Una Grecia umiliata e il pivot bizantino con la crisi che si acuisce. Il reportage di A. Evans-Pritchard

Entrambe le parti possono ragionevolmente calcolare che l'altra alla fine cederà. Ma uno di loro si sbaglia.

3575
Una Grecia umiliata e il pivot bizantino con la crisi che si acuisce. Il reportage di A. Evans-Pritchard

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE


Il design della nuova moneta greca è già pronto. Le 50 dracme verdi con Cornelius Castoriadis, il filosofo marxista e nemico giurato delle privatizzazioni da una parte; il poeta premio Nobel Odysseus Elytis per le 200 dracme. Con questa premessa, Ambrose Evans-Pritchard ripercorre gli ultimi sviluppi della crisi greca con un bel reportage direttamente da Atene. 


 
Il partito al potere di Syriza ha firmato un fragile cessate il fuoco con i creditori privati della zona euro, ma in pochi pensano che possa durare a lungo, soprattutto in vista dello scontro finale di giugno. Ognuna delle due parti ha accettato quella che Evans-Pritchard definisce una “delusione” con uguale cinismo, sapendo di ritardare solo per pochi mesi di affrontare la vera natura della crisi greca e nell'impossibilità di poter trovare una sintesi rispetto all'enorme divisione politica esistente. "Sono il ministro delle finanze di uno stato in bancarotta”, aveva precisato Yanis Varoufakis alle prese con una crisi di liquidità: le entrate fiscali stanno diminuendo vertiginosamente. “Non è evasione fiscale. Sono persone normali che non si possono permettere di pagare perché in crisi”, ha dichiarato al Telegraph.
 
La chiesa ortodossa greca cerca di arginare la crisi umanitaria. "I consigli locali non possono affrontare la questione e le persone vengono da noi per il cibo”, ha dichiarato ad Ambrose Evans-Pritchard il parroco Nicolaos di St Fanourios. “Diamo da mangiare a 270 persone al giorno e la questione sta peggiorando ulteriormente. Oggi abbiamo scoperto tre bambini rovistare nell'immondizia alla ricerca di cibo”, ha  proseguito. Gestisce una parrocchia povera nella zona di Drapetsona è stata costruita dai rifugiati di Smirna e Pontus, vittime della “catastrofe” nel 1922, quando la pulizia etnica colpì le comunità greche dell'Asia minore. 
 
Le compagnie elettriche stanno tagliando l'elettricità – e a volte anche l'acqua – lasciando ormai 300 mila greci al buio. "Vengono a chiedere candele. Non possono usare il loro frigo. Non possono cucinare. I loro bambini non possono fare i compiti”, ha dichiarato. Più o meno la descrizione di uno stato fallito. Rimettere l'elettricità in ogni casa della Grecia è uno dei punti principali del cosiddetto “programma di Tessalonica” di Syriza, insieme con gli aiuti alimentari, uno stop agli sfratti e un mese di pensione extra per i non abbienti.  Padre Nicolaos si augura che Syriza possa mantenere fede ai suoi programma. "Si, noi greci abbiamo giocato la nostra parte, ma anche l'Europa l'ha fatta. Non dobbiamo svenderci ad ogni costo, o vendere i nostri monumenti per pagare il nostro debito. Dobbiamo combattere”, ha concluso.
 
Syriza ha un mandato preciso durante la sua campagna elettorale: i greci hanno votato per sfidare le regole europee e stare nell'euro. Due obiettivi non conciliabili e per questo le visioni sono ora contrastanti sulle prossime scelte di Alexis Tsipras. "Quando si tratterà di scegliere per davvero, temo che Tsipras abbandonerà il nostro programma e non l'euro”, ha dichiarato uno dei deputati di Syriza intervistato da Ambrose Evans Pritchard. “L'euro è più di una moneta. E' un talismano per i greci. Solo quando ci siamo uniti alla moneta unica ci siamo sentiti veramente europei. Ma non puoi combattere l'austerità senza prendere di petto la zona euro direttamente. Devi essere disposto a lasciarla. Il partito ci sta mettendo tanto tempo a maturare questa decisione. Penso che l'euro sia stato un errore storico tremendo e prima lo elimenremo, meglio sarà per i popoli dell'Europa, ma questa non è la visione del partito”, ha dichiarato.
 
Le contingenze economiche e finanziarie, tuttavia, potrebbero presto accelerare la decisione del partito. Nomura ha dichiarato che Syriza potrebbe presto finire i soldi necessari per la normale attività dell'esecutivo entro dieci giorni. “Il rischio dei controlli di capitale restano molto elevati”, ha dichiarato. La Grecia deve, del resto, ripagare 1.6 miliardi di euro al FMI entro marzo. E Alekos Flambouraris, il ministro dei rapporti con il Parlamento, ha già iniziato a pronunciare la parola fatale “ritardo”, come se fosse possibile ritardare un pagamento al FMI senza generare un collasso totale della fiducia sui mercati. 
 
