“Ucraina: patria natale dell'umanità” e altri deliri dei nazionalisti di Kiev

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“Ucraina: patria natale dell'umanità” e altri deliri dei nazionalisti di Kiev

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In questo periodo di crisi mondiale e, in Italia, di aspettative a dir poco “dragoniane” per le masse, non lontano da noi c'è chi si dà da fare per trasformare, come al solito, la “tragedia in farsa”: nel senso bonapartista della Burisma Holding, dei suoi attori e comparse.

Sulle orme di quei messinesi che rivendicano trisnonni comuni con la nuova first lady yankee, in Ucraina hanno prontamente scoperto prìncipi di Kiev tra gli antenati di suo marito. Joe Biden, sinora considerato “ucraino d'adozione” - ricordate quando, regnante ancora Petro Porošenko, il marito dell'oriunda sicula confessava di trascorrere più tempo a Kiev che con la consorte? - può ora a buon diritto rivendicare sangue nobile. E non semplicemente nobile, ma addirittura di nobiltà slava; o più esattamente: ucraina. Un sangue così blu, da risalire addirittura alla dinastia dei Varjaghi, il cui primo dominatore sulle terre slave fu il principe Rjurik (probabilmente il norvegese Hrœrekr) insieme ai fratelli Truvor e Sineus (probabilmente Þórvarðr e Signjótr). Su questo non ci possono essere dubbi, dal momento che lo scrive la Istoriceskaja pravda ucraina, citando il sito web Geneanet.org, secondo cui in Inghilterra era vissuto un antenato diretto di Biden, il barone Simon de Felbrigg (1367-1431), sposato con Malgorzata Tešinskaja (1370-1413), figlia del polacco Przemyslav I Nosak (1336-1410), principe di Tešinskij e Gologovskij, discendenti del granduca di Kiev Daniil Galitskij, della stirpe del battista di Russia Vladimir Svjatoslavic.

Secondo Istoriceskaja pravda, i legami di sangue tra Biden e Malgorzata Tešinskaja si sarebbero sviluppati nel «ramo della dinastia dei Piastowie polacchi e, da questi, nei Rjurikovic di Kiev e della Galizia». Non basta: nell'albero genealogico di Biden ci sarebbero anche aristocratici polacchi di dinastie discendenti da Jaroslav il Saggio, Vladimir il Grande, Svjatopolk II e altri prìncipi. In una piccola nota a piè pagina, la pubblicazione scrive che i legami di Biden con Rjurikovic potrebbero rivelarsi fallaci, nel caso Geneanet.org abbia commesso una svista a proposito del barone de Felbrigg e di sua moglie. Ma questo è un dettaglio di poco conto, per quegli studiosi ucraini che, come aveva fatto Valerij Bebik, avevano parlato delle origini galiziane di Cristo, di quelle scite di Buddha e scoperto a Zaporože le radici di Joe Biden.

Allo stesso modo, un paio d'anni fa, in un crescendo di rivelazioni, il direttore del Comitato ebreo d'Ucraina, Eduard Dolinskij, aveva annunciato la pubblicazione a L'vov del libro del pope uniate Igor Tsar, insignito del premio Stepan Bandera, “Ucraina: patria natale dell'umanità”. In esso si affermava che addirittura la Bibbia nominava gli ucraini come la più antica nazione della terra; che essi si erano stanziati in Europa, Asia e Africa seimila anni fa; poi, un paio di migliaia di anni più tardi, tribù ariane d'Ucraina si erano insediate anche in Palestina e avevano fondato l'Iran. In Ucraina si sarebbero inventati i numeri, poi introdotti in India e da lì in Europa, con la denominazione di “arabi”. Non è finita qui. Il Rigveda sarebbe stato scritto sulle rive del Dnepr; gli ucraini avrebbero dato origine al sanscrito e anche la lingua inglese proverebbe dall'ucraino; il flauto ucraino ha circa 150.000 anni e già ventimila anni fa si esibivano orchestre ucraine di strumenti popolari. Un po' più recente l'invenzione ucraina di arco e frecce: diecimila anni; mentre 13 secoli fa l'intera Europa centrale era popolata di ucraini. Lo «storico romano Giustino del I secolo a.c.» racconta Igor Tsar, «affermava che gli ucraini sono più antichi degli egizi», tanto che avevano fondato la Sumeria cinquemila anni fa e donne ucraine avevano dato vita al regno delle Amazzoni.

Peccato che il pope uniate si fosse «dimenticato delle piramidi egizie, anch'esse opere ucraine» aveva ironizzato un internauta ucraino, di quelli il cui cervello per fortuna ancora resiste alle nuove scoperte “storiche” majdaniste. Con aria più sconsolata, un'altra ucraina raccontava di aver visto in televisione un attempato cosacco che, del tutto seriamente, affermava che tutti gli apostoli erano ucraini: a eccezione di Giuda. Più sarcastico l'internauta che irrideva quei propri connazionali i quali osavano negare che la fossa del mar Nero fosse stata scavata dagli ucraini.

D'altronde, ci si deve pur distrarre, in una situazione andata velocemente drammatizzandosi dal golpe di majdan Nezaležnosti. Nel 2013, l'Istituto di demografia e ricerche sociali dell'Accademia delle scienze ucraina certificava come circa il 10-12% della popolazione fosse al di sotto della soglia di povertà, appena un 5% potesse considerarsi benestante, accanto a un gruppo consistente (40-50% della popolazione) in uno “status sociale indefinito” e circa il 20% che avrebbe dovuto «costituire la base per la formazione della classe media». Bene, otto anni dopo la “rivoluzione della dignità” cara ai Pittella e alle Boldrini, la vice speaker della Rada, Elena Kondratjuk, annuncia che, secondo gli organismi internazionali, nel 2020 non più il 10%, ma circa il 50% della popolazione (oltre 19 milioni) viveva al di sotto della soglia di povertà.

Che sia tempo anche in Italia di scoprire che gli etruschi avevano colonizzato l'Islanda?

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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