Tribunale tedesco emette mandato di arresto contro il sospettato dell'esplosione del Nord Stream
La Corte Federale di Giustizia tedesca ha emesso un mandato di arresto formale nei confronti di un cittadino ucraino, sospettato di aver orchestrato le esplosioni che nel settembre 2022 danneggiarono i gasdotti Nord Stream. L’uomo, l’ex ufficiale militare ucraino Sergey Kuznetsov, di 49 anni, è stato recentemente estradato dall'Italia e sarebbe a capo del commando responsabile dell’attacco.
Secondo le autorità investigative tedesche, il gruppo di sabotatori avrebbe noleggiato uno yacht e posizionato degli esplosivi sui gasdotti attraverso l’utilizzo di attrezzature subacquee commerciali. L’operazione ha causato il danneggiamento di tre dei quattro tubi che trasportavano gas naturale dalla Russia alla Germania.
Una dichiarazione ufficiale dell’Ufficio del Procuratore Generale Federale, diffusa venerdì, conferma l’esecuzione del mandato di arresto per il cittadino ucraino Serhii K., già detenuto in Italia dallo scorso agosto ed estradato in Germania giovedì.
Le reazioni internazionali al caso riflettono profonde divisioni. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito “ridicola” la ricostruzione tedesca, avanzando l’ipotesi di un coinvolgimento dei paesi NATO, data la complessità tecnica dell’operazione.
Un altro sospettato nel caso, identificato come Vladimir Z., era stato arrestato in Polonia alla fine di settembre su mandato d'arresto europeo. Tuttavia, il tribunale distrettuale di Varsavia ha successivamente respinto la richiesta di estradizione della Germania, ordinandone il rilascio immediato. Il giudice Dariusz Lubowski, nella motivazione della decisione, ha affermato che la Germania non avrebbe giurisdizione in quanto le esplosioni sono avvenute in acque internazionali.
Nella sua audace argomentazione, il magistrato polacco ha descritto le esplosioni come “giustificate, razionali e giuste”. “Far saltare in aria infrastrutture critiche durante una guerra – una guerra giusta e difensiva – non è sabotaggio, ma denota un'azione militare”, ha concluso.
Posizioni che trovano eco in dichiarazioni di alto livello. Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha giustificato il sabotaggio in un post sulla piattaforma X, scrivendo: “Il problema del North Stream 2 non è che sia stato fatto saltare in aria. Il problema è che è stato costruito”.
A tali affermazioni, il portavoce del Cremlino Peskov ha replicato affermando che le parole di Tusk rivelano la volontà della Polonia di “tollerare il terrorismo purché danneggi la Russia”.

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