UK, Starmer si dimette: è crisi nel Partito Laburista. Burnham in pole per la successione

Il premier cede dopo le pressioni di ministri e parlamentari. Andy Burnham, sindaco di Manchester, indicato come favorito per guidare il nuovo esecutivo

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UK, Starmer si dimette: è crisi nel Partito Laburista. Burnham in pole per la successione

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La politica britannica si trova nuovamente davanti a una scossa di quelle che, ormai, iniziano a diventare quasi familiari, con buona pace di quei commentatori filo-occidentali sempre pronti a celebrare una preunta stabilità politica del Regno Unito, che al momento rappresenta uno sbiadito ricordo. Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da primo ministro e da leader del Partito Laburista, cedendo alle pressioni sempre più insostenibili provenienti dal suo stesso governo. L'uomo che poco meno di due anni fa era salito al potere con una maggioranza parlamentare schiacciante - dopo in precendeza aver voltato le spalle a Jeremy Corbyn per prendere le redini del partito - diventando il sesto inquilino di Downing Street in un decennio, ha ammesso quello che ormai era nell'aria da settimane: non gode più della fiducia del suo gruppo parlamentare.

La decisione è maturata dopo un fine settimana di consultazioni informali e messaggi privati che si sono fatti sempre più pressanti. Secondo quanto riportato da fonti vicine al governo, la ministra degli Esteri Yvette Cooper avrebbe personalmente chiesto a Starmer di fare un passo indietro già durante il weekend. Ma non è stata l'unica: la ministra dei Trasporti Heidi Alexander lo avrebbe fatto già venerdì scorso, mentre la ministra dell'Interno Shabana Mahmood e il ministro dell'Energia Ed Miliband avevano sollevato la questione dopo le elezioni locali del mese scorso. Una vera e propria resa dei conti interna che ha costretto il premier a prendere atto della situazione.

A Starmer nno restava altra scelta che comunicare la sua decisione al re Carlo III, confermando che resterà in carica fino a settembre, quando il Partito Laburista avrà scelto il nuovo leader. "Questo garantirà che ci sia un nuovo leader prima che il Parlamento riprenda le sue sessioni", ha dichiarato il premier uscente, sottolineando il suo impegno per una transizione ordinata dei poteri. Nel suo discorso di commiato, Starmer ha voluto sottolineare quelli che considera i risultati principali del suo governo: l'eliminazione dell'antisemitismo all'interno del partito (che tradotto vorrebbe dire allineamento con le peggiori politiche del sionismo israeliano) e il ripristino della fiducia economica. Una circostanza che conferma l'inadeguattezza dell'ineffabile Keir Starmer, che tra l'altro è stato uno dei peggiori guerrafondai nel promuovere la guerra alla Russia tramite l'Ucraina.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sembra essere stata la vittoria elettorale del suo rivale interno, Andy Burnham, che giovedì scorso ha conquistato il seggio parlamentare di Makerfield. Burnham, attuale sindaco di Greater Manchester, si candida ora come il principale contendente alla successione, forte di un sostegno che secondo alcune indiscrezioni supererebbe già i duecento parlamentari, ben oltre la soglia minima richiesta di ottantuno nominativi. Una base di consenso che lo rende di fatto il favorito per la corsa alla leadership.

Nel frattempo, dagli Stati Uniti è arrivato il commento del presidente Donald Trump, che sui social aveva previsto le dimissioni di Starmer attribuendole a quello che ha definito un "fallimento miserabile" su due fronti cruciali: immigrazione ed energia. Un'ingerenza che non ha certo contribuito a placare gli animi già tesi nella compagine governativa britannica.

Ma al di là delle cronache politiche immediate, ciò che si profila è un momento di svolta potenziale per il paese. Come sottolineato in un editoriale apparso sul Morning Star, con il cambio di inquilino al numero 10 di Downing Street si apre uno spazio per cambiamenti sostanziali. Il risultato di Makerfield, insieme ad altri precedenti, suggerisce che gli elettori sono pronti a prestare il loro voto a chiunque sia meglio posizionato per sconfiggere Reform UK. Una maggioranza politica esiste, ma deve essere tradotta in misure immediate che diano fiducia.

La sfida per il prossimo governo laburista sarà quella di rompere con le politiche neoliberiste che hanno dominato gli ultimi decenni. Rompere la proprietà privata dell'industria energetica, rendere il gas e l'elettricità accessibili prima del prossimo inverno, imporre ordine nel settore alimentare dalle fattorie ai supermercati, riportare il servizio sanitario nel settore pubblico ponendo fine ai sussidi alla sanità privata. Sono queste le misure che potrebbero realmente cambiare la vita delle persone e ricostruire quella fiducia nella politica che si è erosa negli anni.

Decenni di privatizzazioni e politiche di austerità hanno prodotto una crisi del costo della vita che ha colpito duramente i lavoratori, creando un senso di impotenza diffuso. Un governo laburista che facesse cambiamenti materiali nell'economia reale delle persone potrebbe cambiare il modo stesso di fare politica. Ma se il nuovo esecutivo fallisse, o peggio, se come il "regime Starmer-Reeve"s rendesse le cose ancora più difficili, il prezzo politico sarebbe un'altra crisi di governo, evidenzia il quotidiano britannico.

I sindacati, in questo momento cruciale, hanno l'opportunità di agire più direttamente nel plasmare eventi e politiche. Iniziare a rimediare ai danni di decenni di neoliberalismo e guerre imperiali richiede un reset dell'economia britannica. La corsa alla successione laburista non è solo una competizione per la leadership di un partito, ma il possibile spartiacque per una svolta epocale nelle politiche del Regno Unito.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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