Vertice NATO ad Ankara tra divisioni interne, riarmo e nuove tensioni nel Mediterraneo

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Vertice NATO ad Ankara tra divisioni interne, riarmo e nuove tensioni nel Mediterraneo

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Si apre oggi ad Ankara un vertice della NATO segnato da profonde tensioni politiche tra gli alleati e da un contesto internazionale sempre più instabile. Al centro dell'agenda figurano l'aumento delle spese militari, il sostegno all'Ucraina, la sicurezza nello Stretto di Hormuz e il crescente ruolo strategico della Turchia all'interno dell'Alleanza. Alla vigilia dell'incontro, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha ribadito la necessità che i Paesi europei e il Canada portino le proprie spese per la difesa al 5% del PIL, sostenendo che il rafforzamento delle capacità militari dell'Alleanza è ormai una priorità. Rutte ha inoltre confermato nuovi investimenti per decine di miliardi di dollari nell'industria della difesa e ha insistito sulla necessità di mantenere il sostegno al regime di Kiev, attribuendo alla Russia la responsabilità della prosecuzione del conflitto. Dietro la retorica dell'unità, tuttavia, emergono profonde fratture transatlantiche.

Il presidente statunitense Donald Trump arriva ad Ankara dopo mesi di scontri con diversi leader europei, accusati di non contribuire sufficientemente alla difesa comune e di aver lasciato gli Stati Uniti soli nella gestione della crisi con l'Iran e della sicurezza dello Stretto di Hormuz. Secondo indiscrezioni, Trump avrebbe persino valutato di non partecipare al vertice, salvo poi confermare la propria presenza per rispetto nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Anche il dossier ucraino rappresenta uno dei principali punti di attrito. Secondo diverse ricostruzioni, i Paesi membri faticano a trovare un linguaggio comune sulla prosecuzione del sostegno militare a Kiev, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, diversamente dagli anni precedenti, non interverrà nella sessione principale del vertice, scelta interpretata da diversi osservatori come un tentativo di evitare tensioni con Trump.

Parallelamente cresce il peso della Turchia all'interno dell'Alleanza. Rutte ha definito Ankara uno dei pilastri della NATO, elogiandone sia le forze armate sia la rapida crescita dell'industria della difesa, con aziende come ASELSAN ormai pienamente integrate nei programmi dell'Alleanza. Washington starebbe inoltre valutando un rafforzamento della cooperazione militare con Ankara, compresa una possibile riapertura del dossier relativo al programma dei caccia F-35 e alla fornitura di motori per il nuovo velivolo turco KAAN. Una prospettiva che ha provocato la dura reazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In un'intervista a Fox News, il premier ha invitato gli Stati Uniti a bloccare qualsiasi vendita di F-35 alla Turchia, sostenendo che ciò altererebbe gli equilibri strategici in Medio Oriente e metterebbe a rischio la superiorità militare israeliana nella regione.

Le dichiarazioni confermano il crescente deterioramento dei rapporti tra Ankara e Tel Aviv, già segnati da forti contrasti sulla guerra a Gaza e sul ruolo regionale della Turchia. Il vertice di Ankara si svolge quindi in un clima di apparente compattezza, ma con divergenze sempre più evidenti tra gli alleati su spese militari, Ucraina, Medio Oriente e futuro assetto strategico dell'Alleanza Atlantica.


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