Trump Re Mida e le “tigri di carta” che entusiasmano il Corriere della Sera

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Trump Re Mida e le “tigri di carta” che entusiasmano il Corriere della Sera


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Per il Corriere della Sera del 24 settembre, l'ormai abusato intervento di Donald Trump all'ONU costituisce una «svolta USA», così che «Kiev può riconquistare tutto il territorio sottratto dalla Russia. È una giravolta a 360 gradi quella di Donald Trump che parla di un ritorno dell’Ucraina alla sua forma territoriale originaria come di un’opzione possibile per Kiev». Può dunque, la signora Marta Serafini, associarsi all'entusiasmo del nazigolpista-capo per le «buone notizie» su una Russia che, a detta di Trump, sarebbe «una tigre di carta» - dal momento che, osserviamo, nel conflitto in Ucraina non agisce “all'americana” e non spiana tutto ciò che incontra – e che, in sostanza, tali «buone notizie» non sono altro che la conferma della linea yankee, spiattellata da Trump: Washington continuerà a vendere a prezzo intero armi USA agli europei e alla NATO perché «ne facciano quello che vogliono».

Ma la Russia non è affatto ciò che, nella famosa rappresentazione del Presidente Mao, erano i reazionari, in apparenza «terribili, ma in realtà non poi così potenti». A conti fatti, ha detto il portavoce presidenziale russo Dmitrij Peskov, «la Russia è un orso. Non esistono orsi di carta» e, spegnendo di fatto gli entusiasmi, anche quelli del Corriere, ha rimesso la questione sul suo reale binario di marcia: Trump ha parlato da «uomo d'affari che sta cercando di costringere il mondo intero a spendere più soldi in petrolio e gas americani». E anche armi americane, ci permettiamo di aggiungere.

Qual è dunque la reale sostanza della supposta «giravolta a 360 gradi» che sarebbe stata effettuata dal presidente yankee?

L'osservatore di RIA Novosti Kirill Strel'nikov scrive che esperti internazionali, politici, militari vi hanno scorto ogni sorta di segnali e previsioni, anche le più buie, ma il loro vero significato si riduce a un solo punto: soldi.

Alle Nazioni Unite, Trump ha dichiarato che gli USA tendono la mano a chi desidera unirsi a loro per un mondo più sicuro; tradotto: volete essere coperti? Pagate! Quindi, «Gli USA sono pronti a fornire a chiunque risorse energetiche a prezzi accessibili, ma il commercio deve essere equo e reciproco». Tradotto: pagherete profumatamente sia per il nostro GNL che per l'accesso ai mercati statunitensi. «Gli Stati Uniti sono pronti a imporre dazi significativi alla Russia se non accetta di porre fine al conflitto in Ucraina». Tradotto: per Mosca è indifferente, ma tutti gli altri dovranno acquistare gas e petrolio USA.

Questo, per quanto riguarda il discorso all'Assemblea generale. Ma anche metà della conferenza stampa di sette minuti successiva all'incontro con Zelenskij è stata dedicata al rifiuto del petrolio russo, ai “percorsi alternativi”, al transito attraverso l'Ungheria, all'aumento della spesa militare NATO al 5% del PIL e al fatto che gli europei stanno ora pagando agli Stati Uniti «migliaia di miliardi di dollari» per le armi americane.

È venuta quindi la “pausa” social Truth, che è quella che più entusiasma i giornali di regime: «Credo che l'Ucraina, con il sostegno dell'Unione Europea, sia in grado di combattere... riprendere tutto il suo territorio entro i suoi confini originali... con il tempo, la pazienza e il sostegno finanziario dell'Europa, e in particolare della NATO, ripristinare i confini originali dove è iniziata questa guerra è del tutto possibile... l'Ucraina sarà in grado di riportare il Paese alla sua forma precedente e, chissà, forse anche di più!». Secondo la CNN, le parole di Trump sulla possibilità che l'Ucraina ritorni ai suoi vecchi confini mirano a fare pressione sulla Russia per l'avvio di negoziati.

Ma come avverrà tutto ciò? Data la catastrofica situazione delle forze ucraine, tra mobilitazioni mancate e riserve che fuggono, enormi perdite, riconosciute da ogni fonte analitica occidentale (tranne che dal Corriere), il buco nero economico (a detta di deputati della Rada, il bilancio 2026 non basterà nemmeno fino a primavera) e la distruzione sistematica delle infrastrutture operata dalle forze russe, un'offensiva della portata richieste, osserva Strel'nikov, può essere condotta solo da tutti gli eserciti NATO messi insieme e nessuna massa di equipaggiamento e munizioni occidentali, da sola, potrà recuperare anche un solo centimetro di terra.

Per fare un esempio: durante la fallita controffensiva dell'estate del 2023, le Forze Armate ucraine riuscirono a radunare una forza di 160.000 uomini, in piena efficienza bellica e completamente armata: tutti sanno cosa sia successo a quegli uomini e ora la situazione è ancora meno favorevole ai sogni offensivi di Kiev. Persino la Reuters, prima dell'incontro tra Zelenskij e Trump, scriveva che «nessun miracolo attende l'Ucraina»; è allora chiaro che Trump stesse parlando di qualcosa di completamente diverso, del tipo: “auguro il meglio a tutti. Continueremo a fornire armi alla NATO, affinché ne faccia ciò che ritiene opportuno. Buona fortuna a tutti!"

