Verso la fine…o l’inizio del caso “Hissène Habré”: sentenza della Corte internazionale di giustizia il 20 luglio 2012

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Verso la fine…o l’inizio del caso “Hissène Habré”: sentenza della Corte internazionale di giustizia il 20 luglio 2012

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Hissène Habré, ex Presidente dello Chad, ha governato con un pugno di ferro lo Chad dal 1982 fino al 1990 prima di essere rovesciato dall’attuale Presidente IDRISS DEBY. Da allora si è rifugiato in Senegal dove ha chiesto ed ottenuto l’asilo politico. Dall’inizio degli anni 2000 Hissène Habré è sotto i riflettori della giustizia. Un’organizzazione delle vittime delle torture e crimini contro l’umanità commessi durante il suo regno, ha adito i tribunali senegalesi che si sono dichiarati incompetenti a giudicarlo dal fatto che la legislazione senegalese non contemplava la fattispecie di crimine contro l’umanità e che nonostante il fatto che il Senegal abbia ratificato la Convenzione delle Nazioni unite contro la tortura, non aveva introdotto nella sua legislazione le disposizioni necessarie per consentire ai suoi tribunali di giudicare i fatti di tortura commessi in uno Stato straniero da cittadini stranieri anche tramite l’istituzione della competenza universale. Mentre i tribunali senegalesi si dichiaravano incompetenti, la giustizia belga si muoveva su richiesta delle vittime sulla scia della competenza universale ed emetteva il 20 settembre 2005 un mandato d’arresto internazionale a danno dell’ex Presidente dello Chad tutt’ora residente in Senegal. Al mandato fu seguita la richiesta di estradizione avanzata nei confronti del Senegal. La Corte d’Appello di Dakar diede un parere negativo dichiarandosi incompetente ad accogliere la richiesta di estradizione il 25 novembre 2005. Nel frattempo l’Unione africana, al vertice dei capi di Stato e di governo tenutosi il primo e il 2 luglio 2006, alla richiesta dell’allora Presidente Abdoulaye WADE, diede l’incarico al Senegal di giudicare Hissène Habré “ a nome dell’Africa tramite un processo equo” con l’intento di evitare che Hissène Habré sia giudicato in Belgio. Lo stesso anno il Comitato contro la tortura invita il Senegal a conformarsi ai suoi obblighi derivanti dalla Convenzione del 1984. Per adeguarsi al mandato ricevuto e ai sui obblighi internazionali il Senegal modifica la sua Costituzione e la sua legislazione introducendo tra l’altro la competenza universale, la possibilità dell’applicazione della retroattività della legge penale qualora i fatti commessi, pur non costituendo un reato al diritto interno senegalese quando sono stati commessi, costituiscano secondo i principi di diritto internazionale reati. Constatando “l’inerzia” del Senegal a giudicare Hissène Habré, nonostante la disponibilità dei fondi raccolti per iniziare le investigazioni, il Belgio decide di adire la Corte Internazionale di Giustizia il 19 febbraio 2009 ai fini di ottenere dalla massima Corte un ordine per il Senegal di giudicare o di estradare verso il Belgio Hissène Habré. Il dibattimento ha già avuto luogo e la massima Corte emetterà la sentenza il 20 luglio 2012!

Quanta strada e quanti soggetti coinvolti…nel caso Hissène Habré !

A parte i tribunali senegalesi, la giustizia belga, il Comitato contro la tortura, l’Unione africana sono stati mobilitati altri soggetti. La Corte africana dei diritti dell’uomo e dei Popoli è stata adita e nella sua prima sentenza del 15 dicembre 2009. Il richiedente chiedeva alla Corte di dichiarare che il Senegal aveva violato tra l’altro il principio sacro-santo della non retroattività della legge penale sancita dalla Costituzione senegalese nonché dalla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei Popoli qualora dovesse giudicare Hissène Habré secondo il mandato ricevuto e come si evince dalla modifica della Costituzione e della legislazione senegalesi. La Corte si è dichiarata incompetente per difetto della previa dichiarazione da parte del convenuto. La Corte di Giustizia della CEDEAO, nella sua sentenza del 18 novembre 2010, ha condannato il Senegal per i potenziali effetti della retroattività della legge penale sui diritti di Hissène Habré ed ha interpretato il mandato affidato dall’Unione africana al Senegal di giudicare il sospettato non dai suoi tribunali, ma da un tribunale internazionale ad hoc, come dalla recente consuetudine internazionale. Il suddetto tribunale ad hoc potrebbe avere sede in Senegal. Questa decisione è vincolante per il Senegal. Purtroppo nonostante tutto nulla decolla per i procedimenti. A gennaio 2012 il Ruanda ha manifestato alla Conferenza dell’Unione africana la sua disponibilità a giudicare Hissène Habré. Il neo Presidente del Senegal MACKY SALL è determinato a giudicare il sospettato secondo il mandato ricevuto. L’ha ribadito il 16 luglio 2012 a margine del vertice della conferenza dell’Unione africana. Il problema che si pone ora e non trascurabile si presenta in questo modo. Il Senegal è tenuto a dare attuazione alla sentenza della Corte della CEDEAO nell’interpretazione data da quest’ultima sul senso da dare al mandato circa il tribunale competente. Secondo la Corte della CEDEAO il tribunale competente sarà un tribunale internazionale ad hoc forse basato in Senegal ma non i suoi tribunali. Qualora la Corte internazionale che si pronuncerà il 20 luglio 2012 nella causa Belgio contro Senegal dovesse accogliere la richiesta del Belgio nel senso di “giudicare” o “estradare” Hissène Habré verso il Belgio, a quale decisione dovrebbe conformarsi il Senegal ?

Ci sembra più opportuno che Hissène Habré sia giudicato da un tribunale internazionale ad hoc, possibilmente situato in Africa composto da giudici africani e non africani per garantire lo svolgimento dell’equità del processo. Ci sembra improbabile che possa essere giudicato in Belgio. Il mandato dell’Unione africana affidato al Senegal partecipava anche di questo intento di escludere i procedimenti in Belgio non tanto per ragioni di merito, ma per motivazioni politiche. L’idea che un ex capo di Stato africano sia giudicato in un paese occidentale per reati commessi in Africa appare un idea indigesta per tanti capi di Stato africani attualmente in carica. Ma c’è da preoccuparsi sull’immobilità dell’Unione africana a tradurre in atto la sua volontà di lottare contro l’impunità. Si spera che la sentenza della Corte internazionale di giustizia segnerà piuttosto che la fine di una “saga giudiziaria”, ma un nuovo impulso affinché l’Unione africana dia prova della sua determinazione ad iniziare finalmente i procedimenti contro Hissène Habré. In questa giornata dedicata alla giustizia internazionale è giunta l’ora per portare a termine un affare che dura da più di dieci anni.

KAZADI MPIANA Joseph. Dottore di Ricerca in Diritto internazionale e dell’Unione europea presso l’Università di Roma “La Sapienza”. E-mail: kazadimpiana@hotmail.com.

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