WSJ: i paesi dell'UE sono più poveri di quasi tutti gli Stati USA
Verso la fine dello scorso anno il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, rilasciò delle dichiarazioni molto discutibili dove paragonava l’Unione Europea a un giardino curato e fiorito che deve difendersi dal resto del mondo, una giungla selvaggia pronta a invadere l’idilliaco scenario europeo.
La realtà si è incaricata di smentire categoricamente le parole dal sapore neocolonialista dello spagnolo Borrell.
Gli ultimi dati OCSE sono eloquenti: nei 20 Paesi dell'Eurozona i consumi sono diminuiti di circa l'1% dalla fine del 2019, mentre negli Stati Uniti sono aumentati di quasi il 9%. Lo scrive il Wall Street Journal (WSJ), citando i dati dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.
Nel 2008, l'UE e gli USA rappresentavano ciascuno un quarto di tutta la spesa globale per i consumi. Oggi, l'UE rappresenta solo il 18% di questo totale, rispetto al 28% degli Stati Uniti.
Secondo l’OCSE, dal 2019 i salari corretti per l'inflazione sono diminuiti di circa il 3% in Germania, del 3,5% in Italia e Spagna e del 6% in Grecia. Nel frattempo, i salari reali negli Stati Uniti sono aumentati di circa il 6% nello stesso periodo.
Il quotidiano statunitense sottolinea che le difficoltà economiche sono arrivate "fino alla classe media", mentre anche la spesa per i generi alimentari di fascia alta ne ha risentito. Ad esempio, nel 2022 i tedeschi hanno consumato 52 chili di carne a persona, circa l'8% in meno rispetto all'anno precedente e il livello più basso da quando sono iniziati i calcoli nel 1989.
"I francesi mangiano meno salumi e bevono meno vino rosso. Gli spagnoli stanno riducendo l'olio d'oliva", mentre i prezzi della pasta, il prodotto preferito in Italia, sono aumentati "più del doppio del tasso d'inflazione nazionale", si legge nell'articolo. "In Germania, il consumo di carne e latte è sceso al livello più basso degli ultimi trent'anni e il mercato degli alimenti biologici, un tempo in piena espansione, è crollato".
Come confermano gli ultimi indici, l'Europa è entrata in recessione all'inizio di quest'anno, ampliando il senso di relativo declino economico, politico e militare emerso negli anni 2000.
Il WSJ spiega questa dinamica con l'invecchiamento della popolazione che preferisce il tempo libero e la sicurezza del posto di lavoro al reddito, oltre che con le conseguenze della pandemia di Covid-19 e della prolungata crisi in Ucraina, che sono arrivate a interrompere le catene di approvvigionamento globali, facendo salire i prezzi dell'energia e dei prodotti alimentari.
Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, l'economia della zona euro, misurata in dollari, è cresciuta di circa il 6% dal 2008, rispetto all'82% degli Stati Uniti.
Secondo un altro studio condotto questo mese dal Centro Europeo per l’Economia Politica internazionale, un think tank indipendente con sede a Bruxelles, un qualsiasi Paese del blocco UE è in media più povero pro capite di qualsiasi Stato USA, ad eccezione dell'Idaho e del Mississippi.
Questi dati confermano in modo incontrovertibile il fallimento del mostro tecnocratico europeo basato su austerità e neoliberismo. I dati parlano chiaro: l’economia è distrutta e i paesi, finanche quelli leader come Germania e Francia, sono allo stremo. E le folli politiche belliche adottate su ordine di Washington aggravano la situazione.
Gli Stati Uniti sono invece il principale beneficiario della destrutturazione dell'economia europea, poiché è verso gli Stati Uniti che affluiscono capitali e imprese, oltre che manodopera qualificata. Tuttavia, in futuro, questa situazione potrebbe portare a sconvolgimenti in un’Europa sempre più impoverita e dove potrebbero salire al potere forze non sistemiche. In queste condizioni, sarà sempre più difficile per Washington e Bruxelles mantenere lo status quo, il che potrebbe rafforzare notevolmente le posizioni di Cina e Russia nel confronto con gli Stati Uniti per quanto riguarda i rapporti con l’Europa. Rapporti che adesso sono segnati da un vero e proprio dominio di Washington. Infatti i vari burattini che governano l’Unione Europea e i singoli paesi sembrano fare a gara nell’adottare politiche sempre più contrarie agli interessi dei popoli europei pur di compiacere gli Stati Uniti.


