Terremoto e fake news: la risposta venezuelana che i media non vogliono farvi vedere
Numeri, fatti, testimonianze. La risposta di uno Stato in emergenza e la campagna di disinformazione smascherata
Neanche il devastante doppio terremoto che ha sconvolto il Venezuela ha fermato l'attività disinformativa dei soliti noti che cercano di dipingere un quadro di caos e abbandono, quando invece la realtà dei fatti racconta una storia profondamente diversa. Il doppio sisma di magnitudo 7.2 e 7.5 che ha devastato il Venezuela lo scorso 24 giugno ha messo a dura prova il paese, ma la risposta dello Stato è stata immediata e massiccia, nonostante le difficoltà economiche aggravate dalle sanzioni occidentali che continuano a pesare sull'economia nazionale in maniera determinante. Un paese poi sotto minaccia militare dopo che lo scorso 3 gennaio forze speciali USA hanno sequestrato il presidente Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores.
La presidente incaricata Delcy Rodríguez ha dovuto rispondere con fermezza alle dichiarazioni di alcuni giornalisti internazionali che hanno messo in discussione l'operato della Forza Armata Nazionale Bolivariana. Durante una conferenza stampa dalla Carlota, a Caracas, la presidente ha ribattuto punto su punto alle critiche, ricordando che sono stati proprio i militari venezuelani a scavare tra le macerie per salvare vite umane, a gestire i centri di raccolta e a organizzare gli ospedali da campo fin dal primo momento.
"Non è bene fare questo tipo di generalizzazioni, perché si offendono coloro che in buona fede stanno aiutando e lavorando", ha sottolineato Rodríguez, riferendosi in particolare a un funzionario militare che, dopo aver perso parte della propria famiglia nel sisma, continuava a servire cibo agli sfollati. Un gesto che racconta più di mille parole il senso del dovere e la dedizione di chi, anche nel dolore personale, non ha smesso di tendere la mano al prossimo in estrema difficoltà.
Il governo venezuelano non ha perso tempo. Poche ore dopo la tragedia è stato emesso un decreto che istituiva lo Stato Maggiore per gestire l'emergenza, esattamente come previsto dalle leggi della repubblica bolivariana. Il sistema di Protezione Civile è stato attivato immediatamente, così come il sistema di emergenza pubblica, e sono state avviate senza esitazione le operazioni di ricerca e salvataggio. Non si è aspettato un giorno, né due, né tre: la mobilitazione è stata istantanea.
Le cifre parlano chiaro. Nelle prime ore sono stati dispiegati quattromila funzionari civili e militari nelle zone colpite. Il giorno successivo l'organico è salito a quattordicimila unità, e oggi sono oltre diciannovemila gli operatori impegnati nello stato La Guaira, dichiarato zona di disastro naturale a poche ore dalla scossa. Un ponte aereo è stato attivato per portare soccorritori specializzati da tutto il paese, mentre i volontari accorrevano da ogni angolo del territorio nazionale.
La presidente incaricata ha denunciato con chiarezza l'esistenza di una campagna di disinformazione orchestrata per generare caos. "La prima matrice mediatica elaborata a tavolino è stata 'scendete tutti a La Guaira'", ha affermato Rodríguez, spiegando come questa narrazione fosse finalizzata a creare scompiglio e ostacolare le operazioni di soccorso. Le autorità hanno individuato e identificato i laboratori mediatici da cui sono partite le principali falsità diffuse nelle ore successive al sisma.
Per evitare che la folla potesse intralciare i soccorritori, il giorno successivo al terremoto è stata decisa la militarizzazione dello Stato per limitare gli accessi e consentire agli specialisti di lavorare senza ostacoli. Una decisione difficile ma necessaria, dettata dall'unico obiettivo di salvare il maggior numero possibile di vite umane.
