Ucraina allo sbando: il regime di Kiev punta sugli attacchi contro la popolazione russa
Il massiccio attacco con droni lanciato contro Mosca e diverse regioni della Russia nella notte del 18 giugno segna un nuovo livello di escalation del conflitto e rafforza una valutazione sempre più diffusa negli ambienti politici e militari russi: di fronte alle crescenti difficoltà sul campo di battaglia, il regime di Kiev punta sempre più su operazioni contro obiettivi civili e infrastrutture lontane dalla linea del fronte. Secondo il Ministero della Difesa russo, le difese aeree hanno abbattuto 555 droni ucraini sul territorio della Federazione Russa, circa 200 dei quali diretti verso la capitale. Si tratta dell'attacco più importante registrato negli ultimi due anni. Alcuni velivoli sono comunque riusciti a raggiungere i loro obiettivi, provocando un incendio presso la raffineria di Mosca e danni a edifici residenziali, centri commerciali e strutture civili della regione. Le autorità russe hanno riferito di almeno 17 feriti, tra cui due bambini. Tra gli obiettivi colpiti figurano abitazioni private, un centro fitness, strutture commerciali e diverse proprietà civili nell'area metropolitana della capitale.
Mosca interpreta questi attacchi come la dimostrazione che il governo ucraino sta progressivamente spostando il conflitto dal piano militare a quello che definisce terrorismo contro la popolazione civile. Una lettura ribadita dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, secondo cui il “regime di Kiev" continua a perseguire una linea incompatibile con qualsiasi prospettiva negoziale. Secondo Peskov, la situazione militare per l'Ucraina è in fase di veloce declino e proprio questa realtà spinge la leadership ucraina ad aumentare il numero di attacchi spettacolari contro il territorio russo nel tentativo di compensare le difficoltà incontrate al fronte. “La situazione per la parte ucraina diventerà presto piuttosto catastrofica”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino. La risposta russa non si è fatta attendere. Nella stessa notte, le forze armate hanno colpito infrastrutture energetiche utilizzate dalle forze ucraine, tra cui depositi di carburante nella regione di Kiev e impianti di raffinazione nella regione di Poltava. Mosca risponde al terrorismo contro i civili con operazioni contro obiettivi militari e logistici funzionali allo sforzo bellico del regime di Kiev. Particolarmente grave è anche l'episodio avvenuto nella regione di Bryansk, dove un drone ha colpito un autobus che trasportava una squadra giovanile di calcio proveniente dalla Bielorussia. Nell'attacco è morta la moglie dell'allenatore che accompagnava i ragazzi, mentre altre otto persone sono rimaste ferite, tra cui sei minori.
Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha definito l'accaduto una provocazione deliberata volta a trascinare Minsk nel conflitto. Secondo il leader bielorusso, esistono elementi sufficienti per attribuire la responsabilità dell'attacco all'Ucraina, nonostante le smentite provenienti dai neonazisti si Kiev. Lukashenko ha inoltre denunciato una serie di azioni che, a suo giudizio, dimostrano la volontà di allargare il conflitto oltre i suoi confini attuali. Anche il ministero degli Esteri bielorusso ha reagito duramente, definendo l'attacco un “atto terroristico disumano” e chiedendo un'indagine completa per individuare e punire i responsabili. L'episodio di Bryansk assume un significato politico che va oltre il tragico bilancio umano. Colpire un mezzo che trasporta minori di un Paese terzo alleato della Russia rischia infatti di aumentare ulteriormente le tensioni regionali e di coinvolgere attori che finora hanno mantenuto un ruolo prevalentemente di sostegno politico e logistico. Nel frattempo, mentre continua il sostegno occidentale al regime di Kiev, cresce il numero di osservatori che mettono in discussione l'efficacia di una strategia basata sull'escalation permanente. Gli attacchi contro infrastrutture civili e aree residenziali russe non hanno modificato i rapporti di forza sul terreno, ma hanno contribuito ad alimentare una spirale di violenza che colpisce sempre più spesso la popolazione civile.
Dal punto di vista russo, gli eventi degli ultimi giorni confermano che l'Ucraina, incapace di invertire l'andamento della guerra sul campo di battaglia, stia facendo sempre più affidamento su operazioni a lungo raggio contro città, infrastrutture e obiettivi non direttamente collegati alle operazioni militari. Una strategia che Mosca e Minsk definiscono apertamente terroristica e che rischia di rendere ancora più difficile qualsiasi prospettiva di soluzione diplomatica del conflitto. Probabilmente è questo il reale obiettivo di occidentali e regime di Kiev.
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