Ypf - Repsol, l'Argentina non trova l'appoggio morale da parte degli altri stati sudamericani
La nazionalizzazione da parte del governo argentino della società petrolifera YPF scalzando fuori la controllante spagnola Repsol, non sta trovando il consenso forse sperato dal Presidente Kirchner tra le altre nazioni sudamericane. Il Brasile infatti vede tale azioni come un primo passo di Buenos Aires per nazionalizzare altre società, che ricordano pericolosamente fantasmi ed azioni peroniste, oltre a minacciare anche alcune società energetiche argentine controllate dalla brasiliana Petrobras. Inoltre la crisi diplomatica che si è generata con la Spagna e l’Unione Europea proprio in un periodo di già aspre tensioni diplomatiche con la Gran Bretagana per l’anniversario della guerra delle Falkland/Malvinas non creano consenso da parte degli altri paesi del Mercosur.
Solo l’Uruguay e il Venezuela hanno salutato la nazionalizzazione della YPF con plauso mentre il Cile di Pineda ha sottolineato l’inaffidabilità che una tale azione può stimolare negli investitori stranieri che potrebbero decidere di solcare nuovi lidi ad esempio asiatici. L’Argentina tuttavia tira dritta per la sua strada. Grazie a nuovi giacimenti di petrolio scoperti e nuova ricchezza in vista Buenos Aires sente che è giunto il suo momento di reclamare il suo ruolo di possibile protagonista in America Latina oltre a scacciare le rovine delle privatizzazioni selvagge di fine anni ’90. Un ritorno al passato con politiche protezioniste dal sapore antico porteranno ad un salto nel futuro?


