UN COLPO AL CERCHIO ED UNO ALLA BOTTE: COME IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI SPINGE CUBA ED IL VENEZUELA NEL CORTILE DI CASA.

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 UN COLPO AL CERCHIO ED UNO ALLA BOTTE:  COME IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI SPINGE  CUBA ED IL VENEZUELA NEL CORTILE DI CASA.

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di Carlo Amirante*
 
Un recente convegno organizzato dall’Università di Roma “La Sapienza” in collaborazione con l’Ambasciata del Venezuela, è stata una occasione per chiarire con quali strumenti e in che misura gli Stati Uniti stanno rovesciando gli effetti devastanti della crisi economica sui paesi dell’America Latina che nell’ultimo cinquantennio hanno dimostrato scarsa fedeltà e poca attitudine ad allinearsi alle politiche economiche e militari statunitensi. 

Il diverso atteggiamento che il governo degli Stati Uniti sta avendo nei confronti di Cuba e del Venezuela è lo specchio fedele della tradizionale strategia del “divide et impera”. Cuba e Venezuela, alleati strategici e protagonisti di un’alleanza politico-economica come l’ALBA, alternativa all’ Allianza del Pacifico e al NAFTA, le organizzazioni economiche a indiscussa leadership statunitense, vanno divisi e disorientati con atteggiamenti politici e diplomatici diversi ma non privi di forte ambiguità. 

Proprio per questo la normalizzazione dei rapporti diplomatici USA -Cuba, di forte impatto mediatico per l’ intera area latino - americana, potrebbe apparire agli osservatori meno attenti un ulteriore tappa di una trasformazione radicale del modello socialista che Cuba persegue tra tanti ostacoli e difficoltà da più di mezzo secolo. 

In realtà, come ha affermato il professor Luciano Vasapollo, il punto di vista di Cuba è squisitamente politico: la ripresa dei rapporti diplomatici fra i due paesi, per un governo cubano che ha sempre chiarito di non aver alcuna intenzione di recedere dai propri principi politico-economici, è di condurre una non facile trattativa per eliminare sia la famigerata base di Guantanamo e di superare progressivamente gli effetti perversi del bloqueo, in cambio di una “distensione” delle relazioni commerciali di interesse reciproco.

Che poi i risultati maggiori finora raggiunti non vadano al di là della liberazione di prigionieri politici e di rendere meno difficile l’ottenimento di un visto per gli USA sembra una conferma evidente di un atteggiamento guardingo dei due rinnovati partners, anche perché il governo cubano ha dato finora ampia dimostrazione di non aver intenzione di abbandonare il Venezuela al suo destino, manifestando al contrario, in più di una recente occasione, solidarietà a Maduro e al suo governo.

Di tutt’altro tenore è l’atteggiamento politico del governo statunitense verso il presidente Maduro e il suo governo. 

La battaglia mediatica senza quartiere condotta senza esclusione di colpi prima contro Chavez e poi contro Maduro si è giovata di un dispiegamento di forze e di danaro straordinario che s’é concretizzato soprattutto nel golpe - poi fallito - a danni del presidente Chavez e nel finanziamento a tappeto delle campagne elettorali di una opposizione che ha rappresentato in modo palese istanze ed interessi economici e politici di potentati mediatici, finanziari e delle compagnie multinazionali.

La saldatura fra una spaventosa inflazione di cui il cambio in nero dollaro bolivar 1:700 è la manifestazione più evidente e il crollo del prezzo del petrolio – una sostanziale monocultura che rappresenta la quasi esclusiva fonte d’esportazione venezuelana - spiega il perché di una vittoria della coalizione di destra capeggiata da Capriles.

Così, con un solo colpo di spugna, sembrano cancellate le tappe di quella straordinaria rivoluzione culturale, sociale ed economica  che ha attraversato più di un decennio delle politiche bolivariane del presidente Chavez. Così una straordinaria costituzione che ha unito il meglio delle tradizioni europee, a partire da quella Weimariana e da quella italiana ( per ora )  vigente, e di quelle latino-americane, senza contare l’eliminazione dell’analfabetismo, una straordinaria proliferazione di università e l’eliminazione della fame e le missioni sociali, ecologiche, nel campo della medicina applicata, dell’arte e in particolare della musica, ammirata ed imitata in tutto il mondo civile, appaiono aver esaurito ogni spinta propulsiva al cambiamento dei destini non solo del Venezuela ma di tutti i paesi dell’ America Latina associati nell’ALBA, e nelle altre numerose organizzazioni economico-politiche latino americane.
 
Per impedire che un progetto reazionario che vede schierate le componenti più egoistiche e perverse di un processo di globalizzazione mediatica, finanziaria e commerciale prevalga sulla solidarietà fra popoli e paesi latino americani, è indispensabile che l’opinione pubblica democratica si schieri al più presto a favore del Venezuela e del suo legittimo governo, diffidando di una disinformazione programmaticamente diffusa e pervasiva, veicolata dal sistema multimediale del nostro Paese, che riporta acriticamente le non disinteressate voci d’oltreoceano. 

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