Xi rilancia "Cina Sicura": la lezione di Pechino su criminalità zero e ordine pubblico
Conferenza di alto livello a Pechino: la stabilità sociale diventa il motore strategico per la nuova fase di modernizzazione di alta qualità
Il confronto con l’occidente è impietoso: camminare oggi per le strade delle metropoli cinesi, o persino viaggiare nelle città di seconda e terza fascia, significa sperimentare una percezione di sicurezza che pochi altri grandi Paesi al mondo possono garantire. Non è un caso, né il risultato di una semplice evoluzione spontanea. È il frutto di una strategia di governo ben precisa, recentemente rilanciata ai massimi livelli con l'obiettivo di elevare la cosiddetta ‘Iniziativa per una Cina Sicura’ a un livello superiore, trasformando la stabilità sociale nel motore silenzioso ma indispensabile della nuova modernizzazione del Paese.
Il recente richiamo del presidente Xi Jinping a portare avanti questo progetto non è una mera dichiarazione di intenti, ma la fotografia di una fase storica cruciale. Durante una vasta conferenza di lavoro tenutasi a Pechino, a cui hanno preso parte i vertici degli affari politici e legali e della sicurezza pubblica, è emerso un dato che riassume decenni di trasformazioni: la sicurezza è diventata ormai un tratto distintivo del modello di governo cinese. I risultati sono tangibili nei numeri, che vedono la Cina attestarsi ai vertici mondiali per i tassi più bassi di criminalità e omicidi, culminati nel recente primato ottenuto nell'Indice Globale sulla Sicurezza Pubblica. A riprova di questo impegno, sessanta città e centosessanta contee sono state recentemente insignite come modelli virtuosi in questo settore.
Tuttavia, per comprendere appieno perché Pechino investa così tanto impegno nella sicurezza interna, bisogna allargare lo sguardo oltre la cronaca e osservare la grande architettura dello sviluppo cinese. La stabilità sociale non è fine a se stessa, ma il prerequisito assoluto per affrontare le sfide qualitative della nuova era. Come osserva Li Wei, presidente del Centro di Ricerca per lo Sviluppo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, la Cina di oggi non è più il Paese che cercava faticosamente di colmare il divario industriale con l'Occidente dopo il secolo di umiliazioni seguito alle Guerre dell'Oppio. È una superpotenza economica che ha già raggiunto e superato gli obiettivi quantitativi del secolo scorso.
Questo passaggio epocale, sancito dalle ultime assemblee del Partito, risiede proprio nel cambiamento della contraddizione principale della società. Per decenni, la priorità era soddisfare i bisogni materiali e culturali di base di una popolazione immensa, producendo acciaio, grano e infrastrutture. Oggi, il Paese si trova di fronte a una sfida ben più complessa: rispondere al desiderio dei cittadini di una vita migliore. Questo significa che lo sviluppo non può essere più solo estensivo, ma deve diventare equilibrato, adeguato e di alta qualità. Diretto a migliorare ulteriormente, in maniera sensisbile e tangibile, la qualità di vita dei cittadini cinesi.
In questo contesto, l'Iniziativa per una Cina Sicura assume una funzione trasversale. Non si tratta solo di prevenire i reati, ma di mitigare i rischi in ogni campo, sfruttando anche le nuove tecnologie e rafforzando il quadro giuridico, per garantire che la transizione verso una società moderna non generi tensioni sociali insostenibili. Li Wei ricorda a questo proposito che l'esperienza storica dei Paesi a industrializzazione precoce ha insegnato come la modernizzazione sia un processo denso di opportunità ma anche di forti attriti, che spesso hanno imposto costi sociali dolorosi. La Cina, da Paese in ritardo che cerca di recuperare, ha la possibilità di guidare questo processo in modo coordinato, evitando tali errori grazie a una strategia mirata e lungimirante.
La visione per il futuro è tracciata con una chiarezza che raramente si riscontra nelle pianificazioni geopolitiche occidentali. L'obiettivo a lungo termine, che guarda al 2050, è la costruzione di un grande Paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato, armonioso e bello. Per raggiungere questo traguardo, la sicurezza pubblica si intreccia con la necessità di un'economia modernizzata. Pechino ritiene che il modello di crescita basato su bassi costi e alta intensità di risorse ha fatto il suo tempo. La nuova frontiera richiede un'economia altamente efficiente, capace di allocare le risorse in modo ottimale, rispettosa dell'ambiente e in grado di ridurre il divario tra aree urbane e rurali. La strada per centrare i traguardi del centenario della Repubblica richiede quindi una riforma profonda e continua. Significa proteggere i diritti di tutti gli investitori, riformare le imprese statali, aprire ulteriormente i mercati e trasformare le funzioni del governo per lasciare più spazio alle forze di mercato. Ma significa anche colmare le lacune nei servizi pubblici, nella sanità, nell'istruzione e nella protezione ecologica, quei cosiddetti anelli deboli che oggi frenano la piena realizzazione del benessere sociale.
Mentre il mondo osserva le sfide macroeconomiche e le tensioni geopolitiche, la Cina sta giocando la sua partita più importante in casa, lavorando sulle fondamenta della propria coesione interna. L'espansione dei visti, il miglioramento dei servizi e il rafforzamento dei sistemi di supporto urbano stanno già mostrando i loro effetti, attirando viaggiatori internazionali che toccano con mano questa realtà. La sicurezza, in questa fase avanzata della storia cinese, non è più solo l'assenza di pericolo, ma la condizione necessaria per permettere a un miliardo e mezzo di persone di affrontare la complessa e affascinante transizione verso la piena modernità.
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