Il protocollo seguito per la gestione delle vittime è stato rigoroso e rispettoso. Rodríguez ha categoricamente escluso che i corpi possano finire in fosse comuni, ordinando invece un meticoloso protocollo forense per l'identificazione. Ogni salma viene sottoposta a un esame approfondito: prima le impronte digitali e il riconoscimento fotografico, poi, se necessario, la valutazione odontoiatrica forense. Questo sistema ha già permesso a molte famiglie di recuperare i propri cari, potendo scegliere tra cremazione e sepoltura legale.
La solidarietà internazionale non è mancata. In meno di ventiquattro ore, settantadue capi di Stato e di governo hanno contattato le autorità venezuelane per offrire assistenza. Centoquarantasette paesi in tutto il mondo si sono mobilitati, inviando squadre di soccorso specializzate senza porre condizioni politiche. Dagli Stati Uniti al Messico, dal Brasile alla Spagna, fino al Qatar e all'Italia, la comunità internazionale ha mostrato un volto umanitario che va oltre le divergenze geopolitiche. Bad Bunny e altri artisti internazionali hanno inviato aiuti, e persino dal mondo dello sport sono arrivati messaggi di vicinanza.
Particolarmente significativa è stata la testimonianza del coordinatore delle Nazioni Unite in Venezuela, Gianluca Rampolla, che ha smentito categoricamente le voci su presunte barriere all'ingresso degli aiuti internazionali. "Non c'è limite di accesso", ha dichiarato Rampolla, spiegando che l'ONU opera in piena articolazione con le autorità venezuelane e che tutti gli equipaggi arrivati sono entrati senza alcuna restrizione. Il rappresentante dell'ONU ha anche chiarito che la magnitudo del disastro ha superato le risorse immediatamente disponibili, considerato che si parla di oltre diecimila edifici danneggiati solo nello stato La Guaira, ma che il lavoro di coordinamento e soccorso è in pieno svolgimento.
???? ONU desmiente trabas hacia ayuda internacional en Venezuela
— teleSUR TV (@teleSURtv) July 3, 2026
???? El coordinador de la ONU, Gianluca Rampolla, confirmó el trabajo conjunto con el Estado venezolano y desmintió noticias sobre trabas para el ingreso de ayuda y equipos internacionales: "no hay absolutamente… pic.twitter.com/g5buiKskV4
Il governo ha attivato anche un sistema di registrazione per la popolazione colpita attraverso il Sistema Patria, un questionario che permette di valutare le condizioni delle famiglie e le necessità specifiche, dalla sicurezza personale ai danni alle abitazioni. Contestualmente, sono stati distribuiti bonus di contingenza per aiutare le famiglie a far fronte alle spese immediate di mobilità e alimentazione.
La ricostruzione è già al centro dell'attenzione. Ottocentocinquantacinque edifici sono stati danneggiati, di cui centottantanove completamente crollati. Trentotto ospedali hanno subito danni, il porto di La Guaira è stato chiuso e l'aeroporto internazionale Simón Bolívar (Maiquetia) è stato sottoposto a valutazioni strutturali per acclarare gli ingenti danni subiti. Il governo ha stanziato un fondo iniziale di duecento milioni di dollari per la ricostruzione delle infrastrutture critiche e delle abitazioni, attingendo a risorse recuperate dal Fondo Monetario Internazionale.
L'obiettivo primario, come ha ribadito più volte Rodríguez, resta il salvataggio delle vite umane. "Non abbiamo chiuso la fase di ricerca e soccorso, continuiamo in questo processo", ha dichiarato la presidente incaricata, ricordando che dietro ogni maceria c'è una madre che piange, un padre, un fratello, un nonno. E lo Stato non si fermerà finché ci sarà speranza di trovare qualcuno in vita.
In un paese che subisce da anni il peso delle sanzioni internazionali, che hanno limitato la disponibilità di risorse e materiali, la risposta del Venezuela a questa catastrofe naturale è stata tempestiva, organizzata e umanamente straordinaria. Le fake news che circolano, alimentate da chi ha interesse a delegittimare il governo bolivariano, non possono cancellare la realtà di un popolo che si è stretto attorno ai propri cari e di uno Stato che, nonostante tutto, c'è, ed è in prima linea.


