Usa sulle elezioni egiziane: "Bene Morsi, ma ora rispetti i diritti umani"

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Usa sulle elezioni egiziane: "Bene Morsi, ma ora rispetti i diritti umani"

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Tramite il portavoce della Casa Bianca, «gli Stati Uniti si congratulano con Mohamed Morsi, per la sua vittoria alle elezioni presidenziali egiziane», definendole «una pietra miliare nella transizione dell’Egitto verso la democrazia».
Ma sin da subito, gli Usa lo hanno anche incalzato sul «rispetto dei diritti di tutti gli egiziani, comprese donne e minoranze religiose, come i copti cristiani». Poche ore dopo l’annuncio dei risultati ufficiali, la Casa Bianca ha espresso la volontà di lavorare al più presto, «sulla base del rispetto reciproco», con il neopresidente e col governo che formerà.
Ricordando come sia «importante che il presidente eletto Morsi adotti misure, in questo momento storico, per far avanzare l’unità nazionale», ma anche che «milioni di egiziani hanno votato in queste elezioni e il presidente eletto Morsi e il nuovo governo hanno la legittimità e responsabilità di rappresentare il Paese», che è «un pilastro della pace, sicurezza e stabilità regionale».
Nel corso della battaglia elettorale egiziana che si è conclusa con la vittoria di Morsi, l’amministrazione del presidente Barack Obama non ha mai espresso pubblicamente alcuna preferenza tra i candidati.
Un atteggiamento che i suoi rivali si sono affrettati a bollare come espressione della stessa «debolezza» mostrata anche sul versante della crisi siriana o nel confronto con le ambizioni nucleari di Teheran.
In prima fila, tra chi critica il presidente c’è ovviamente il candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romeny, che però, come hanno fatto notare numerosi osservatori, non ha mai formulato idee alternative alla politica portata avanti da Obama.
Senza perdere tempo molti politici dei due schieramenti già si stanno affrontando sull’argomento. Il senatore repubblicano Allen West ha ad esempio prontamente pubblicato sulla sua pagina Facebook una nota in cui esorta Obama a «tagliare» gli aiuti all’Egitto e «ripudiare» i fratelli musulmani, affermando che «un anno fa, coloro di noi che avevano ammonito l’amministrazione Obama della vittoria dei fratelli musulmani sono stati bollati come allarmisti e mine vaganti. Ora le nostre previsioni si sono avverate e uno spettro minaccioso che ci ricorda la rivoluzione iraniana è evidente».
Il senatore democratico John Kerry ammonisce però che «l’Egitto rimane un partner chiave degli Stati Uniti e un leader regionale». Ammette che «le preoccupazioni americane per affermazioni in passato dei fratelli musulmani sono ampiamente condivise e comprese». Tuttavia, «ora è il momento di verificare le intenzioni, non di pregiudicarle».

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