Warren Mosler alla Sapienza: così mettereste a riparo la nuova lira ed evitereste ogni fuga di capitali

Mosler: "In un ipotetico passaggio da euro a lira, non bisogna convertire forzosamente i depositi bancari in lire, per scongiurare la fuga di capitali"

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Warren Mosler alla Sapienza: così mettereste a riparo la nuova lira ed evitereste ogni fuga di capitali

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di Cesare Sacchetti

L’Università La Sapienza apre le porte a Warren Mosler, l’economista americano padre della Modern Money Theory, ovvero la Teoria Monetaria Moderna diffusa recentemente in Italia da Paolo Barnard e dalla rete di attivisti che hanno reso possibile il summit di Rimini del 2012. Mosler in una conferenza tenutasi tre giorni fa al prestigioso ateneo romano, compie un’analisi lucida e chiara della crisi strutturale che sta affliggendo l’eurozona.

Tra i primi economisti ad intuire il potere e le caratteristiche della moneta fiat non più convertibile in oro, da quando gli USA decisero di abbandonare la parità aurea nel 1971, Mosler già nei primi anni’90 comprese che uno Stato che dispone di una moneta sovrana non può fallire quando emette i propri titoli di Stato, poiché questi sono pagati in una valuta che lo Stato può emettere teoricamente in maniera illimitata. Il primo male da combattere della crisi economica contemporanea nella ricostruzione dell’economista americano, è la  lotta alla disoccupazione, un obbiettivo che è uscito da tempo dall’agenda dei governi europei, sostituito dalla lotta alla corruzione che secondo la capziosa rappresentazione dei media e della stessa Ocse, sarebbe il motore primo della causa della disoccupazione. 
 
Mosler chiarisce davanti da un pubblico di giovani studenti attenti ed interessati, che non esiste una correlazione scientifica in economia tra questi due fenomeni, ma che la corruzione tutt’al più rappresenta un costo maggiore che grava sulle economie nazionali ed è incapace di generare da sola la disoccupazione degli stati membri dell’eurozona. La  causa della disoccupazione europea, secondo Mosler, è rappresentata principalmente da tre fattori essenziali: il limite di indebitamento statale posto dal trattato di Maastricht ad un livello del 3% sul PIL; le politiche monetarie realizzate dalla Bce negli ultimi anni; e infine delle politiche economiche basate sulla crescita delle esportazioni. Dopo la crisi del finanziaria del 2008, sarebbero state necessarie delle politiche anticicliche con forti aumento del livello di spesa pubblica,  tali da consentire agli stati membri di combattere la disoccupazione. 
 
L’austerità imposta da Bruxelles, evidenzia Mosler, ha sortito l’effetto opposto andando a contenere il limite di indebitamento che ha causato altissimi tassi di disoccupazione in molti paesi europei. Interessante anche l’analisi delle politiche monetarie che rappresentano l’unico strumento utilizzato dalla Bce per contrastare la crisi economica e che si sono rivelate completamente inefficaci sotto questo profilo, come dimostrato dalle recenti esperienze della FED statunitense e della Bank of Japan che hanno dato vita a massicci acquisti di titoli di Stato, ovvero quelle monetizzazioni del debito note anche come Quantitative Easing che ottengono il solo effetto di abbassare il tasso di interesse che aggrava ancora di più la recessione economica, poiché “ lo Stato è un pagatore di interessi e se questi si attestano a un livello troppo basso, il reddito generato dagli interessi finisce per azzerarsi”.Non sono servite dunque alla Bce le recenti esperienze del passato per trarre una semplice conclusione: le politiche monetarie sono del tutto inefficaci per ingenerare una ripresa economica. 
 
Le riforme strutturali imposte da Bruxelles in tutto questo, non fanno altro che aggravare la deflazione che affligge l’eurozona, nel tentativo di abbassare i livelli salariali e aumentare la competitività dell’eurozona che avrebbe bisogno “ di uno stimolo della domanda interna”, e non di una crescita basata esclusivamente sulle esportazioni. Dunque la raccomandazione è quella di abbandonare una moneta unica che sta progressivamente distruggendo il Paese, e tornare al più presto a una nuova lira. Su questo punto, è interessante sottolineare la proposta di Mosler che suggerisce, in un ipotetico passaggio da euro a lira, di non convertire forzosamente i depositi bancari in lire, per scongiurare la fuga di capitali e mettere così al riparo la nuova lira da una svalutazione causata dalla corsa all’euro. Saranno i correntisti stessi a procurarsi le nuove lire, vendendo euro e comprando le lire necessarie per pagare le tasse ed effettuare gli altri pagamenti. Una transizione che Mosler ritiene necessaria per evitare i rischi di una conversione forzosa.  

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