Tra il dire e il fare. Rivendicazioni spicciole dal mondo del lavoro

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Tra il dire e il fare. Rivendicazioni spicciole dal mondo del lavoro

 

di Federico Giusti

Quando si chiede ai lavoratori di esporre le loro ragioni avanzando un corpo di rivendicazioni iniziano i dolori, da anni la classe lavoratrice e i sindacati non sono in grado di sintetizzare in pochi punti richieste finalizzate ad ottenere un sostanziale miglioramento contrattuale e salariale.

Ad esempio, guardando i contratti nella PA, capita che qualche sindacato di base chieda la quattordicesima mensilità o spari aumenti in busta paga di 500 euro netti che già sappiamo sconfitti in partenza. Per essere realistici non serve acquisire atteggiamenti servili ma aprire una riflessione collettiva sulle cause della perdita del potere di acquisto provando a invertire la caduta verso il basso dei salari. E chiedere aumenti non significa mettere in difficoltà le imprese, questa sorta di sudditanza ai profitti aziendali porta il sindacato stesso a esigere l'intervento pubblico dello Stato il quale va poi a sostituirsi alle imprese rinunciando ad incassare delle tasse che poi utilizzerebbe per ampliare il welfare.

Un sindacato credibile e conflittuale dovrebbe rivedere le politiche costruite sugli sgravi fiscali e sulla detassazione del premio di risultato ma una scelta del genere, tanto coraggiosa quanto dirompente rispetto alle scelte del passato, significherebbe per la Cgil rompere definitivamente ogni alleanza con  Cisl e Uil.

Una proposta credibile, limitata al Pubblico Impiego, a nostro avviso dovrebbe partire dalla profonda revisione delle norme che fino ad oggi hanno regolato la contrattazione. Per fare un solo esempio, dovremmo  aumentare sensibilmente l'importo della indennità di vacanza contrattuale senza decurtare questi anticipi dai futuri aumenti, se lo Stato pagasse cifre rilevanti in caso di mancato rinnovo dei CCNL, i ritardi cronici sarebbero senza dubbio superati. La indennità di vacanza contrattuale alla fine conviene alla parte datoriale proprio per la irrisorietà della cifra stanziata che poi è tra le cause dei continui ritardi nei rinnovi del contratto nazionale.

Il problema di fondo, noto ed irrisolto, è dato dalla austerità salariale, dalla erosione del potere di acquisto che rappresentano un elemento distintivo del nostro paese da quasi 40 anni, anche quando le buste paga degli altri paesi Ue aumentavano visibilmente. Parlare allora di  rafforzamento ed estensione della quattordicesima potrebbe essere una rivendicazione equa se esistesse la volontà politica di mettere mano agli assetti stessi della contrattazione. E un'ulteriore rivendicazione elementare ma indispensabile dovrebbe riguardare le pensioni e la loro piena rivalutazione.

Scelte del genere  avrebbero almeno due conseguenze positive ossia evidenziare le contraddizioni di quel modello contrattuale che ha affidato alla contrattazione decentrata e al fondo delle produttività l'ingrato compito di salvaguardare il potere di acquisto dei salari nella Pubblica amministrazione tenendo in piedi anche le RSU il cui potere contrattuale è scemato nel tempo a vantaggio di istituti  come la informazione e il confronto che sanciscono già in partenza la sconfitta del sindacato.

Le pensioni hanno perso il tradizionale aggancio con il costo della vita reale come del resto i salari che continuano la lenta discesa verso gli inferi della miseria.

Altre proposte sono il blocco dell’aumento automatico dell’età pensionabile indistintamente per la intera forza lavoro ampliando al contempo la platea dei lavori usuranti.

La manovra di Bilancio vola decisamente basso, eppure molte figure professionali dovrebbero beneficiare della opportunità di anticipare l'uscita dal mondo del lavoro solo per l'aumento degli incidenti e delle morti durante lo svolgimento delle mansioni, fenomeni che riguardano in misura crescente la forza lavoro decisamente avanti negli anni che 20 anni fa sarebbe stata già in pensione. Al contrario di ogni aspettativa, perfino le regole che avrebbero permesso maggior flessibilità in uscita sono sembrate un lusso intollerabile come la stessa  pensione di garanzia per precari e discontinui

Anche i servizi del welfare subiscono una contrazione che dura da tanti anni nel senso che i nuovi bisogni non sono mai stati presi in esame soprattutto quelli rivolti alle fasce giovanili della popolazione, al potenziamento del sistema sanitario nazionale e dell'istruzione pubblica.

Se poi guardiamo agli effettivi benefici derivanti dalla riduzione delle tasse sul lavoro i vantaggi giornalieri sono paragonabili a quelli di un caffè, questi i risultati della Legge di Bilancio in discussione nel Parlamento.

Mancano poi delle autentiche politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, per innovare il nostro sistema produttivo, per lanciare al contempo una grande campagna di formazione nei luoghi di lavoro.


Precarietà e lavoro povero sono una minaccia per le giovani generazioni decisamente sottovalutate dal Governo

Dove andare allora a prendere i soldi? Dove maggiori sono profitti, extra profitti, grandi ricchezze, evasione fiscale, non dovrebbe certo rappresentare un ostacolo insormontabile la richiesta di un  contributo di solidarietà all’1% della popolazione più ricca. E al contempo non possiamo restare inerti davanti alla insana rincorsa al riarmo che indebiterà la Ue e i singoli paesi comunitari nei prossimi anni, parliamo infatti  di quasi 1.000 miliardi di euro per l’Italia, tanti ne servono per raggiungere il 5% del PIL entro il 2035 come richiesto dalla Nato e dagli Usa

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