diplomatiche affermano che i rappresentati degli Stati membri Ue discuteranno la questione nel mese di luglio, ma che si è ancora lontani da un accordo sostanziale.
Intanto, in questo quadro di forte divisione, Vladimir Putin continua a dormire sonni tranquilli. L’ultimo sondaggio dell’istituto demoscopico VTsIOM rivela che se si votasse domenica il 74% dei russi lo voterebbe per un altro mandato presidenziale. Una percentuale in netto aumento rispetto agli anni scorsi. Nel 2013 questa percentuale si attestava al 51%, mentre nel 2012 a uno “striminzito” 40%. Il trend in forte crescita è stato registrato in tutti i principali gruppi socio-demografici. Rispetto alle ultime rilevazioni si sottolinea un aumento dei maschi (dal 46% al 71%), dei giovani (dal 53% al 78%) e dei residenti in città di media dimensioni (dal 42% all’81%). Insomma, ai russi per ora Putin continua a piacere.

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