Un anno fa moriva la reporter di Press.tv Serena Shim. Tra le prime a denunciare i legami della Turchia con l'Isis
Serena moriva a Suruc, una località turca al confine tra Turchia e Siria, in un "incidente stradale" dalle dinamiche mai chiarite dalle autorità turche. Ricordare Serena per continuare la sua battaglia di giustizia e verità
Di Francesco Guadagni
Serena Shim, 30 anni, madre di 2 bambini, giornalista statunitense di origine libanese, lavorava per l'emittente iraniana in lingua inglese PressTv. Da alcuni mesi, come inviata, seguiva gli scontri tra i combattenti curdi e i terroristi dell'Isis a Ain El Arab-Kobani al confine tra Siria e Turchia.
Serena aveva realizzato dei reportage sui terroristi dell'Isis che entravano in Siria attraverso il confine turco. Inoltre, aveva raccontato di aver ricevuto le foto che provavano come i membri dell'Isis attraversassero il confine nascosti in camion carichi di aiuti delle ONG.
Per aver pubblicato queste notizie aveva anche subito le minacce dei servizi segreti turchi che l'avevano accusata di spionaggio. Serena, poco prima di morire si era così difesa: "Il governo turco sostiene che sto spiando e lavoro con l'opposizione turca, ma io parlo con l'opposizione come con altri soggetti (...) perché questo è il mio lavoro."
Serena era di ritorno da Suruc quando un camion colpì in pieno la sua auto, uccidendola sul colpo. Il cameraman che era con lei rimase ferito. L'autista del camion, come hanno denunciato i familiari di Serena, fu arrestato dalle autorità turche senza che fosse mai svelata la sua identità, che resta ancora sconosciuta.
Alcuni giorni fa, in un reportage realizzato dal giornalista Gian Micalessin per Rainews24, a Qamishli, il Generale Kadil delle forze di difesa popolare curde confermò la complicità della Turchia con l'Isis. Se da un lato è stata resa giustizia a Serena con queste ulteriori conferme, da un altro lato c'è da sottolineare che non è stata fatta per nulla luce su questo "incidente". Inoltre, ma ormai l'informazione mainstream non conosce più la parola vergogna, la quasi totalità dei media non ha dedicato una sola parola per la vicenda di Serena. I motivi sono ben chiari: Serena Shim lavorava per una Tv iraniana e raccontava verità troppo scomode che riguardavano la Turchia, un paese membro della NATO.
È necessario, quindi, oltre che doveroso, ricordare Serena Shim, il suo sacrificio, la sua battaglia per la verità, affinché il suoi familiari possano avere giustizia.


