Viva l’onestà sul piano di salvataggio della Grecia
L’ammissione del Fmi sulla Grecia è positiva, ma la parte più difficile viene ora
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Il rapporto nel quale il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ammette gli errori commessi nel piano di salvataggio della Grecia è l'analisi più onesta e lucida fatta da un organismo ufficiale sulla crisi dell'eurozona oltre che la prova del fallimento della politica di austerità È questa la premessa del nuovo editoriale di Wolfgang Munchau sul Financial Times, Hail the outbreak of honesty about Greece’s bailout.
Riprendendo i contenuti del rapporto del Fmi, l’economista spiega i due gravi errori ammessi dall'istituzione finanziaria. Il primo è stato l’eccessivo ottimismo circa la crescita economica. L'errore è stato fondamentale, sottolinea Munchau, nel senso che ha causato altri errori di valutazione - sulla riduzione del deficit, la velocità delle riforme e la sostenibilità del debito. Inoltre, non è stato un errore di sfortuna. Le gravi conseguenze economiche della regolazione greco concordato non solo erano visibili, ma erano state fatte presenti da molti critici, come il Fmi ammette apertamente.
L'altro grande rammarico espresso nel rapporto riguarda i ritardi della ristrutturazione del debito greco.
Le conseguenze di questi errori sono gravi, sentenzia Munchau, ma soprattutto rendono impossibile risolvere la crisi all'interno dei parametri attuali. Il Fmi ha concluso che l'analisi sulla sostenibilità del debito alla base del piano di salvataggio greco del 2012 era errata e che ci deve essere una maggiore riduzione del debito rispetto a quanto previsto - circa il 7 % del Pil - per raggiungere l'obiettivo del rapporto debito/Pil al 124% nel 2020 e del 110% nel 2022 e corregge le sue stime per il 2012 portando il Pil da -6% a -6,4%, gli investimenti da -14,4% a -19,2%, la produzione da -7% a -7,7%. Stime da considerare come ottimistiche, secondo Munchau.
Pur aspettandosi che la Grecia rimarrà bloccata in un circolo vizioso di recessione e deflazione del debito, l’economista del FT suggerisce due modifiche al programma esistente.
La prima sarebbe una ridefinizione della sostenibilità del debito. L'obiettivo del rapporto debito/pil al 124% nel 2020 è arbitrario e illusorio. È arbitrario perché non vi è alcuna ragione economica a supporto del dato ed è illusorio perché gli investitori non considerano più il debito greco come sovrano, ma come sub-sovrano.
In secondo luogo, ogni futura analisi sulla sostenibilità del debito dovrà basarsi su ipotesi più prudenti circa la crescita futura e la velocità delle riforme. La combinazione di un obiettivo di indebitamento più realistico e un percorso di aggiustamento è logicamente incompatibile con la solvibilità. Senza abbastanza investitori privati che partecipano al salvataggio, il coinvolgimento del settore ufficiale resta l'unica via d'uscita. Eppure questo è, ed è rimasto, un argomento tabù perché sarebbe l'ammissione che questa crisi verrà a costare molto agli Stati del nord Europa.
Questo non è un messaggio che il governo tedesco è pronto a far passare a tre mesi prima dalle elezioni generali e altrettanto difficilmente sarà vendibile dopo. L'unica forma limitata di coinvolgimento del settore ufficiale che Munchau vede è attraverso la sopportazione del debito, con la quale i creditori e i debitori decidono di estendere la durata del credito e ridurre i tassi di interesse. Senza una prospettiva realistica di cancellazione del debito, la Grecia avrà un movente economico razionale per lasciare la zona euro una volta raggiunto un avanzo primario e avviate le riforme del mercato del lavoro.
L’autocritica del Fmi è anche una lucida descrizione dei problemi politici che ha dovuto affrontare in quanto membro della troika - che comprende anche la Banca Centrale Europea e la Commissione. Il Fondo non ha apprezzato di essere stato rilegato alla posizione di “partner di minoranza” dal momento che è l'unica organizzazione della troika a possedere il know-how per la risoluzione delle crisi.
Munchau si interroga allora su quali saranno gli effetti di questa ammissione di responsabilità dal momento che il Fondo “non ha imparato la lezione” quando ha negoziato il piano di salvataggio per Cipro. La previsione del mese scorso secondo la quale il paese sarebbe tornato a crescere nel 2015 è ridicola, continua Munchau, soprattutto alla luce di quanto successo in Grecia. A detta dell’economista è difficile sfuggire all'impressione che il Fmi non parli con una sola voce quando Poul Thomsen, capo missione in Grecia, afferma che il Fmi avrebbe ripetuto quanto fatto alla luce delle informazioni possedute al tempo, quasi ignorando il contenuto del rapporto. Mentre Washington ha presentato il suo mea culpa, Thomsen ha replicato con: je ne regrette rien.
Se il Fmi è serio sulla propria analisi - come dovrebbe esserlo, chiosa Munchau – deve imporre un cambio di strategia o essere pronto a lasciare la troika.


