Trump minaccia di "prendere il controllo" di Cuba. Díaz-Canel: “Atti da regime fascista e genocida”

L'ultima escalation verbale arriva mentre cresce il cerchio stretto delle sanzioni. Per il governo cubano si tratta di "povertà morale e disprezzo" verso la comunità internazionale.

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scelto un momento di particolare escalation contro l’Iran per aprire un secondo fronte, per adesso a livello verbale, stavolta nel cuore dei Caraibi. E lo ha fatto con il suo stile più neocolonialista, senza mezzi termini: gli Usa “prenderanno il controllo di Cuba quasi immediatamente”.

A dare peso alla minaccia, secondo quanto dichiarato dallo stesso Trump, sarebbe l’invio della portaerei USS Abraham Lincoln, una delle navi da guerra più imponenti mai costruite. "Di ritorno dall’Iran faremo in modo che arrivi laggiù, a un centinaio di iarde dalla costa. E quelli diranno: 'Grazie mille, ci arrendiamo'". Parole che puntano dritte al cuore della sovranità cubana, già messa alla prova da oltre sessant’anni di blocco economico. Una sovranità colpita ma mai scalfita.

La nuova offensiva verbale di Trump non è isolata. Nelle stesse ore, la Casa Bianca ha annunciato un pacchetto di sanzioni mirate contro banche straniere che collaborano con il governo cubano, nuove restrizioni migratorie e il blocco per chi opera nei settori energia, mining, difesa e sicurezza dell’isola. L’amministrazione americana giustifica il giro di vite con l’accusa a La Habana di essersi alleata a “attori ostili” e di aver permesso a Russia e Cina di dispiegare capacità militari e d’intelligence sul proprio territorio. A fine gennaio, Trump aveva già firmato un ordine esecutivo che definiva Cuba una “minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza nazionale.

La replica del presidente cubano, Miguel Diaz-Canel, non si è fatta attendere. In un messaggio affidato ai social network, il leader cubano ha definito le nuove misure "un rafforzamento del brutale blocco genocida" e una prova della "povertà morale" di Trump e del suo "disprezzo" per il popolo statunitense e la comunità internazionale. "Nessuna persona onesta può accettare la scusa che Cuba sia una minaccia per gli Stati Uniti". E ha aggiunto che il blocco provoca tanto danno solo per l’arroganza della maggior potenza militare del pianeta.

In un passaggio successivo, il presidente cubano ha utilizzato parole ancora più dure, parlando di "natura fascista, criminale e genocida di una camarilla che ha sequestrato gli interessi del popolo statunitense a fini puramente personali". L’hashtag scelto per chiudere il suo intervento è stato #LaPatriaSeDefiende, la patria si difende.

Le minacce di Trumpsi fanno sempre più forti ma Cuba non ha alcuna intenzione di fare nessun passo indietro.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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