Tre fondi e sei multinazionali: Sanders svela chi controlla la politica e l'informazione
di Michele Blanco*
Partendo dall'analisi della società statunitense e dei suoi rapporti di forza, Bernie Sanders spiega con estrema chiarezza chi detiene il vero potere nel mondo contemporaneo. Il quadro che emerge è quello di un sistema in cui una ristrettissima cerchia di individui multimiliardari condiziona la vita economica, politica e mediatica di un'intera nazione. In questo contesto, la capacità della stragrande maggioranza della popolazione di determinare il proprio futuro o di influenzare l'indirizzo politico del Paese attraverso il voto democratico è ridotta a una mera facciata.
Oggi gli Stati Uniti d'America registrano le più profonde disuguaglianze di reddito e ricchezza della loro storia moderna. Mentre i ricchi accumulano patrimoni senza precedenti, la classe media fatica ad arrivare alla fine del mese, a pagare l'affitto e a sostenere i costi esorbitanti di una sanità privatizzata. Chi si trova in fondo alla scala sociale vive in una condizione di totale sussistenza, subalternità e disperazione. I numeri sono impietosi: un solo uomo, Elon Musk, con un patrimonio di 400 miliardi di dollari, possiede più ricchezza del 52% delle famiglie americane più povere. L’1% più facoltoso della popolazione detiene più ricchezza del restante 93%, e gli amministratori delegati delle grandi aziende guadagnano in media 350 vezes più dei loro dipendenti.
Il monopolio dei mercati: dalle multinazionali a Wall Street
A trasformare questo sistema in un'oligarchia non sono solo le disparità di reddito, ma una concentrazione della proprietà industriale mai vista prima. Poche mega-aziende controllano interi settori strategici, dettando le regole dell'economia e della politica. Scrive Sanders:
"Volete sapere perché nei negozi di alimentari di questo paese i prezzi della carne di manzo, di maiale e di pollo sono così alti? Be’, forse dipende dal fatto che appena quattro aziende americane controllano l’80% della lavorazione della carne bovina, il 70% di quella suina e quasi il 60% del pollame".
Questo monopolio non si limita all'agroalimentare. Coinvolge i trasporti, i servizi finanziari, l'energia, la sanità e i colossi tecnologici. Negli Stati Uniti, un pugno di multinazionali decide cosa viene prodotto, come vengono trattati i lavoratori e quali prezzi applicare ai consumatori. Ma chi possiede, a sua volta, queste multinazionali? La risposta porta a tre colossi di Wall Street: Vanguard, BlackRock e State Street. Questi tre fondi d'investimento esercitano un'influenza assoluta su centinaia di aziende leader e, di conseguenza, sull'intera economia nazionale. Controllano la General Motors e, contemporaneamente, controllano anche la Ford, che della prima dovrebbe essere la principale concorrente.
Il bavaglio dei mass media
Anche il sistema dei mass media, che avrebbe il compito di informare i cittadini in modo obiettivo, è caduto nelle mani di pochissimi ultra-miliardari e di giganteschi conglomerati internazionali. Ecco perché le grandi questioni che toccano da vicino la classe lavoratrice e le analisi strutturali sui rapporti di potere non trovano spazio nel dibattito pubblico. Non esistono programmi televisivi di prima serata che si chiedano perché gli Stati Uniti non garantiscano l'assistenza sanitaria universale o i congedi parentali retribuiti; né si sente mai parlare del divario sistemico tra ricchi e poveri.
Negli USA, appena sei multinazionali dell'informazione controllano il 90% di ciò che i cittadini vedono, ascoltano e leggono, spaziando dai media tradizionali (giornali, radio, TV, cinema) fino a internet e ai social network. I proprietari di questi imperi sono i singoli uomini più ricchi del pianeta:
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Elon Musk possiede la piattaforma X (ex Twitter);
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Jeff Bezos controlla il Washington Post, Amazon Prime e Twitch;
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Mark Zuckerberg è a capo di Meta (Instagram, Facebook, WhatsApp);
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Larry Ellison ha recentemente acquisito la Paramount (che include la rete CBS);
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Rupert Murdoch possiede l'impero di Fox, il Wall Street Journal, il New York Post e la casa editrice HarperCollins.
