Un quarto della popolazione Ue è a rischio povertà ed esclusione sociale. Rapporto Oxfam

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Un quarto della popolazione Ue è a rischio povertà ed esclusione sociale. Rapporto Oxfam

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Nel 2015 la povertà e la disuguaglianza che colpiscono i cittadini di tutta Europa hanno raggiunto livelli inaccettabili, si legge nel rapporto Oxfam "Un'Europa per tutti, non per pochi". "Benché i Paesi europei vadano fieri di essere democrazie stabili che tutelano i propri cittadini, nell’UE si registrano livelli di povertà ed emarginazione che i più giudicherebbero inaccettabili nel XXI secolo. Entro i confini delle prospere nazioni dell’Unione Europea (UE) 123 milioni di persone, pari a quasi un quarto della popolazione, sono a rischio di povertà ed esclusione sociale; quasi 50 milioni vivono in stato di grave deprivazione materiale e non hanno denaro sufficiente a riscaldare le proprie case o a far fronte a spese impreviste. 

In Europa non tutti vivono in povertà e non tutti hanno visto tramontare le proprie fortune negli ultimi anni. Qui vivono alcune delle persone più ricche, qui hanno sede i gruppi aziendali con più alti utili, qui si concentrano i patrimoni più sostanziosi del mondo, molti dei quali continuano a prosperare. In Europa il settore dei beni di lusso è cresciuto del 28% tra il 2010 e il 2013 e ci sono attualmente 342 miliardari, con un patrimonio totale di quasi 1.500 miliardi di dollari 27. La Spagna, dove nel 2014 oltre tre milioni di persone vivevano in stato di grave deprivazione, conta 21 miliardari con un patrimonio totale di 116 miliardi di dollari.

La povertà che affligge i Paesi UE non è un problema di carenza di risorse, bensì di come le risorse sono ripartite: un’esigua minoranza di persone detiene un livello sproporzionato di reddito e ricchezza che va ben oltre i suoi fabbisogni, mentre altre ne sono escluse e fanno fatica a pagare le bollette.  

Da La Stampa

Il rapporto mette in evidenza anche come i due fattori chiave che esasperano le disuguaglianze siano l’austerity e un sistema fiscale iniquo e non progressivo. L’austerity dopo la crisi finanziaria del 2008 ha colpito duramente i più poveri mentre le multinazionali hanno potuto sfruttare la differenza tra i sistemi fiscali degli stati membri dell’Ue eludendo tasse per milioni di euro e privando quindi i governi di risorse significative per offrire servizi ai propri cittadini.   

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