Syriza è l'unica forza in Grecia a poter combattere il codice politico di Omertà nella zona euro. A. E. Pritchard
Il suo leader Tsipras farebbe cadere il bluff dei leader della zona euro.
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Gli eventi recenti hanno spezzato ogni illusione che il popolo greco si sottometterà ad un decennio di trattamento coloniale e serviutù da debito.
Lo sfidante Alexis Tsipras, con questa situazione, sarà eletto primo ministro in caso di elezioni anticipate a gennaio e il suo partito Syriza ha promesso pubblicamente di cacciare la Troika e rinnegare i Memorandum d'intesa, un testo definito da Ambrose Evans Pritchard “vandalismo economico”, dato che ha spinto Atene in sette anni di depressione con il crollo del Pil del 25,9%, un record assoluto anche per gli anni '30.
Tsipras e il suo programma implicherebbe che in caso di elezione la Grecia sarebbe costretta ad uscire dall'euro in poco tempo, a meno che le istituzioni europee non rivedano completamente le loro scelte di politica economica. Il deputato di Syriza Panagiotis Lafazanis ha avvisato ad ottobre che il movimento deve essere pronto ad attuare il suo “programma progressivo di uscita dalla zona euro” se necessario. La sua corrente, Aristeri Platforma, detiene il 30% dei voti della Commissione centrale del partito. Questo Tsipras lo sa e, prosegue il Columnist del Telegraph, sta scommettendo con i leader europei – vale a dire Angela Merkel e Wolfgang Schauble – su questo. I suoi calcoli sono che quest'ultimi non vorranno far saltare l'unione monetaria quando sarà da prendere le decisioni finali. Troppo capitale politico è stato investito e i prestiti Ue-Fmi hanno già raggiunto i 245 miliardi di euro, il maggiore nella storia. La Grecia deve ripagare 6,7 miliardi di euro alla BCE a luglio e agosto.
In caso di elezione, Tsipras riceverà una telefonata dalla Bce entro poche settimane prima di insediarsi e Francoforte gli ricorderebbe che la Grecia deve 40 miliardi di euro al sistema bancario. Questa sarebbe una minaccia velata, come è avvenuto in Irlanda e come è stato fatto a Cipro. La sua risposta sarebbe: "fate il vostro peggio”, Tsipras desidera tenere la Grecia nell'euro ma non a qualunque costo. “Non molleremo al primo ostacolo”, ha dichiarato uno dei suoi consiglieri più stretti. “Un governo appena eletto non potrebbe permettersi di essere intimidato da minacce di Armageddon. La Bce ha acquisito questi bond per alleviare la crisi della zona euro, non per aiutare la Grecia”. Atene ha visto la sua borsa crollare il 13% martedì, il maggior crollo dal 1987; i rendimenti dei bond a 3 anni sono esplosi di 300 punti base a 9,52% in due giorni. Sono ora 90 punti maggiori di quelli a 10 anni, un'inversione drammatica della curva dei rendimenti che rievoca scenari della prima crisi della zona euro. I rendimenti italiani e portoghesi ne hanno risentito, a testimonianza del possibile effetto contagio.
"La Grecia ha di fronte una crisi umanitaria e spenderemo 1,3 miliardi di euro per combattere la povertà con un programma di buoni pasto sul modello americano e ridaremo l'elettricità alle case dove è stata tagliata”, ha dichiarato Yanis Varoufakis l'Università di Atene, una delle figure chiave a livello economico in un eventuale governo Syriza. “Ci dovrebbe essere un allegerimento del debito perchè semplicemente non è ripagabile. Chiederemo alla Germania di rinegoziare”, ha dichiarato. Ma molto del debito restante appartiene a corpi europei. La proposta è basata sui "Bisque bonds" ideata da John Maynard Keynes negli anni '30 e ripresa anche da Joseph Stiglitz e Daniel Heymann nel loro libro "Life After Debt": i bond sarebbero emessi una seconda volta con pagamenti collegati al tasso di crescita del Pil. La Grecia ha già emesso tali bond nella ristrutturazione del 2012 e Tsipras vuole che sia ora allargato a tutto il debito. Se i leader della zona euro ritengono che la Grecia possa uscire dalla crisi del debito con tassi del 3,5% o del 4, non dovrebbero aver paura di concordare questi termini.
