Dal 27 al 29 marzo, a Baghdad si terrà nuovamente un summit della Lega Araba. Dopo anni di guerre, occupazione ed isolamento internazionale, il vertice sarà per il governo di Nouri Maliki l'occasione di dimostrare i progressi compiuti dalla partenza delle truppe Usa nello scorso dicembre e riacquistare un peso decisivo nelle vicende regionali. Imponenti i preparativi di sicurezza e ristrutturazione nella “Zona internazionale”, per i timori che i ribelli possano usare il summit come pretesto di un nuovo attacco: lo spazio aereo è stato chiuso fino a giovedì ed ogni veicolo in ingresso nel centro viene controllato dalle oltre 100 mila forza di sicurezza dispiegate dal governo. Come sottolinea l'inviato del NYT, il centro di Baghdad non rappresenta il “vero”Iraq, dove gli attentati dei ribelli islamisti continuano a sconvolgere la vita politica del paese e le lotte settarie intestine indeboliscono lo status internazionale rispetto ai vicini potenti dell'Iran e Arabia Saudita.
Lo sforzo diplomatico per riacquistare uno status di potenza regionale passa per la riuscita del summit. Recentemente il governo ha cercato di accattivarsi le nazioni sunnite e dimostrare che non è uno strumento sciita del regime iraniano. Non solo ha pagato 500 milioni di dollari in riparazioni al Kuwait e 408 milioni ai lavoratori egiziani per le perdite subite dall'invasione del 1990, ma ha anche firmato un accordo congiunto di sicurezza con l'Arabia Saudita, ponendo fine ad anni di tensioni. “Questo paese è stato attaccato, sanzionato, definito stato canaglia ed espulso dalla diplomazia araba”, ha dichiarato il ministro degli esteri iracheno Hoshyar Zebari. “Il nostro compito è quello di far tornare il paese alla normalità.”
Il summit della Lega Araba si concentrerà principalmente sulla Siria. Dopo aver mandato missioni di monitoraggio e richiesto una transizione pacifica, si discuterà la possibilità di armare i ribelli. Nonostante tutti sosterranno a parole i ribelli nell'onda della primavera araba, tutti gli analisti concordano nel ritenere improbabile un intervento diretto nel conflitto. La Siria, sospesa dalla Lega Araba dopo l'inizio della rivolta, non parteciperà.
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