Un dirigente di Syriza ha dichiarato privatamente al Columnist del Telgraph che un default resta una possibilità reale e ha accusato la Bce di aver creato una “fuga di capitali auto-avveratasi” dal sistema bancario, rifiutando di accettare il collaterale greco. I deflussi erano presenti anche prima, ma le perdite di deposito hanno raggiunto 12,8 miliardi di dollari nel mese di gennaio. Nel sistema dei pagamenti della Bce "Target2", le passività della banca centrale greca sono aumentate vertiginosamente dai € 49 miliardi di dicembre ai € 76bn di gennaio come fuga di capitali accelerato. I creditori hanno ancora più da perdere se la Grecia diviene fuori controllo. Un ripudio pieno dei debiti verso le istituzioni dell'UEM e agli stati costerebbero oltre 300 miliardi di euro. Sarebbe il più grande default di tutti i tempi in ordine di grandezza. 
Ma il ministro delle finanze tedesco continua a puntare i piedi. Wolfgang Schaeuble la nemesi di Atene, ha dichiarato per l'ennesima volta: "la Grecia non prenderà un singolo euro a meno che non adempierà i suoi obblighi". Non ci sarà nuova liquidità – e neanche garantita -  prima della fine di aprile da parte della Troika, da oggi in modo eufemistico “le istituzioni”. 
 
Syriza deve prima dimostrare che sta attualmente attuando le richieste della Troika, non solo annunciarle. Un nuovo scontro avverrà quando l'accordo temporaneo si concluderà alla fine di giugno, poco prima del pagamento da parte della Grecia di 6,7 miliardi di euro alla Bce. “Avremo quattro mesi di costante tensione e combattimento all'interno delle istituzioni europee e a giugno vivremo esattamente lo stesso ricatto di supporto di liquidità, se non peggiore”, ha dichiarato Costas Lapavitsas, un deputato di Syriza e professore d'economia all'Università di Londra. 

Ma i leader di Syriza non credono alle minacce di Schaeuble. Sbagliato o giusto che sia, il loro verdetto nell'Eurogruppo a Bruxelles è che ha cercato di forzare la Grecia fuori dall'unione monetaria ma è stata bloccata da Washington. La Grecia spera nel supporto della Francia e della Commissione europea. “C'è uno schema nella Troika”,  ha dichiarato Varoufakis ad una stazione radio. "Sriamo parlando con la Commissione. La Commissione si può coordinare con la Bce se lo vuole”. L'intervista alla Radio ha causato un oltraggio a Berlino precisamente perché rivela che i leader di Syriza stanno definendo la loro audience al pubblico e come interrompere gli eventi. Una volta ancora si ripete che è necessario un taglio del debito.

Varoufakis ha dichiarato Syriza avevo posto il veto alle richieste dell'Eurogruppo per maggiori aumenti nel surplus di bilancio dallo 0,6% del Pil nel 2014 al 3% quest'anno, e il 4,5% il prossimo anno – un crimine contro la scienza economica, ha dichiarato. Queste richieste sarebbero “catastrofiche” per un paese che è già in depressione e senza un sistema di credito funzionante, ha dichiarato. 

Subito dopo l'accordo con l'Eurogruppo, il compositore Mikis Theodorakis ha scritto una lettera aperta a Tsipras esortandolo a sfidare apertamente Schaueble e cacciare i “bavaresi”, evocando un episodio mai dimenticato della storia della Grecia, quando nel 1833 fu imposto dalle potenze straniere – senza il consenso della Grecia – il potere della dinastia dei Wittelsbach. Dinastia che ha rapidamente portato il paese alla bancarotta, ma non prima di avere cancellato il diritto consuetudinario greco e aver sfigurato una nazione bizantina. Theodorakis ha accusato "due secoli di crimini contro l'umanità contro la Grecia”, implicitamente invocando per un divorzio di civilizzazione dai nemici occidentali del mondo ortodosso ellenico. Tsipras potrebbe averlo ignorato, anche se l'ha invitato il giorno dopo al palazzo presidenziale, ma tali riflessioni non sono passate inosservate sicuramente a Berlino e a Mosca. 
 
Tsipras sta camminando su un filo molto sottile, anche se ad oggi il suo tasso d'approvazione sfiora l'87%, ma la prima manifestazione anti-Syriza nel quartiere di Exarchia giovedì notte da parte degli antagonisti di sinistra per la “svendita” alla zona euro è un segnale che non deve sottovalutare. 
 
