EpIc Fury. L'allarme del Pentagono sulle scorte di armi USA
Il 14 settembre, l'Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha riferito al Congresso che la guerra contro l'Iran ha prosciugato le scorte di munizioni americane, mettendo a dura prova la capacità industriale di rimpiazzarle. Il costo dei primi quattro mesi di combattimenti è stato stimato in 33,4 miliardi di dollari.
«La spesa per le munizioni nell'ambito dell'operazione Epic Fury ha causato carenze strategiche e mostrato colli di bottiglia nella produzione», si legge nel rapporto, che copre il periodo dal 28 febbraio al 30 giugno. Per colmare le lacune, il Pentagono punta ad accelerare gli acquisti, ridurre i tempi di produzione e accumulare riserve di materiali critici, pur avvertendo che l'ampliamento dell'capacità produttiva richiederà tempi lunghi.
Nel dettaglio, dei 33,4 miliardi totali:
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22,3 miliardi sono stati spesi per le munizioni impiegate;
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3,7 miliardi per le perdite di equipaggiamento;
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7,4 miliardi per altre spese operative.
La cifra esclude i costi di riparazione delle strutture colpite, ancora da quantificare poiché non è stato stabilito quali basi verranno ricostruite né con quali fondi.
Il documento conferma che l'Iran ha colpito con droni e missili balistici il principale centro logistico della US Navy in Bahrain, danneggiando o distruggendo centinaia di edifici nelle basi americane in Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania. Le perdite aeree al 30 giugno comprendono quattro caccia F-15 distrutti, un F-35 danneggiato, sette aerocisterne KC-135 danneggiate e fino a 30 droni MQ-9 Reaper abbattuti.
Sul fronte umano, al 30 giugno si contavano sette militari americani uccisi in combattimento, sette deceduti per cause non ostili e 417 feriti in azione.
I dati smentiscono le dichiarazioni del Presidente Donald Trump, che ha più volte negato l'esaurimento degli arsenali. Il giorno stesso della pubblicazione del report, Trump ha rivendicato su Truth Social che gli Stati Uniti stanno «producendo più armi di altissimo livello che in qualsiasi altro momento della storia», distribuite quotidianamente in Medio Oriente e nel mondo.
Le stime sul costo complessivo restano tuttavia contrastanti:
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Il 21 luglio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha parlato al Senato di 37,5 miliardi di dollari previsti fino alla fine dell'anno fiscale (30 settembre).
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Analisi indipendenti valutano la spesa dei primi sei mesi intorno ai 43 miliardi di dollari.
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Valutazioni interne al Pentagono stimano un costo finale tra gli 80 e i 100 miliardi di dollari, una volta inclusi i ripristini delle basi e il completo reintegro delle scorte.
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