Trump sull'accordo USA-Iran: "Senza l'intesa, solo 4 settimane di autonomia petrolifera"
Il presidente degli Stati Uniti ha ammesso che le riserve petrolifere del Paese si esaurirebbero in appena quattro settimane senza un accordo con l'Iran, uno scenario che rischierebbe di scatenare il "caos".
"Le nostre riserve si esaurirebbero in circa quattro settimane", ha dichiarato Donald Trump mercoledì scorso durante il vertice del G7 in Francia, riferendosi al recente memorandum d'intesa siglato con l'Iran per porre fine alle ostilità.
In merito alla crisi globale scaturita dal conflitto che vede contrapposti gli Stati Uniti e Israele all'Iran, e alle potenziali conseguenze di una mancata riapertura dello Stretto di Hormuz, Trump ha aggiunto: "Ci sono riserve in tutto il mondo, ma si esaurirebbero molto rapidamente. Arriverebbe un momento in cui non sarebbe più possibile approvvigionarsi".
Trump Admits US Was 'Four Weeks' From Running Out of Oil Reserves, Forcing Iran Deal
— The Yoruba Times (@TheYorubaTimes) June 18, 2026
President Donald Trump has made a stunning admission, revealing that the United States was approximately four weeks away from depleting its oil reserves, which forced his hand in accepting a… pic.twitter.com/Rxrg212jV9
Il presidente statunitense ha poi ribadito che la fine delle scorte di greggio scatenerebbe il caos totale. "Questo accordo permette alle navi di navigare", ha spiegato, facendo riferimento all'intesa con Teheran. "Se continuiamo a bombardare, quelle rotte rimarranno bloccate".
Nelle scorse settimane, anche l'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE) – l'organismo che riunisce i principali Paesi consumatori di petrolio – aveva lanciato l'allarme sulla contrazione delle riserve globali. Il direttore generale dell'AIE, Fatih Birol, aveva avvertito il mese scorso che l'attualizzazione delle riserve strategiche sta contribuendo a stabilizzare l'offerta sul mercato, precisando però che le scorte "non sono illimitate". Birol aveva inoltre evidenziato che, a causa della guerra e del blocco dello Stretto di Hormuz, le scorte commerciali disponibili sarebbero bastate solo per poche settimane.
Già a maggio l'AIE aveva previsto che quest'anno la domanda di petrolio avrebbe superato l'offerta. In questo scenario, nel rapporto mensile pubblicato mercoledì scorso, l'agenzia ha tagliato le stime sulla domanda globale di greggio proprio a causa della crisi di approvvigionamento nel Golfo Persico. L'AIE prevede ora una contrazione della domanda globale di 1,1 milioni di barili al giorno nel 2026 – una drastica revisione rispetto al calo di 420.000 barili inizialmente stimato – dovuta ai prezzi alle stelle e alle gravi interruzioni delle forniture causate dal conflitto.
Inoltre, i dati certificano che le scorte di petrolio nei Paesi dell'OCSE (l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che conta 38 Stati tra Americhe, Europa e Asia-Pacifico) sono crollate ai livelli minimi dal 1990, risentendo pesantemente della guerra contro l'Iran e dei blocchi marittimi degli ultimi mesi. Parallelamente, i report diffusi questa settimana indicano che le riserve strategiche degli Stati Uniti sono scese al livello più basso dal 1983, attestandosi a circa 340 milioni di barili.
Prima del conflitto, circa un quinto del consumo mondiale di petrolio transitava per lo Stretto di Hormuz. La sua chiusura ha provocato un'impennata delle quotazioni del greggio negli ultimi mesi, con un immediato impatto sui prezzi alla pompa per i consumatori.
Sempre mercoledì, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente statunitense hanno firmato digitalmente il memorandum d'intesa, rendendo l'accordo esecutivo in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Il memorandum, mediato dal Pakistan, ha come obiettivo primario la cessazione del conflitto avviato lo scorso febbraio da Stati Uniti e Israele, al quale l'Iran aveva risposto con massicce operazioni di rappresaglia.
Come primo passo concreto, la Repubblica Islamica dell'Iran riaprirà lo Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti revocheranno immediatamente il blocco navale imposto al Paese persiano.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha sottolineato che Washington e Tel Aviv non sono riuscite a raggiungere gli obiettivi prefissati con l'offensiva, evidenziando come i media e gli analisti occidentali abbiano descritto l'accordo come una sostanziale sconfitta per gli Stati Uniti.


