"Un progetto da 25 anni": Sachs svela il piano USA per il cambio di regime in Venezuela

L'economista smonta la narrativa ufficiale: dal fallito golpe a Chávez al rapimento di Maduro, la strategia è sempre la stessa

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"Un progetto da 25 anni": Sachs svela il piano USA per il cambio di regime in Venezuela

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L'economista e consigliere ONU Jeffrey Sachs non usa mezzi termini. In un’intervista rilasciata a seguito del rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, Sachs definisce l'azione militare statunitense per quello che è: "Una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite" e il culmine di un progetto di destabilizzazione venticinquennale.

"Gli Stati Uniti hanno completamente stracciato la Carta ONU", lamenta Sachs. "Questo non è un evento degli ultimi giorni, ma un progetto a lungo termine degli Stati Uniti dal 2002 per abbattere un governo di sinistra in Venezuela". Un progetto bipartisan, che ha visto coinvolti "quasi ogni presidente" USA, da Obama con le sanzioni a Trump, determinato a rovesciare il governo.

Sachs smonta la narrativa ufficiale, ricordando un incontro del 2017 in cui Trump ventilò apertamente l’invasione: "Non parlava di narcotraffico... quella è la narrativa per quella che è un'operazione di cambio di regime". Le ragioni vere? La volontà di controllare "le più grandi riserve energetiche del pianeta".

La condanna di Sachs si allarga poi all'Europa, la cui risposta definisce "patetica". "L'Europa non riesce a trovare una voce che difenda il diritto internazionale", afferma, paragonando la situazione all'attacco a Iran, quando gli ambasciatori europei esortavano Teheran alla moderazione. "L'Europa sta morendo per mancanza di principi", taglia corto, aggiungendo che questi leader "non riflettono gli interessi dei loro popoli", ma sono "buoni e leali seguaci degli Stati Uniti".

Il celebre economista lancia anche un monito sul premio Nobel alla dissidente María Corina Machado: "Qualsiasi cosa si pensi di Maduro, premiare qualcuno che invoca apertamente un attacco USA al suo paese... è il vincitore del premio per la guerra, non per la pace".

 
 
 
 
 
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