Vittoria contestata dopo 23 giorni di conteggio: Keiko Fujimori si prende la presidenza per 50mila voti
L'esponente di Fuerza Popular batte il candidato di sinistra Roberto Sanchez. L'avversario annuncia battaglia alla Commissione interamericana per i diritti umani
La conservatrice neoliberista Keiko Fujimori è ufficialmente la nuova presidente del Perù. L'Ufficio nazionale dei processi elettorali ha certificato una vittoria controversa al termine di un conteggio durato 23 giorni, che ha visto l'esponente di Fuerza Popular imporsi per un margine di circa 49.600 voti sui 18 milioni espressi. Un divario risicato, su cui permangono grossi dubbi, ma sufficiente a consegnarle la poltrona che inseguiva da quattro tentativi.
La proclamazione definitiva spetta ora al Pleno del Jurado Nacional de Elecciones, prevista per il 3 luglio. Ma il clima resta teso. Il candidato di sinistra Roberto Sánchez, che aveva inizialmente preso il comando dello scrutinio per poi essere superato, ha già annunciato che farà ricorso alla Commissione interamericana per i diritti umani, denunciando irregolarità nella gestione del voto all'estero.
Presentaremos un recurso ante la @CIDH estamos convencidos de la grave afectación al proceso electoral y, a la intangibilidad de la normativa electoral al cambiar las reglas de juego en la segunda vuelta en las elecciones efectuadas por las oficinas consulares. Tenemos el derecho… pic.twitter.com/8JTRXG9Ghq
— Roberto Sánchez Palomino (@RobertoSanchP) June 30, 2026
Proprio il voto della diaspora, spiegano gli analisti, è stato decisivo per l'esito del ballottaggio.
Figlia dell'ex dittatore Alberto Fujimori, oggi 51enne, Keiko ha costruito la sua campagna sul classico binomio delle destre neoliberiste, ordine e speranza. In un Paese che negli ultimi dieci anni ha consumato otto presidenti, travolto dall'instabilità politica e dall'escalation di criminalità, la nuova leader promette mano dura. Quella stessa mano che il padre,poi condannato per corruzione e crimini contro l'umanità, usò per schiacciare i ribelli maoisti di Sendero Luminoso.
"Ogni volta ci avviciniamo di più al percorso dell'ordine e della speranza per tutti i peruviani", ha scritto su X, subito dopo la vittoria.
Il marchio Fujimori, da sempre un'arma a doppio taglio, le ha garantito riconoscibilità e una base fedele. Ma anche una lunga scia di oppositori che, per due decenni, hanno rifiutato di votare chiunque portasse quel cognome. I critici le imputano anche parte della responsabilità del caos politico peruviano, accusando Fuerza Popular di aver usato il peso in congresso per accordi sottobanco.
Il quadro politico che attende Fujimori è frammentato. Come sottolinea il politologo Jean Carlos Rodríguez, destra e sinistra hanno lo stesso numero di parlamentari. Sarà il centro a determinare le maggioranze, e con il ritorno alla bicameralità i fujimoristi, forti del controllo al Senato, potrebbero blindare l'esecutivo per l'intero quinquennio che scatta il 28 luglio.
La riscossa dell'estrema destra latinoamericana coincide con il ritorno di Trump alla Casa Bianca e con il ritorno in Honduras dell'ex presidente Juan Orlando Hernández, graziato da Donald Trump dopo la condanna per narcotraffico. Per l'avvocato honduregno Carlos Fiallos il messaggio è chiaro: "Il potere è al di sopra delle leggi e delle costituzioni. Quando prevale sulla giustizia, non c'è più limite".


