Via libera della Corte costituzionale tedesca al Fondo salva stati

L'attesa sentenza della Corte di Karlsrue di mercoledì ha giudicato per l'ammissibilità. Sospiro di sollievo per il processo di integrazione

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Via libera della Corte costituzionale tedesca al Fondo salva stati

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Il processo di integrazione europea può continuare. Attesissima e puntuale è arrivata mercoledì mattina la decisione della Corte costituzionale tedesca sulla legalità ed ammissibilità del Meccanismo europeo di stabilità (Esm) e quella del fiscal compact con la costituzione della Repubblica federale. Nella sentenza letta dal Andreas Vosskuhle, i giudici costituzionali tedeschi hanno dato il via libera, ma con alcune condizioni. La Germania era l'ultimo membro della zona Euro a non aver ancora ratificato gli accordi per il salvataggio dei Paesi in difficoltà e questo proprio a causa dei sei ricorsi presentati ai giudici dell'Alta Corte da altrettanti deputati, giuristi e associazioni lo scorso 29 giugno subito dopo l'approvazione dell'Esm e del Fondo salva stati da parte delle due Camere del parlamento tedesco. A votare a favore degli accordi furono allora oltre due terzi dei deputati, accanto a quelli dei partiti della maggioranza di centro destra, anche gran parte dei rappresentanti dei Verdi e del Partito socialdemocratico all'opposizione. Solo i postcomunisti della Linke e alcuni esponenti euroscettici del polo conservatore votarono contro.
L'Esm può quindi divenire operativo e sostituire l'attuale fondo anticrisi, lo European Financial Stability Facility. Mentre quest'ultimo prima di poter effettuare interventi concreti deve raccogliere risorse emettendo sul mercato bond garantiti dai Paesi, l'Esm verrà dotato di finanziamenti raccolti in maniera progressiva, fino a raggiungere la soglia massima di 500 miliardi di euro, con cui potrà, tra l'altro, acquistare titoli di Stato dei Paesi sotto pressione (il cosiddetto “scudo antispread”) a condizioni migliori rispetto a quelle di un prestito. Il primo Paese che dovrebbe ricorrere all'Esm sarà la Spagna. Lo ha annunciato martedì il premier Mariano Rajoy in una intervista al quotidiano finlandese Helsingin Sanomat: “Oltre alla crescita, l'unica opzione che sto considerando è il ricorso al meccanismo annunciato dalla Bce”, ha spiegato, escludendo però “del tutto di chiedere un aiuto per tutto il Paese”.

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