Violenza sui bimbi palestinesi: l'Onu metta esercito israeliano nella black list

"I soldati israeliani hanno smesso di guardare un adolescente come un adolescente, un bambino come un bambino se di fronte hanno un cittadino palestinese"

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Violenza sui bimbi palestinesi: l'Onu metta esercito israeliano nella black list

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di Augusto Rubei, articolo già pubblicato su MicroMega

Tra le tante liste nere all’Onu ce c’è una che raccoglie Paesi e organizzazioni che causano regolarmente danni ai bambini. Include formazioni come al Qaeda, Boko Haram, i Talebani afghani e lo Stato Islamico, ma anche il Congo e la Repubblica Centrafricana.
 
Quando in questi giorni ho letto la proposta dell'inviato delle Nazioni Unite Leila Zerrougui di inserire nell’elenco anche l’esercito israeliano mi sono tornate in mente le immagini di quel ragazzino di 11 anni arrestato nella periferia di Hebron lo scorso ottobre, nonostante fosse affetto da un disturbo mentale.
 
Le forze dell’IDF lo accusarono di aver lanciato delle pietre contro dei veicoli militari, e tanto bastò per afferrarlo e strattonarlo, fino a legargli le mani, bendarlo e chiuderlo insieme ad altri prigionieri in un furgoncino blindato. Le stime dell’Unicef oggi parlano di circa 700 bambini palestinesi tra i 12 e i 17 anni fermati, interrogati e arrestati dalle truppe israeliane.
 
E’ una realtà che il governo Netanyahu non è mai riuscito a nascondere, semplicemente perché non ha mai avuto l’interesse di farlo. L’esercizio della forza è una prerogativa del suo Stato, pensato per essere uno Stato nazione che antepone la religione alla democrazia, il che di questi tempi è come costruire un Paese fondato sull'odio.
 
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri di Tel Aviv il 23 novembre è molto chiaro: c’è una preferenza accordata al carattere ebraico, nonché l’espressa volontà di considerare i non ebrei all’interno di Israele (e soprattutto gli arabi) come dei cittadini di serie B, con diritti individuali sporadici e occasionali.
 
In un rapporto del 14 giugno 2014 il Comitato dell’Onu per la difesa dei diritti dei bambini ha accusato lo stato di Israele di violenze e torture sistematiche nei confronti dei minori palestinesi detenuti, usati anche come scudi umani. In un altro report, elaborato dal “Census Department of the Palestinian Commission of Detainees and Ex-Detainees Affairs”, negli ultimi quattro anni l’esercito israeliano ha rapito, in perfetta violazione delle leggi internazionali sulla tutela dei diritti umani, 3.755 bambini.
 
Oggi gran parte dei soldati d’Israele impegnati nei Territori hanno smesso di guardare un adolescente come un adolescente, un bambino come un bambino se di fronte ai loro occhi hanno un cittadino palestinese. Non importa se si tratti di un anziano o di una donna, i soldati israeliani eseguono un ordine e per 50 anni sono stati spinti a controllare con la paura circa 4 milioni di persone sotto un regime militare.
 
Per questo trovo ingiusto che qualcuno avanzi la proposta di inserirli in una black list dove risiedono decine di pericolose organizzazioni terroristiche. Significa accettare un compromesso al ribasso, perché in quella lista ci va prima di tutto Netanyahu, non l’IDF. 

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