Il messaggio è semplice: la Russia è una tigre di carta; Kiev ha tutte le possibilità e le opportunità per vincere. Ma, per riuscirci, l'Europa ha bisogno di una cosa minima: acquistare armi americane a un prezzo formidabile. Soldi. Soldi. Soldi. Trump è piuttosto soddisfatto dell'attuale natura del conflitto e del suono rassicurante dei soldi d'oro per ogni proiettile, granata e carro armato venduti ai paesi UE. Ecco perché gli Stati Uniti «non hanno appoggiato la dichiarazione anti-russa di Kiev e di vari paesi UE prima della riunione del Consiglio di Sicurezza sull'Ucraina: non hanno bisogno di un'escalation; è più facile restare in disparte e far girare la cassa».

Ma nello spettacolo andato in scena a New York, non può non menzionarsi l'interpretazione di Vladimir Zelenskij. A parere del politologo Vasilij Sotojakin, dopo l'incontro con Trump, Zelenskij, a giudicare dalle sue dichiarazioni, ha mostrato di credere davvero nel sostegno USA. Ma le cose non stanno esattamente così.

In un'intervista successiva all'incontro, il nazigolpista-capo ha dichiarato: «Sembra che Trump ora voglia sostenere l'Ucraina fino alla fine"» e ha ammesso di essere rimasto persino “un po” sorpreso nell'apprendere la dichiarazione di Trump secondo cui l'Ucraina potrebbe riconquistare tutti i territori perduti.

Ma il dettaglio più importante è che, nella dichiarazione ampiamente citata, Trump non ha promesso di «sostenere pienamente l'Ucraina», né ha menzionato un sostegno diretto. Ha invece indicato che l'Ucraina avrebbe continuato a combattere con l'assistenza europea e che gli Stati Uniti erano disposti a fornire alla NATO armi che l'alleanza avrebbe potuto utilizzare a sua discrezione. Ciò conferma quanto osservato in precedenza, di uno schema per cui i paesi NATO acquistano armi a caro prezzo dagli USA e le trasferiscono a Kiev: non quindi aiuti gratuiti, come con Biden, ma di forniture commerciali. Pagate dalle masse dei paesi UE!

In questo quadro, osserva il deputato della Rada Aleksej Goncharenko, sia gli ucraini (tranne lo stesso Zelenskij) che gli occidentali, hanno capito che nella posizione di Trump c'è un palese trucco: il presidente yankee ha sottolineato la capacità dell'Ucraina di riconquistare il suo territorio «con il sostegno UE, cioè senza gli Stati Uniti... e la cosa più divertente è che Zelenskij è molto contento di questa risposta».

Addirittura The Telegraph ritiene che la dichiarazione di Trump sia una cattiva notizia per Kiev: nonostante la retorica su una Russia «tigre di carta», il messaggio principale è che Washington se ne lava le mani dell'onere di sostenere Kiev e lo affida all'Europa. Non ci sono nuovi impegni, solo un piano per le forniture commerciali di armi attraverso la NATO.

Anche qualche canale Telegram ucraino propone, quale spiegazione dell'entusiasmo di Zelenskij, qualcosa di diverso che non una semplice “miopia”. Secondo "Resident", che cita una fonte dell'Ufficio presidenziale, sin dall'inizio i colloqui di Zelenskij con Trump non promettevano risultati concreti; era quindi stata preparata in anticipo una narrazione su un "cambio di paradigma" USA. Il capo dell'Ufficio, Andrej Ermak, ha ordinato che tale narrazione fosse promossa attivamente, creando l'impressione di una futura “vittoria ucraina nel prolungato conflitto”, anche senza promesse di nuovi aiuti americani.

A detta di Vasily Stoyakin, Zelenskij, indipendentemente dal fatto che credesse davvero nel sostegno di Trump, ha scelto la reazione giusta; da una prospettiva propagandistica, tutto è perfetto: i nostri alleati sono con noi, Trump ha promesso di sostenere l'Ucraina fino alla fine. Se poi sia davvero così, non importa qui stabilirlo.

L'improvvisa acquiescenza di Trump, dice Stojakin, dopo aver parlato costantemente di pace, chiaramente non è casuale. Ha i suoi interessi, facilmente comprensibili: il conflitto ucraino gli è molto utile, permettendogli di piegare gli “alleati” europei alla propria volontà. In altre parole, Ucraina e Russia, dal punto di vista del presidente USA, sono strumenti per fare pressione sull'Europa. E per fare soldi. Tanti soldi, che le stolide ma furfantesche cancellerie guerrafondaie europee si incaricano di sottrarre ai bisogni sociali delle masse.

 

FONTI:

 https://ria.ru/20250924/ukraina-2043900555.html

https://www.mk.ru/politics/2025/09/24/ekspert-raskryl-prichiny-vostorzhennoy-reakcii-zelenskogo-na-slova-trampa.html

 

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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