USA preoccupati dalla mancanza di un accordo tra Sudan e Sud Sudan

Il 22 settembre scadrà il nuovo termine imposto dal Consiglio di Sicurezza

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 USA preoccupati dalla mancanza di un accordo tra Sudan e Sud Sudan

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Gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per la scarsa disponibilità mostrata da Sudan e Sud Sudan nel dare attuazione ai contenuti della Risoluzione ONU 2046, che imponeva alle parti di raggiungere un accordo sulle questioni petrolifere, territoriali e di sicurezza entro il termine del 2 agosto, pena l’applicazione di sanzioni non militari. Il termine era poi stato esteso al 22 settembre dopo il raggiungimento di un accordo petrolifero tra i due Paesi, mediato dall’Unione Africana. L’Ambasciatrice USA all’ONU, Susan Rice, ha lamentato, in particolare, l’atteggiamento di Khartoum, restia a dare attuazione all’accordo petrolifero finchè non sarà raggiunta un’intesa generale sulle questioni irrisolte: territoriali, in particolare lo status di Abyei, di sicurezza ed  economiche, tra cui il debito sudanese. Il Governo sudanese rifiuta di accettare la mappatura proposta dall’UA e la creazione di una zona demilitarizzata tra i due Stati, volta a prevenire gli attacchi transfrontalieri dei gruppi ribelli attivi nell’area e una recrudescenza del conflitto.
Le delegazioni dei due Paesi hanno ripreso i colloqui ad Addis Abeba all’inizio di questa settimana, per quello che è stato annunciato essere l’ultimo ciclo di incontri, indipendentemente dal loro esito. Thabo Mbeki, mediatore dell’UA, è chiamato a conferire sulla situazione il 22 settembre, al Consiglio di Pace dell’UA.
L’Ambasciatrice statunitense si è detta altrettanto preoccupata per gli scontri in corso negli Stati del Blue Nile e del Kordofan del Sud, tra i ribelli del Movimento di Liberazione del Popolo sudanese (SPLM – N) e le Forze Armate sudanesi, che rischiano di aggravare la crisi umanitaria della regione. La Rice ha lamentato la mancata attuazione del Memorandum di Intesa, firmato lo scorso 4 agosto tra il  SPLM – N e il Governo sudanese, per l’accesso di aiuti umanitari nelle aree controllate dai ribelli. Il Consiglio di Sicurezza ha esortato le parti a  raggiungere un accordo di pace nel quadro di quanto stabilito dall’Accordo del 28 giugno 2011, che ha riconosciuto il SPLM – N come forza politica legale. Nuovi colloqui tra le parti sono in corso ad Addis Abeba.

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