Ucraina: le stesse tecniche di manipolazione di massa usate in Egitto, Siria e Libia
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Nel passaparola per il Blog di Beppe Grillo, Marcello Foa, professore di giornalismo all’Università Lusi di Lugano e esperto di tecniche di manipolazione dei media, si occupa nuovamente della crisi in Ucraina dopo averla affrontata sul suo blog per il Giornale. Partendo dal racconto ufficiale dei media - “il glorioso popolo ucraino che si ribella, lotta contro il dittatore Yanukovich, il cattivo Yanukovich, le proteste vincono a prezzo di qualche scontro di strada, Putin si arrabbia e occupa la Crimea. Sullo fondo la richiesta degli ucraini, del popolo ucraino di entrare nell’Unione Europea. Fine delle trasmissioni” - Foa delinea i due punti chiave tralasciati: in primo luogo, dalla metà degli anni Novanta, da quando Brzezinski lo indicò come un obiettivo prioritario per gli interessi dell’Occidente, l'Ucraina è un paese fondamentale nello scacchiere internazionale. In secondo luogo, dalla fine degli anni Novanta con il caso della Serbia si applicano tecniche di occupazione del potere nuove: proteste di piazza in apparenza spontanee sono in realtà pianificate con cura attraverso Organizzazioni non governative, Associazioni umanitarie e partiti politici, amplificate dai media internazionali fanno salire la tensione fino al momento in cui il Presidente, per quanto in apparenza potente, cede alle proteste e va via.
Dalla Serbia quell’esperimento ebbe un successo clamoroso e fu ripetuto altre volte: in Georgia, in Kirghizistan e in Ucraina nel 2004 quando la rivoluzione arancione emozionò tutto l'occidente per l'ascesa al potere di un leader amico degli americani. Se non si è consapevoli di questi movimenti non si è potuto capire quello che è accaduto a Kiev con le manifestazioni di piazza in buona parte ispirate, organizzate, incoraggiate da professionisti. La variabile nuova emersa è molto inquietante perché accanto a migliaia di pacifisti sinceri e disinteressati sono apparsi degli estremisti neonazisti che per la prima volta hanno usato delle tecniche di guerriglia sofisticate: assalto ai ministeri, barricate, bombe molotov e con modalità ulteriori molto sorprendenti e inquietanti, con la prova che dei cecchini hanno sparato sia sui manifestanti, sia sull’esercito, facendo però ricadere la colpa su Yanukovich.
Le stesse tecniche di manipolazione delle masse e dell’opinione pubblica sono state usate anche in tempi recenti in Tunisia, in Egitto e in maniera drammatica e violenta in Siria e in Libia. I media in tutto questo giocano un ruolo decisivo: “se una rivoluzione, un movimento di piazza non ha un audience televisiva importante non esiste e per il regime è facilissimo reprimerlo. In più, se ci sono i grandi media internazionali, e pensiamo al peso della Cnn ma in generale di tutti i media che parlano in maniera intensa di quell’argomento, i manifestanti si sentono sostenuti e ringalluzziti e il potere si sente sempre più fragile. Fino a quando non è costretto a cedere e, chiaramente, chi perde viene descritto come il dittatore, il cattivo, l’impresentabile anche quando in realtà non lo è. Nel caso di Yanukovich non c’è gara, era l’uomo dei russi benché i russi non lo amassero troppo, ma se noi pensiamo a Mubarak o piuttosto a Ben Ali in Egitto e in Tunisia che sono stati amici a lungo dell’Occidente, ci rendiamo conto di quanto spregiudicate possono essere queste tecniche moderne che vengono usate in maniera molto più diffusa di quanto l’opinione pubblica possa capire”, conclude Foa.


