Usa. Un diplomatico statunitense racconta la sua frustrazione per l’assenza di aiuto durante l’attacco di Bengazi.
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Un diplomatico statunitense racconta la sua frustrazione per l’assenza di aiuto durante l’attacco di Bengazi. Gregory Hicks, secondo in comando presso l’ambasciata statunitense in Libia, ha espresso dinnanzi al Congresso la sua frustrazione per la gestione dell’attacco all'ambasciata di Bengazi, durante il quale nessuna forza militare sarebbe stata inviata in soccorso del personale diplomatico. Durante l’attacco è stato ucciso l’ambasciatore statunitense Cristopher Stevens.
L’incidente di Bengazi avvenne proprio durante la campagna elettorale per le presidenziali, durante la quale i Repubblicani accusavano Obama di condurre una politica estera debole e inefficace. La dichiarazione di Hicks getta nuova benzina sul fuoco riaccendendo la polemica fra Repubblicani e Democratici sulla gestione delle fasi successive all'attacco. Il diplomatico sostiene che se un jet fosse stato inviato mentre l’attacco aveva luogo, avrebbe avuto un effetto deterrente contro gli aggressori. “La mia reazione è stata questa, ‘OK, dobbiamo contare sulle nostre forze, cercheremo di tirarci fuori da questa situazione con le risorse disponibili’”, riporta Reuters.
Mentre i democratici accusano i Repubblicani di strumentalizzare l’incidente per scopi politici, il democratico Elijah Cummings ha dichiarato: “Quello a cui abbiamo assistito nelle ultime due settimane è stata una campagna mediatica su vasta scala indirizzata non tanto a investigare sull'avvenuto in modo responsabile e bipartisan, ma piuttosto a lanciare accuse infondate per diffamare i pubblici ufficiali”.


