«Un ladro nano col mantello da gigante»: l'Iran cita Macbeth per attaccare gli USA dopo il maxi-sequestro di criptovalute
Il 29 maggio, in occasione del Reagan National Economic Forum, il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha rivelato che gli Stati Uniti hanno sequestrato circa 1 miliardo di dollari in criptovalute collegate all'Iran, nel quadro di una più ampia campagna di sanzioni e pressioni contro Teheran.
La replica non si è fatta attendere: il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, ha pubblicato sul suo account X un video con le dichiarazioni del Segretario americano, accusandolo di vantarsi del "furto" di beni iraniani. Per farlo, Baqai ha citato un celebre frammento del Macbeth di William Shakespeare: «Sente che i suoi titoli ora gli pesano addosso come il mantello di un gigante su un ladro nano».
Questo scontro si inserisce in un contesto geopolitico delicatissimo. In seguito all'aggressione statunitense e israeliana contro l'Iran del 28 febbraio e al successivo cessate il fuoco mediato dal Pakistan, Teheran ha posto come condizione cruciale per qualsiasi accordo proprio il rilascio dei beni congelati da Washington.
L'appropriazione unilaterale di asset statali solleva profondi interrogativi di diritto internazionale, in particolare sulla sovranità degli Stati e sulla protezione della proprietà privata da misure coercitive extraterritoriali. Secondo la posizione iraniana, la confisca miliardaria non solo viola le norme internazionali configurandosi come un'azione ostile contro il proprio popolo, ma l'ostentazione stessa del sequestro mette a nudo la reale natura delle politiche di Washington.