I miliardari, di fatto, possiedono e controllano quasi ogni singola fonte di informazione mainstream negli Stati Uniti.
La corruzione della democrazia e i fondi politici
Oltre a generare disuguaglianze e concentrazione monopolistica, l'oligarchia ha profondamente corrotto il sistema politico, ormai dominato dai miliardari e dai loro potentissimi comitati di azione politica (PAC). Le campagne elettorali non sono più un confronto tra idee e candidati, ma una sfida miliardaria a colpi di spot pubblicitari.
Un esempio lampante è avvenuto nel luglio del 2025, quando i repubblicani al Congresso hanno approvato il Big Beautiful Bill di Trump, una delle riforme fiscali più sbilanciate della storia recente: la legge ha garantito sgravi fiscali per ben 1.000 miliardi di dollari all'1% più ricco della popolazione, finanziandoli attraverso tagli drastici al programma di assistenza sanitaria per i meno abbienti (Medicaid), ai sussidi alimentari e all'istruzione pubblica.
Politica estera e il caso degli aiuti a Israele
Questa dinamica di sottomissione del potere politico al denaro privato si riflette anche sulla politica estera, come dimostra la posizione del Congresso sul conflitto in Medio Oriente. In seguito al terribile attacco terroristico di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023 – costato la vita a 1.200 innocenti e culminato nel sequestro di oltre 250 ostaggi – Sanders riconosce il pieno diritto di Israele a difendersi. Tuttavia, il senatore denuncia come l'esercito israeliano abbia scatenato una guerra totale e indiscriminata contro il popolo palestinese a Gaza, violando apertamente il diritto internazionale.
Nel 2025, questo conflitto ha già causato circa 60.000 morti e oltre 146.000 feriti su una popolazione di appena 2,2 milioni di abitanti, colpendo in massima parte donne, bambini e anziani. I dati ONU parlano di almeno 18.500 bambini uccisi (di cui 12.000 sotto i dodici anni) e 25.000 feriti, con oltre 3.000 minori che hanno subito l'amputazione di uno o più arti. Nonostante i rapporti internazionali denuncino una carestia indotta dal blocco degli aiuti e bombardamenti sulle infrastrutture civili (scuole, ospedali e impianti idrici), i democratici e i repubblicani al Congresso continuano a votare lo stanziamento di miliardi di dollari in aiuti militari a Israele.
Perché lo fanno, pur conoscendo perfettamente la gravità della situazione? La risposta risiede nel timore della ritorsione politica ed economica dell'AIPAC (American Israel Public Affairs Committee). Nel 2024, questo potente comitato ha speso ben 100 milioni di dollari per finanziare campagne elettorali volte a sconfiggere quei membri del Congresso – come Cori Bush nel Missouri e Jamaal Bowman a New York – che avevano osato opporsi all'invio di armi al governo di Netanyahu. La politica estera di Washington viene così definita dai grandi finanziatori e dai loro gruppi di pressione.
Un controllo globale: dall'amministrazione locale alla cultura
Questa forma di corruzione non risparmia nemmeno la politica locale o la cultura. Quando Zohran Mamdani ha sconfitto l'esponente dell'establishment ed ex governatore Andrew Cuomo alle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York, l'élite finanziaria è entrata in fibrillazione. Wall Street e i grandi speculatori immobiliari, non tollerando l'ascesa di un candidato vicino alla classe operaia, hanno annunciato apertamente sulle prime pagine dei giornali che avrebbero investito centinaia di milioni di dollari pur di decretarne la sconfitta alle elezioni successive.
L'influenza dell'oligarchia plasma infine anche la cultura di massa. La logica del profitto aziendale decide quali film finanziare, quale musica distribuire e cosa i giovani debbano considerare di tendenza. Da anni il potere degli oligarchi cresce senza sosta, costringendo i presidi democratici a una continua ritirata. È in questo scenario di sottomissione della politica al denaro che Donald Trump, sostenuto da ingenti capitali miliardari, ha riconquistato la presidenza, trascinando il mondo intero in una fase storica estremamente instabile e pericolosa.
*Recensione del libro di Bernie Sanders, Contro l’oligarchia, Chiarelettere 2026. pubblicata su “La Fonte, periodico dei terremotati o di resistenza umana”, luglio-agosto 2026, ANNO 23, n.7, p. 20.


