Ucraina. Nuovo Memorandum, anche l'est Europa ha ora la sua Grecia

Meno soldi per disoccupati, disabili e pensioni: la scure del FMI è servita

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Il dado è tratto. Dallo scorso 12 marzo l’Ucraina è economicamente (e non solo) sotto l’egida del Fondo Monetario Internazionale. Come anticipato dall’Antidiplomatico lo scorso 10 marzo, il board dell’organismo diretto da Cristine Lagarde ha ratificato la concessione di un prestito da 17,5 miliardi dollari che serviranno al governo di Kiev per fronteggiare le difficoltà economiche del Paese, impegnato da quasi un anno in una guerra che ha prosciugato definitivamente le casse dello Stato. Abbiamo parlato più volte di questo argomento, sottolineando le durissime condizioni imposte da Washington, come gli aumenti spropositati del prezzo del gas, dell’elettricità e dei riscaldamenti per la popolazione ucraina.
 
Nel memorandum firmato tra le autorità di Kiev e i funzionari del FMI giovedì scorso, però, ci sono altre misure penalizzanti per i cittadini ucraini, costretti da mesi a tirare la cinghia persino sul cibo, a causa dell’aumento vertiginoso dell’inflazione (oltre il 30%, ndr) e del mancato adeguamento dei salari. L’Ucraina, infatti, dovrà innalzare l’età pensionabile di sei mesi l’anno fino al 2025, così da arrivare ad un aumento complessivo di cinque anni. E siccome a Washington quando si tratta di tagliare non si guarda in faccia nessuno, il provvedimento riguarderà anche quelle categorie di lavoratori che godevano della possibilità di pensione anticipata (ad esempio coloro che svolgono lavori usuranti, ndr). Grazie a questo intervento, secondo le stime del FMI, nel 2015 l’Ucraina risparmierà 1,6 miliardi di grivne, circa 730 milioni di dollari.
 
Non sono bastate, dunque, le rassicurazioni del ministro delle Politiche Sociali, Pavlo Rozenko, che qualche settimana fa aveva assicurato che sulle pensioni non ci sarebbe stato alcun intervento. La prima tranche del prestito, circa 5 miliardi di dollari, è già arrivata nelle casse di Kiev, che userà questi soldi per ricostituire le riserve valutarie, ormai ai minimi termini, e tenere buoni i creditori che aspettano ansiosi delle risposte concrete. Il governo ucraino ha annunciato una rinegoziazione del debito, ma le cose non si stanno mettendo bene.
 
Questo perché i creditori internazionali dell'Ucraina hanno costituito un blocco, guidato dalla Franklin Templeton Investements, che detiene oltre il 50% del debito e che potrebbe far saltare la ristrutturazione. Secondo il Financial Times, nell’operazione si riproporrà il confronto fra Lazard, la banca d'investimento che rappresentava Atene nel 2012 e ora consulente di Kiev, e Blackstone, allora alleata dei creditori della Grecia e oggi a fianco degli obbligazionisti dell'Ucraina (tra i quali, per l’appunto, Franklin Templeton).
 
Le analogie con la Grecia non sono finite qui. Nei giorni scorsi l’Economist ha pubblicato un articolo dal titolo enigmatico, “La nuova Grecia ad est”, dove ha descritto per filo e per segno la situazione economica drammatica dell’Ucraina, sottolineando come le misure del Fondo Monetario Internazionale per “salvare” l’ex Repubblica sovietica siano incredibilmente simili a quelle imposte ad Atene.
 
«Il FMI – ha scritto l’Economist – non vuole che le tasse vengano aumentate in modo significativo, ma si aspetta di ridurre i costi dello Stato. Ad esempio, il costo per disoccupati e invalidi fino al 2017 dovrà essere ridotto di circa il 30% rispetto al 2013. Questa non è una buona notizia, soprattutto se si considera che, secondo le stime del FMI, il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’11,5% (rispetto al 7,3% del 2013). In altre parole lo Stato avrà meno soldi per disoccupati e disabili». E questo per salvare banche e finanzieri. Esattamente come in Grecia. 

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