Tutti hanno iniziato ad arrendersi sulla Siria. Tutti tranne Gentiloni, l'ultimo dei talebani

"Da Assad deve andare a deciderà il popolo": il fallimento totale della politica estera dell'Ue nelle dichiarazioni della Mogherini

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Tutti hanno iniziato ad arrendersi sulla Siria. Tutti tranne Gentiloni, l'ultimo dei talebani

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Dopo l’accordo sulla Libia, all’Onu la scorsa settimana si è trovato quello sulla guerra che da anni tormenta la popolazione siriana. Certo, il conflitto non finisce, ma la strada e il calendario per arrivare a una stabilizzazione del Paese, già delineata nei due vertici di Vienna, è stata formalizzata con il consenso dei vari attori protagonisti di questa intricata guerra per procura. I castelli di carte creati nella regione dalla coalizione occidentale sono finiti e i dirigenti della disastrata diplomazia occidentale si sono rimangiati quasi tutto, a parte gli ultimi indefessi talebani.

Per comprendere quello che sta accadendo in Siria a livello politico e i castelli di carta smascherati dopo l'intervento russo ,che hanno portato tra l'altro alla risoluzione Onu, possiamo prendere a riferimento le dichiarazioni di Lady Pesc Mogherini e di Paolo Gentiloni sul futuro del presidente siriano Assad. Comprendete molte cose.

Mogherini dop l'abattimento del SUV24 russo sui cieli siriani
"Per gettare le basi per una transizione in Siria, abbiamo definito un calendario e un processo che ora dobbiamo proteggere e garantire, anche dopo l’abbattimento dell’aereo da parte delle forze turche”.   Il calendario: la destituzione del presidente Assad"  

Mogherini dopo la risoluzione delle Nazioni Unite:
Sul destino di Assad restano opinioni diverse. Ma siamo tutti d'accordo che ci sarà una transizione e che spetterà ai siriani, tutti i siriani, decidere". Notate qualche sfumatura?

Gentiloni subito dopo l'incontro di Vienna di fine ottobre:
"l vertice di Vienna sul conflitto «non si sono superate le differenze», ma «si è convenuto sul punto che la via da seguire non è militare. Occorre una transizione politica che porti all’uscita di Assad, un processo che inevitabilmente andrà in quella direzione. Ma restano da decidere modalità e tempi".

Gentiloni dopo la risoluzione delle Nazioni Unite sulla Siria:
"Si trovi un modo per far uscire di scena Assad senza provocare vuoti e crolli delle istituzioni". Il servilismo del ministro degli esteri italiano va oltre il dovuto, se considerate che Kerry in visita a Mosca la scorsa settimana prima della risoluzione delle Nazioni Unite si è rimangiato gran parte di quanto detto nell'anno e mezzo di finta guerra all'isis.

Kerry ha di fatto ritrattato sul futuro del presidente siriano e la Mogherini, non a caso, ha assunto una posizione più morbida. Continuando a chiedere la destituzione del presidente e un governo di transizione guidato da Washington, la posizione del ministro degli esteri italiano Gentiloni, uno degli ultimi talebani ad arrendersi, non permetterebbe mai di arrivare ad un accordo di pace, lasciando il paese in quel caos che gli Stati Uniti hanno coltivato negli ultimi anni.

 
Per comprendere gli sviluppi potenziali dell'accordo all'Onu sulle vicende siriane, Piccole Note scrive correttamente come: 
 
Diciotto mesi per arrivare alle elezioni, prima delle quali la comunità internazionale è chiamata a decidere quale formazione jihadista potrà partecipare ai negoziati politici e quale sarà esclusa (di certo fuori restano l’Isis e al Nusra). E dovranno iniziare i colloqui tra questi e il presidente Bashar al-Assad, sul cui destino personale, punto nevralgico della questione, si è lasciato correre, di fatto consentendo che resti pro tempore al potere (un pro tempore che potrebbe essere prolungato fino alle elezioni).
 
Accordi fragili, quelli sulla Libia e sulla Siria, sia sul piano interno che internazionale. 

[....]
 
Non solo: resta ferma la contrapposizione tra l’asse Russia-Iran e quello Nato-coalizione sunnita a guida saudita, che lascia a quest’ultima la possibilità di inserire nel quadro dei rapporti internazionali variabili rischiose. Mentre resta incandescente il rapporto tra Turchia e Russia dopo l’incidente, non ancora sanato, dell’abbattimento del bombardiere russo da parte di Ankara, ma soprattutto dopo la frustrazione dei piani di Erdogan sul vicino siriano.
 
E però le forze del caos in questa settimana hanno subito uno scacco, anche se non si rassegneranno facilmente alla resa. La speranza di una riuscita di questo processo di stabilizzazione globale sta tutta nella prosecuzione di un dialogo virtuoso tra la Russia e gli Stati Uniti, che pur tra tante battute d’arresto e ambiguità (Obama deve fare i conti anche con le spinte dei neocon) ha prodotto un compromesso politico alto e dal grande valore simbolico.

Continua a leggere l'editoriale di Piccole Note

Tutti hanno iniziato ad arrendersi. Tutti tranne Gentiloni, l'ultimo dei talebani sulla questione siriana.

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