"Vogliamo che i corrotti escano di scena dal delta del Niger fino ai piani alti dell'ENI". A. Di Battista
Al fondamentalismo religioso, in Africa si affianca il "fondamentalismo danaroso" che sta distruggendo le speranze di vita di un intero continente
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Al fondamentalismo religioso, in Africa si affianca il "fondamentalismo danaroso" che sta distruggendo le prospettive e speranze di vita di un intero continente. In un intervento di ieri alla Camera, Alessandro Di Battista ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica un fatto che pochissimi giornali italiani hanno affrontato, vale a dire che l'ENI è indagata per corruzione internazionale nel caso OPL 245, una maxi-concessione petrolifera in Nigeria. E la ragione dell'oscurantismo mediatico è semplice e risiede nei legami tra media, agenzie di stampa e la prima azienda italiana. Il caso Eni-Nigeria permette a Di Battista di affrontare in modo più generale l'azione delle multinazionali occidentali nel continente. "Noi vogliamo che lo Stato comandi sulle partecipate, vogliamo che il profitto sia perseguito ma non a scapito delle popolazioni africane e vogliamo che i corrotti escano di scena definitivamente, dal delta del Niger fino ai piani alti dell’Ente Nazionale Idrocarburi".
Se l’ENI sia o meno colpevole lo decideranno i giudici ma il punto non è questo. In Nigeria vengono estratti 2,5 milioni di barili di petrolio al giorno eppure il paese compra benzina dagli USA. In Nigeria ci sono foreste, campi fertili, fiumi e mari eppure l’aspettativa di vita è 50 anni e i bimbi muoiono di diarrea. Il PIL in Nigeria aumenta ogni anno eppure la forbice tra i ricchi (pochi) e i poveri (tanti) si allarga sempre più.
La corruzione dilaga sostenuta dal “modus operandi” occidentale degnamente rappresentato da ENI o Shell e la droga circola come nelle periferie di Medellin.
La miseria del nord del Paese dove operano i fondamentalisti religiosi di Boko Haram o l’inquinamento nel delta del Niger dove a combattere contro lo sfruttamento del territorio ci sono i combattenti del MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta) cozza con le ville faraoniche dei politici nigeriani che mostrano con orgoglio ai loro partner economici europei cadillac turchesi e rubinetti in oro massiccio.
Il fondamentalismo religioso in Nigeria ha causato, dal 2009, 470.000 esuli e centinaia di morti. Sono uomini e donne che fuggono e cercano fortune in Europa ma finiscono spesso in qualche gang criminale o sulle strade a battere per dare “un pò d’amore a chi non sa che farne”.
La mafia nigeriana oggi in Italia gestisce fette favolose del mercato della droga. Paga il “pizzo” alla camorra per utilizzare i suoi territori e ha le mani in pasta nei business delle prostitute e dei rifiuti tossici. La mafia nigeriana è pericolosissima, è frutto anche dell’immigrazione clandestina e chi lo denuncia non è razzista! Chi lo denuncia vuole solo garantire sicurezza in Italia e vuole risolvere, alla radice, la tragedia dei flussi migratori. Eppure chi osa associare un africano al crimine organizzato viene taccato di xenofobia. Ma chi è il vero razzista? Chi vuole garantire sicurezza sul suolo italiano o chi si arricchisce sulle spalle dei nigeriani? Chi è lo xenofobo? Chi analizza le cause della poverta sub-sahariana o chi ne è artefice acquistanto concessionarie petrolifere da uomini corrotti senza che i popoli, i legittimi proprietari, ne beneficino minimamente? E chi sono i fondamentalisti? Certamente i guerriglieri di Boko Haram che trovano nel fanatismo religioso un pretesto di lotta tuttavia è da stolti non considerare le loro deprecabili azioni anche come reazioni ad altrettanto deprecabili comportamenti occidentali.
Esiste il fondamentalismo religioso ma esiste anche quello “danaroso”. C’è chi vede nel profitto, nell’oro nero o bianco o nei diamanti le ragioni della propria vita. C’è chi, per un affare internazionale, passa sopra le vite di milioni di fratelli africani e magari sono gli stessi che danno del razzista a un deputato del M5S quando dice che “gli africani devono stare a casa loro perchè quella è casa loro”.
E chi rappresenta il volto della speranza? Chi studia carte su carte giorno e notte e scopre che Descalzi e Scaroni sono la stessa cosa, chi denuncia i casi di corruzione dell’ENI in aula mettendosi contro gran parte del sistema mediatico o chi tace per paura di perdere uno sponsor o il finanziamento alla propria campagna elettorale? E chi vuole il male dell’Africa? Chi nomina Descalzi AD dell’ENI o chi, come il M5S, ne chiede da mesi la rimozione? In Africa si dice “chi vuole veramente una cosa trova una strada, gli altri una scusa”. Noi vogliamo che lo Stato comandi sulle partecipate, vogliamo che il profitto sia perseguito ma non a scapito delle popolazioni africane e vogliamo che i corrotti escano di scena definitivamente, dal delta del Niger fino ai piani alti dell’Ente Nazionale Idrocarburi." Alessandro Di Battista
Il video dell'intervento in aula di ieri:


