Ucraina, il sondaggio che preoccupa gli Usa: UE e NATO meno popolari di un anno fa
di Eugenio Cipolla
C’è un sondaggio, arrivato nei giorni scorsi sulle scrivanie dei più importanti diplomatici americani, compresa quella del presidente Barack Obama, che preoccupa e non poco gli Stati Uniti d’America (e che infatti è stato appositamente oscurato dai media occidentali per evitare di inficiare l’immagine “splendente dell’amministrazione democratica uscente). Se non altro perché a lungo andare potrebbe rendere vana la battaglia per la conquista definitiva del “giardino” di casa Putin da parte dello Zio Sam, iniziata due anni e mezzo fa con Maidan e proseguita negli ultimi trenta mesi con la guerra in Donbass.
A condurlo è stato l’istituto demoscopico Rating, uno dei più importanti del paese, che ha scattato un’approfondita fotografia socio-politica dell’Ucraina, rendendo noti i risultati di una serie di rilevazioni condotte tra il 28 settembre e il 7 ottobre (gli intervistati sono stati 2.400, il margine di errore è del 2%). Politicamente parlando, il paese è ancora molto frammentato. Se si votasse domenica per le parlamentari, non si vedrebbe nessuna affermazione netta da parte dei numerosi partiti parlamentari ed extraparlamentari, ma un testa a testa (anche se nessuno supera il 13%) tra il Blocco Poroshenko, Patria di Yulia Tymoshenko e i filorussi del Blocco d’opposizione.
Ma i risultati senza dubbio più interessanti sono quelli che riguardano la popolarità di Unione Europea e NATO nel paese, diminuite in maniera sensibile rispetto a un anno fa. Alla domanda “cosa voterebbe, se si tenesse un referendum sull’adesione dell’Ucraina a qualche tipo di unione economica?”, solo il 51% degli elettori ha risposto “Unione Europea”. Un dato apparentemente positivo, ma negativo se confrontato con i numeri degli anni precedenti. Appena 365 giorni fa, la percentuale di cittadini favorevoli all’adesione all’Europa era del 57%, mentre due anni fa, durante il picco della popolarità di Poroshenko, la percentuale sfiorava il 60%.
Interessante anche il dato sulla NATO. Se si domani si tenesse un referendum sull’adesione all’Alleanza Atlantica, infatti, solo il 43% si esprimerebbe a favore. Dati, anche questi, che se confrontati a quelli di un anno fa risultano negativi. Nel settembre 2015, il 48% degli intervistati da Rating rispose di voler vedere il proprio paese all’interno della NATO. Un calo di 5 punti che, se unito a quello di quasi 10 del gradimento verso l’Unione Europea, mostra un quadro di insofferenza crescente verso due istituzioni viste fin troppo “immobili” dai cittadini ucraini.
Sul versante europeo c’è stata molta delusione per la decisione della Commissione Ue, arrivata giusto qualche settimana, di rinviare ulteriormente l’entrata in vigore del regime senza visti per i cittadini ucraini che vogliono venire in vacanza nel vecchio continente. Poroshenko aveva promesso di concretizzare il tutto entro il 24 novembre, salvo poi essere smentito da Tusk e dagli altri burocrati europei, che si sono riservati di decidere in materia entro l’inizio del nuovo anno.
Non va meglio per la NATO. La percezione crescente di una Russia nemica e pronta ad attaccare il paese da un momento all’altro, alimentata soprattutto dai media vicini al governo, e la freddezza dell’Alleanza verso un’adesione dell’Ucraina hanno diffuso nella popolazione l’immagine di un’istituzione incapace di difendere Kiev e dintorni. Nel dicembre 2014 la Rada aveva modificato alcune leggi, abbandonando lo status di paese non allineato alla NATO e iniziando un percorso per l’adozione degli standard NATO all’interno delle proprie forze armate. L’anno dopo, nel corso di una visita a Bruxelles, Poroshenko aveva firmato una “road map” tra Ucraina e NATO “sulla cooperazione tecnico-militare”. Azioni che avevano fatto presagire, almeno in Ucraina, l’impressione di una imminente adesione. Ma le speranze erano state spente da Anders Fogh Rasmussenn, che nel corso di un’intervista ha detto che l’Ucraina avrà bisogno di anni prima di raggiungere i criteri necessari per l’adesione alla NATO. Gli esperti ritengono che Kiev non entrerà nella NATO prima di 20 anni. Troppi per gli ucraini, che si aspettavano qualcosa di meno burocratico e farraginoso. E anche qualche arma in più per combattere i ribelli filorussi in Donbass
C’è un sondaggio, arrivato nei giorni scorsi sulle scrivanie dei più importanti diplomatici americani, compresa quella del presidente Barack Obama, che preoccupa e non poco gli Stati Uniti d’America (e che infatti è stato appositamente oscurato dai media occidentali per evitare di inficiare l’immagine “splendente dell’amministrazione democratica uscente). Se non altro perché a lungo andare potrebbe rendere vana la battaglia per la conquista definitiva del “giardino” di casa Putin da parte dello Zio Sam, iniziata due anni e mezzo fa con Maidan e proseguita negli ultimi trenta mesi con la guerra in Donbass.
A condurlo è stato l’istituto demoscopico Rating, uno dei più importanti del paese, che ha scattato un’approfondita fotografia socio-politica dell’Ucraina, rendendo noti i risultati di una serie di rilevazioni condotte tra il 28 settembre e il 7 ottobre (gli intervistati sono stati 2.400, il margine di errore è del 2%). Politicamente parlando, il paese è ancora molto frammentato. Se si votasse domenica per le parlamentari, non si vedrebbe nessuna affermazione netta da parte dei numerosi partiti parlamentari ed extraparlamentari, ma un testa a testa (anche se nessuno supera il 13%) tra il Blocco Poroshenko, Patria di Yulia Tymoshenko e i filorussi del Blocco d’opposizione.
Ma i risultati senza dubbio più interessanti sono quelli che riguardano la popolarità di Unione Europea e NATO nel paese, diminuite in maniera sensibile rispetto a un anno fa. Alla domanda “cosa voterebbe, se si tenesse un referendum sull’adesione dell’Ucraina a qualche tipo di unione economica?”, solo il 51% degli elettori ha risposto “Unione Europea”. Un dato apparentemente positivo, ma negativo se confrontato con i numeri degli anni precedenti. Appena 365 giorni fa, la percentuale di cittadini favorevoli all’adesione all’Europa era del 57%, mentre due anni fa, durante il picco della popolarità di Poroshenko, la percentuale sfiorava il 60%.
Interessante anche il dato sulla NATO. Se si domani si tenesse un referendum sull’adesione all’Alleanza Atlantica, infatti, solo il 43% si esprimerebbe a favore. Dati, anche questi, che se confrontati a quelli di un anno fa risultano negativi. Nel settembre 2015, il 48% degli intervistati da Rating rispose di voler vedere il proprio paese all’interno della NATO. Un calo di 5 punti che, se unito a quello di quasi 10 del gradimento verso l’Unione Europea, mostra un quadro di insofferenza crescente verso due istituzioni viste fin troppo “immobili” dai cittadini ucraini.
Sul versante europeo c’è stata molta delusione per la decisione della Commissione Ue, arrivata giusto qualche settimana, di rinviare ulteriormente l’entrata in vigore del regime senza visti per i cittadini ucraini che vogliono venire in vacanza nel vecchio continente. Poroshenko aveva promesso di concretizzare il tutto entro il 24 novembre, salvo poi essere smentito da Tusk e dagli altri burocrati europei, che si sono riservati di decidere in materia entro l’inizio del nuovo anno.
Non va meglio per la NATO. La percezione crescente di una Russia nemica e pronta ad attaccare il paese da un momento all’altro, alimentata soprattutto dai media vicini al governo, e la freddezza dell’Alleanza verso un’adesione dell’Ucraina hanno diffuso nella popolazione l’immagine di un’istituzione incapace di difendere Kiev e dintorni. Nel dicembre 2014 la Rada aveva modificato alcune leggi, abbandonando lo status di paese non allineato alla NATO e iniziando un percorso per l’adozione degli standard NATO all’interno delle proprie forze armate. L’anno dopo, nel corso di una visita a Bruxelles, Poroshenko aveva firmato una “road map” tra Ucraina e NATO “sulla cooperazione tecnico-militare”. Azioni che avevano fatto presagire, almeno in Ucraina, l’impressione di una imminente adesione. Ma le speranze erano state spente da Anders Fogh Rasmussenn, che nel corso di un’intervista ha detto che l’Ucraina avrà bisogno di anni prima di raggiungere i criteri necessari per l’adesione alla NATO. Gli esperti ritengono che Kiev non entrerà nella NATO prima di 20 anni. Troppi per gli ucraini, che si aspettavano qualcosa di meno burocratico e farraginoso. E anche qualche arma in più per combattere i ribelli filorussi in Donbass.
C’è un sondaggio, arrivato nei giorni scorsi sulle scrivanie dei più importanti diplomatici americani, compresa quella del presidente Barack Obama, che preoccupa e non poco gli Stati Uniti d’America (e che infatti è stato appositamente oscurato dai media occidentali per evitare di inficiare l’immagine “splendente dell’amministrazione democratica uscente). Se non altro perché a lungo andare potrebbe rendere vana la battaglia per la conquista definitiva del “giardino” di casa Putin da parte dello Zio Sam, iniziata due anni e mezzo fa con Maidan e proseguita negli ultimi trenta mesi con la guerra in Donbass.
A condurlo è stato l’istituto demoscopico Rating, uno dei più importanti del paese, che ha scattato un’approfondita fotografia socio-politica dell’Ucraina, rendendo noti i risultati di una serie di rilevazioni condotte tra il 28 settembre e il 7 ottobre (gli intervistati sono stati 2.400, il margine di errore è del 2%). Politicamente parlando, il paese è ancora molto frammentato. Se si votasse domenica per le parlamentari, non si vedrebbe nessuna affermazione netta da parte dei numerosi partiti parlamentari ed extraparlamentari, ma un testa a testa (anche se nessuno supera il 13%) tra il Blocco Poroshenko, Patria di Yulia Tymoshenko e i filorussi del Blocco d’opposizione.
Ma i risultati senza dubbio più interessanti sono quelli che riguardano la popolarità di Unione Europea e NATO nel paese, diminuite in maniera sensibile rispetto a un anno fa. Alla domanda “cosa voterebbe, se si tenesse un referendum sull’adesione dell’Ucraina a qualche tipo di unione economica?”, solo il 51% degli elettori ha risposto “Unione Europea”. Un dato apparentemente positivo, ma negativo se confrontato con i numeri degli anni precedenti. Appena 365 giorni fa, la percentuale di cittadini favorevoli all’adesione all’Europa era del 57%, mentre due anni fa, durante il picco della popolarità di Poroshenko, la percentuale sfiorava il 60%.
Interessante anche il dato sulla NATO. Se si domani si tenesse un referendum sull’adesione all’Alleanza Atlantica, infatti, solo il 43% si esprimerebbe a favore. Dati, anche questi, che se confrontati a quelli di un anno fa risultano negativi. Nel settembre 2015, il 48% degli intervistati da Rating rispose di voler vedere il proprio paese all’interno della NATO. Un calo di 5 punti che, se unito a quello di quasi 10 del gradimento verso l’Unione Europea, mostra un quadro di insofferenza crescente verso due istituzioni viste fin troppo “immobili” dai cittadini ucraini.
Sul versante europeo c’è stata molta delusione per la decisione della Commissione Ue, arrivata giusto qualche settimana, di rinviare ulteriormente l’entrata in vigore del regime senza visti per i cittadini ucraini che vogliono venire in vacanza nel vecchio continente. Poroshenko aveva promesso di concretizzare il tutto entro il 24 novembre, salvo poi essere smentito da Tusk e dagli altri burocrati europei, che si sono riservati di decidere in materia entro l’inizio del nuovo anno.
Non va meglio per la NATO. La percezione crescente di una Russia nemica e pronta ad attaccare il paese da un momento all’altro, alimentata soprattutto dai media vicini al governo, e la freddezza dell’Alleanza verso un’adesione dell’Ucraina hanno diffuso nella popolazione l’immagine di un’istituzione incapace di difendere Kiev e dintorni. Nel dicembre 2014 la Rada aveva modificato alcune leggi, abbandonando lo status di paese non allineato alla NATO e iniziando un percorso per l’adozione degli standard NATO all’interno delle proprie forze armate. L’anno dopo, nel corso di una visita a Bruxelles, Poroshenko aveva firmato una “road map” tra Ucraina e NATO “sulla cooperazione tecnico-militare”. Azioni che avevano fatto presagire, almeno in Ucraina, l’impressione di una imminente adesione. Ma le speranze erano state spente da Anders Fogh Rasmussenn, che nel corso di un’intervista ha detto che l’Ucraina avrà bisogno di anni prima di raggiungere i criteri necessari per l’adesione alla NATO. Gli esperti ritengono che Kiev non entrerà nella NATO prima di 20 anni. Troppi per gli ucraini, che si aspettavano qualcosa di meno burocratico e farraginoso. E anche qualche arma in più per combattere i ribelli filorussi in Donbass.


