Vertice Putin-Trump. Budapest accusa l'UE di "sabotaggio"

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Mentre si profilano i preparativi per il vertice russo-statunitense a Budapest, l'Unione Europea appare afflitta da una "psicosi militarista". È questa la severa accusa mossa dal Ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, al termine della riunione dei Capi della diplomazia dell'UE.

In una conferenza stampa, Szijjártó ha tracciato un netto contrasto tra le iniziative diplomatiche e l'agenda discussa a Bruxelles. “Psicosi di guerra invece di sostegno alla pace. E invece di promuovere il successo del vertice di pace, nuove proposte a favore della guerra e l'intenzione di inviare centinaia di miliardi di euro all'Ucraina”, ha dichiarato il Ministro.

Szijjártó ha reso noto che, durante i colloqui, è stato comunicato come l'Ucraina richieda 60 miliardi di euro (70 miliardi di dollari) per ulteriori armamenti, e che nei prossimi due anni sarebbero necessari altri 130 miliardi di euro (151 miliardi di dollari) di fondi europei per il sostentamento dello Stato ucraino. “Con il passare del tempo, le cifre diventano sempre più assurde e le idee sempre più assurde”, ha commentato.

Il sospetto sul sabotaggio diplomatico

Il Cancelliere magiaro ha accusato esplicitamente una parte significativa della classe politica europea di non avere un reale interesse nel successo del vertice di Budapest. A suo dire, molti continuano a sostenere il proseguimento e il prolungamento del conflitto russo-ucraino. “E devo concludere, dai discorsi di oggi, che un numero significativo di politici europei farà tutto il possibile per impedire che questo vertice abbia luogo”, ha affermato, esprimendo una profonda sfiducia nelle intenzioni dei partner.

I Presidenti di Russia e Stati Uniti, Vladimir Putin e Donald Trump, hanno concordato l'incontro nella capitale ungherese nel corso di una conversazione telefonica dello scorso giovedì. Il leader americano ha definito la chiamata "molto produttiva" e ha affermato, in un messaggio sui social media, che con essa era stato compiuto "un grande passo avanti".

Dal Cremlino, il Consigliere Presidenziale Yuri Ushakov ha precisato che entrambe le parti si impegneranno "senza indugio" nei preparativi. Ushakov ha inoltre sottolineato che è stata la controparte statunitense a menzionare per prima Budapest come possibile sede dei colloqui, una proposta poi accolta favorevolmente dal Presidente russo.

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