Trappola a Hormuz e nel Mar Rosso: l'Arabia Saudita taglia l'export di greggio
I dati sul trasporto marittimo raccolti da Bloomberg, Kpler e Vortexa evidenziano come le esportazioni di petrolio saudita siano crollate ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni. La causa principale è il conflitto tra Stati Uniti e Iran, che sta paralizzando i collegamenti marittimi sauditi attraverso il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz.
Ad agosto, le spedizioni di greggio saudita si sono attestate in media a circa 3 milioni di barili al giorno (bpd), segnando il volume mensile più basso dall'inizio delle rilevazioni nel 2017. Cifre confermate il 2 settembre da operatori di settore e da fonti vicine alle operazioni saudite citate da Bloomberg. I continui attacchi alle petroliere hanno destato forte preoccupazione tra gli acquirenti, alcuni dei quali si rifiutano ormai di caricare il greggio nei terminal sauditi del Mar Rosso.
Di conseguenza, Riyadh sta valutando di deviare le rotte circumnavigando l'Africa. Questa soluzione aggiungerebbe migliaia di chilometri ai tragitti, aggravando la pressione su catene di approvvigionamento già messe a dura prova da sei mesi di guerra. Solo questa settimana, nello Stretto di Hormuz, due petroliere cariche di greggio saudita sono state colpite durante una recrudescenza degli scontri tra USA e Iran, causando la morte di due marinai.
Il calo più drastico si è registrato nel porto di Yanbu, sul Mar Rosso: dopo il picco di quasi 4,3 milioni di bpd a giugno, le spedizioni sono scese a 3,7 milioni a luglio, fino ad attestarsi a circa 2,25 milioni ad agosto. Il calo di luglio è seguito alla proclamazione di un blocco navale contro le navi saudite nel Mar Rosso da parte delle forze armate yemenite — una rotta a cui Riyadh si era affidata proprio per evitare lo Stretto di Hormuz.
Il blocco yemenita, attuato come ritorsione ("blocco per blocco") dopo oltre un decennio di conflitto e assedio saudita in Yemen, ha costretto le petroliere in partenza da Yanbu a disattivare i transponder per evitare di essere individuate. Il blackout dei dati di tracciamento ha reso impossibile verificare con precisione i volumi reali esportati, portando le società di monitoraggio a stime fortemente divergenti sui medesimi carichi. Un’incertezza che impatta direttamente enti come l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), l'OPEC e gli operatori finanziari, che su questi dati basano le proprie stime e le previsioni di mercato.


