Vera Pegna - Sull'appello "No alla pulizia etnica" ed il "disdegno" della Comunità ebraica di Roma

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Vera Pegna - Sull'appello "No alla pulizia etnica" ed il "disdegno" della Comunità ebraica di Roma

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di Vera Pegna*


L’appello intitolato “No alla pulizia etnica”, sottoscritto da 200 e più ebrei italiani, fa discutere e suscita commenti sia elogiativi che di condanna. Su questi ultimi, espressi con disdegno e in termini volgari da esponenti della Comunità ebraica di Roma, non vale la pena soffermarsi. Invece l’elogio del “coraggio” dei firmatari dell’appello e l’invito alla “solidarietà” con essi dia parte di taluni quotidiani, mi sembrano meritevoli di riflessione. Perché coraggio e solidarietà sono parole grosse, degne di miglior causa che non dell’essersi distinti dalla Comunità ebraica romana che tace sulla pulizia etnica ad opera dei governi israeliani e, prima ancora, dei coloni sionisti: un “genocidio incrementale”, secondo lo storico Ilan Pappé. D’altronde, era tutto scritto nel progetto di uno Stato ebraico in Palestina e nello slogan “Una terra senza popolo per un popolo senza terra “ e serve una buona dose di amnesia coloniale per evitare di prenderne atto.

Di coraggio e di solidarietà possiamo parlare, per esempio, onorando lo spirito di resistenza della popolazione di Gaza. I suoi combattenti di Hamas e della Jihad affrontano il quarto esercito più potente e tecnologico del mondo dotato di bomba atomica, ma resistono dopo 15 mesi di massacri e di devastazione della Striscia di Gaza. Comunque, ben venga il fatto che un gruppo di ebrei italiani abbia sentito il bisogno di esprimersi pubblicamente contro la pulizia etnica. Ciò costituisce un antidoto alle solite accuse di antisemitismo e dimostra la volontà dei firmatari dell’appello di alzare la testa in questo frangente di infinito dolore e di morte, inflitti dallo Stato d’Israele (potenza occupante!) ai palestinesi di Gaza e della Cisgiordania.

Inoltre, vengono così prese in contropiede le comunità ebraiche italiane, sempre schierate con i governi israeliani, qualsiasi crimine commettano, e sempre pronte, appunto, ad additare come antisemita chi osa criticare lo Stato sionista. Dalla pulizia etnica al genocidio in corso il passo è breve. 

*Attivista, traduttrice e scrittrice. Autrice, tra le altre opere, di "Autobiografia del novecento. Storia di una donna che ha attraversato la storia", Il Saggiatore, 2018.

 

 

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