Una guerra tra Cina e Stati Uniti: tre scenari possibili. Michael Auslin dell'American Enterprise Institute

"Nessuna delle due superpotenze sembra disposta a fare marcia indietro per timore di perdere la reputazione o l'influenza"

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Una guerra tra Cina e Stati Uniti: tre scenari possibili. Michael Auslin dell'American Enterprise Institute


Ieri, in un editoriale preoccupante scritto dal Global Times, un giornale di proprietà del Partito comunista conese, Pechino ha emesso un avvertimento ancora più forte nei confronti degli Stati Uniti, intimandogli di tenersi fuori dai propri affari, in questo caso le varie contese nel Mar Cinese Meridionale, e sostenendo che "una guerra tra gli Stati Uniti e la Cina è "inevitabile" se Washington non smetterà di chiedere a Pechino di fermare la costruzione delle isole artificiali nelle aree contese del Mar Cinese Meridionale". 
 
"Non vogliamo un conflitto militare con gli Stati Uniti, ma se dovesse accadere, dobbiamo accettarlo",  
 
Ma un conflitto militare, per non parlare di una guerra vera e propria, è realistico in un mondo in cui tutti i disaccordi politici e diplomatici sono risolti o in segreto o sul mercati dei capitali?, si chede il blog Zerohedge.

Secondo Michael Auslin, direttore del Japan Studies presso l'American Enterprise Institute (AEI), dove si è specializzato in questioni politiche e di sicurezza regionali asiatiche, la risposta è sì. Auslin spiega che con Pechino e Washington che hanno entrambe tracciato delle "linee rosse" nel Mar Cinese Meridionale, le due superpotenze si stanno muovendo verso un conflitto potenziale in quanto nessuna delle due sembra disposta a fare marcia indietro per timore di perdere la reputazione o l'influenza.
 
Pechino non ha ancora dichiarato una zona di identificazione della difesa aerea (ADIZ) sul Mar Cinese Meridionale, a differenza di quella che ha stabilito su una parte del Mar Cinese orientale nel 2013, né potrebbe oggi imporre una tale zona in modo efficace con i suoi competitor attuali.
 
Tuttavia, mentre le sue attività di bonifica proseguono e l'amministrazione Obama ha apparentemente deciso di contestare le rivendicazioni cinesi, Stati Uniti e Cina sono ora potenzialmente più vicini ad un scontro armato che in qualsiasi momento negli ultimi 20 anni.
 
In un articolo l'analista espone tre scenari reali che potrebbero portare ad un confronto armato:
 
1) Incidente: La US Navy starebbe valutando l'invio di navi a12 miglia dalle isole artificiali, entrando così in quello che la Cina considera oggi territorio sovrano. Con le navi cinesi di pattuglia in quelle acque, intimidazioni o molestie da parte delle navi degli Stati Uniti potrebbero portare ad una collisione.
 
Questo è ciò che la Cina ha fatto alle navi delle altre nazioni, e un incidente potrebbe portare a una situazione di stallo. IN linea d'aria, le Spratlys si trovano a circa 800 miglia dalla costa della Cina, già entro il raggio di combattimento di un caccia da combattimento cinese (anche se Pechino deve ancora dimostrare di poter efficacemente contrastare le pattuglie aeree americane).
 
Più preoccupante, la Cina sta costruendo piste di atterraggio sulle sue isole, e potrebbe presto essere in grado di fa decollare da lì gli aerei per il pattugliamento dei cieli. Allo stesso modo, una volta che la sua portaerei sarà operativa, potrà più facilmente pattuglire la zona. Ognuno di questi sviluppi potrebbe aumentare drasticamente le probabilità di una collisione in volo, come avvenuto nel 2001 tra un caccia cinese e un aereo di sorveglianza della US Navy.
 
2) Premeditazione: Pechino ha messo in gioco la sua reputazione geopolitica nel Sudest asiatico sulle sue rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale e ora sulla costruzione delle isole. A meno che non decidano di fare marcia indietro, e rischiare di perdere influenza in Asia, i leader cinesi potrebbero decidere che bloccare son da subito le incursioni americane nelle acque rivendicate sia la migliore opportunità per indurre Washington a considerare troppo elevato il rischio di un confronto
 
Una volta che gli aerei cinesi saranno sulle isole, potrebbero decidere di fare lo stesso con le incursioni aeree americane, lasciando gli Stati Uniti a decidere fino a che punto rispondere. Pertanto, potrebbero forzare un confronto per cercare di spingere l'amministrazione Obama a fare marcia indietro e non farsi coinvolgere in un altro scenario militare, mentre sta trattando il Medio Oriente e l'Ucraina.
 
3) Il conflitto indiretto: la Cina potrebbe giudicare che è troppo rischioso sfidare direttamente navi e aerei americani, preferendo intercettare quelli di altri paesi.  Pechino ha avuto regolari scontri marittimi con le Filippine e il Vietnam.
 
Un conflitto diretto tra la Cina e uno qualsiasi dei suoi vicini finirebbe per coinvolgere gli Stati Uniti, che interverrebbero al fine di presentarsi come difensori del diritto internazionale (e, nel caso delle Filippine, giungendo in aiuto di un alleato).
 
La sua conclusione:
 
Pechino e Washington si stanno muovendo verso un conflitto potenziale.
 
Senza meccanismi di de-escalation, e data la profonda diffidenza da entrambe le parti, più la Cina insisterà nel difendere il territorio che rivendica, tanto più gli Stati Uniti contesteranno tali rivendicazioni
 
È per questo che ogni parte sta cercando di definire i confini e impostare il modello di comportamento prima che lo faccia l'altro. Questo non può garantire che ci sarà uno scontro militare, ma ne aumenta progressivamente le possibilità.
 
Ciò che Auslin ignora è che con l'intero mondo stretto in una stagnazione secolare, una guerra "controllata" potrebbe essere solo ciò che i motori economici delle due più grandi economie del mondo hanno bisogno. L'unica incertezza è come assicurare che il conflitto rimanga "controllato".

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