Questo è il piano di Tsipras, prosegue Ambrose Evans-Pritchard, ma è una partita di poker molto rischiosa. Sappiamo grazie a libri come "Morire di Austerità" dell'ex membro del board della Bce Lorenzo Bini-Smaghi che Angela Merkel aveva pensato di espellere la Grecia nel 2012 e che ci ha ripensato solo dopo che Italia e Spagna stavano per fare la stessa fine.
Se Samaras non ottiene una maggioranza del 60% in Parlamento per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica si andrà ad elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi Syriza è al 31% mentre Nuova Democrazia di Samaras si ferma al 25,7%. Anche con il premio di maggioranza per il vincitore di 50 deputati Syriza dovrebbe avere un alleato – ad esempio il partito filo-Ue Potami – ma la sua ascesa nel paese è chiara.
Con gli investimenti crollati del 63.5% e il debito pubblico crollato al 177%, con la disoccupazione al 25.9% e il 50% per i giovani, ma solo per l'esodo di massa all'estero (la forza lavoro nel paese è oggi solo di 3,5 milioni di persone), con questo dramma umanitario l'economa si è stabilizzata: è cresciuta dello 0,7% nel terzo trimestre ma non deve essere confusa con una ripresa: le esportazioni sono state minori nel 2013 che nel 2007. L'attuale bilancia commerciale si è ridotta peché le importazioni sono collassate.
E' stata la brutale austerità imposta con la forza dai creditori esteri nei loro interessi a produrre tutto questo. L'opinione del Columnist del Telegraph è che la Grecia avrebbe potuto iniziare a riprendersi se avesse lasciato l'euro all'inizio della crisi, utilizzando il FMI per un classico piano di salvataggio. Ma l'alleggerimento del debito è stato bloccata: la troika ha imposto ancora più debito in un paese già in bancarotta, permettendo alle banche estere e ai fondi d'investimento di riprendere i loro investimenti a spese dei contribuenti greci attraverso il meccanismo di “salvataggio”. Non c'è stato alcun salvataggio nella realtà e il carico è rimasto interamente sulle spalle dello stato greco, anche se la stampa del nord Europa si ostina a scrivere il contrario.
Il Fmi ha più volte ammesso i suoi errori. Le regole normali sono state violate, sotto pressione dell'Ue, perché l'obiettivo era mantenere l'euro e l'idea era che l'alleggerimento del debito avrebbe creato reazioni a catene nel sud dell'Europa. L'ipotesi, come ha dichiarato il membro brasiliano del FMI, in una dichiarazione trapelata del maggio del 2010, era sul tavolo.
Il pericolo di contagio era giustificata, come ha dimostrato il dramma economico seguente. La morte economica della Grecia è stata giustificata per permemttere all'alleanza di comprare tempo e adeguarsi nella mancanza di strumenti monetari, come i Spartani alle Termopili. E' stata soggetta ad un esperimento economico che non poteva funzionare come dimostrano tutte le teorie economiche. Dato quello che è accaduto, i leader europei hanno un dovere enorme rispetto al popolo greco. Ma l'hanno tradito: le politiche contrattive hanno fallito sotto tutti i punti di visti e la regione non ha mai iniziato la ripresa dopo la crisi iniziata con il fallimento Lehman e sta ora scivolando nella deflazione. La produzione è ancora sotto i livelli del 2008 e ha fatto peggio che nel periodo compreso tra il 1929 e il 1935.
Il centro sinistra si è provato incapace di articolare ogni critica articolata al codice politico di Omertà vigente nella zona euro. Una volta i partiti socialisti europei erano grandi agglomerati riformisti e difensori delle istanze dei lavoratori, oggi sono forze reazionarie, apologeti del mantenimento della disoccupazione di massa. E non possono certo oggi canalizzare la rabbia crescente delle popolazioni. I leader europei potrebbero presto doversi scontrare nell'ultimo match con gli occhi di ghiaccio di Tsipras.

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