In tutto questo scenario, Varoufakis ha  chiarito più volte come il pericolo latente di sfondo sia l'estrema destra. “Se i filo europei e i governi democratici come il nostro sono asfissiati e gli elettori continuano ad essere disperati, i soli a beneficiarne saranno i fanatici, razzisti, nazionalisti e coloro che si nutrono dalla paura”. 
 
Tsipras è sopravvissuto al prima faccia a faccia di 10 ore con il suo partito, con soli cinque deputati che hanno votato contro l'accordo con la zona euro. Tuttavia, la critica al periodo ponte preso con Bruxelles è palpabile. Panagiotis Lafazanis, leader della “piattaforma di sinistra” all'interno di Syriza, ha dichiarato che le sue forze non accetteranno nessuna ritirata da “un orientamento di sinistra radicale”. Il primo ministro, precisa il Columnist del Telegraph, si trova di fronte a una situazione potenzialmente esplosiva. La privatizzazione del settore energetico, aeroporti e porti sono stati cancellati o subiranno un nuovo controllo, lasciando solo gli accordi “completati” inatti. E' una lettura minimalista del testo firmato a Bruxelles, un altro segnale che Syriza non ha intenzione di seguire la linea Schauble. “Cancelleremo la privatizzazione del porto del Pireo”, ha dichiarato senza mezzi termini George Stathakis, ministro dell'economia.
 
Il governo greco ha tagliato la sua quota salariale di un terzo in cinque anni. I posti lavoro del settore pubblico sono diminuiti di 170.000 unità e la retribuzione media è crollata del 22.5pc. Ma il debito è ormai fuori controllo: dal 157pc nel 2012 al 182pc lo scorso anno. E' una fatica di Sisifo: la ferocia dei tagli fiscali - senza stimolo monetario, o la solita svalutazione e la riduzione del debito in pacchetti FMI - ha portato un crollo del Pil di 25 punti. Gli utili derivanti dall'austerità sono stati travolti della spirale delle forze debito-deflazione. Il FMI ha ammesso in un mea culpa che la Troika ha superato la dose terapeutica per l'inasprimento fiscale.

La Grecia, secondo la logica di politica economica della zona euro, deve tagliare il debito di 124pc del PIL nei prossimi cinque anni per rispettare il memorandum Troika. E' la grande bugia del salvataggio greco, perpetuato dai creditori per ingannare le loro democrazie a casa. “Il ministro dell'economia si strinse le spalle e si mise a ridere quando gli ho chiesto come il suo paese prevede di raggiungere questo obiettivo palesemente assurdo”, scrive il Columnist del Telegraph.

Syriza sperava di terminare la lotta con un cartello di alleati in Europa meridionale, con inviti a una conferenza del debito a livello di zona euro sul modello dell'Accordo di Londra del 1953, che ha spianato la strada per il recupero post-guerra. In ogni contesto normale con i creditori, la posizione di Syriza sarebbe senza speranza. Se la zona euro dovesse costringere la Grecia fuori dall'euro, ritirando la liquidità bancaria e deliberatamente provocando il crollo del sistema finanziario greco, si creerebbe uno stato martire per tutta la sinistra europea  si violerebbe la sacralità dell'unione monetaria. 

Cadrebbe un tabù e gli altri anelli deboli della zona euro sarebbero sotto attacco.  Il sistema di sicurezza occidentale sarebbe il volto delle turbolenze nei Balcani, sarebbe avere a che fare con uno stato amareggiato - ostile alla Nato, e disposti a giocare la carta russa - lungo un arco di instabilità che si estende dall'Ucraina al Nord Africa. È per questo che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è intervenuto, supplicando Angela Merkel di scongiurare il peggio. La posta in gioco è troppo alta per i ministri delle finanze.
 
Non è affatto chiaro, conclude Ambrose Evans Pritchard, chi avrà davvero il sopravvento in questo gioco strategico. Entrambe le parti possono ragionevolmente calcolare che l'altra alla fine cederà. Ma uno di loro si sbaglia
 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

La "Nuova Europa" dopo la guerra alla Russia di Alessandro Bartoloni La "Nuova Europa" dopo la guerra alla Russia

La "Nuova Europa" dopo la guerra alla Russia

I doppi standard di Giorgia Meloni di Fabrizio Verde I doppi standard di Giorgia Meloni

I doppi standard di Giorgia Meloni

Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra di Michelangelo Severgnini Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra

Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra

Mondiali 2026: il calcio incontra l’IA   Una finestra aperta Mondiali 2026: il calcio incontra l’IA

Mondiali 2026: il calcio incontra l’IA

Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”? di Francesco Santoianni Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”?

Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”?

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione di Alessandro Mariani Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

L'UE e la sinistra di Antonio Di Siena L'UE e la sinistra

L'UE e la sinistra

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti