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        <title>Feed RSS di lantidiplomatico.it</title>
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        <description>News di attualità globale attraverso competenza, passione e dedizione</description>

                        <item>
                    <title>Uniti come i chicchi di un melograno (di Li Xiaoyong)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-uniti_come_i_chicchi_di_un_melograno_di_li_xiaoyong/45289_68444/</link>
                    <pubDate>Tue, 11 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Li Xiaoyong*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;laquo;La nostra vita era molto difficile. Nei momenti peggiori non avevamo nemmeno abbastanza da mangiare. Pensavamo che trasferirci sarebbe stata la soluzione migliore. Grazie all&amp;rsquo;aiuto del Partito Comunista Cinese, abbiamo lasciato le montagne. Ci &amp;egrave; stato assegnato un appartamento di 75 metri quadrati e abbiamo anche trovato lavoro in uno stabilimento lattiero-caseario. Il numero dei miei yak &amp;egrave; passato da 6 a 600 e il mio reddito annuo ha superato i 100.000 yuan&amp;raquo;&lt;/em&gt;. Cos&amp;igrave; raccontava cinque anni fa Pu ciren, il pastore di Xizang, in un&amp;rsquo;intervista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cinque anni dopo, il governo cinese non solo ha aiutato milioni di persone come Pu ciren a uscire dalla povert&amp;agrave;, ma ha anche creato nuove opportunit&amp;agrave; per aumentare i redditi, attraverso pascoli intelligenti, irrigazione con droni, monitoraggio satellitare e le vendite attraverso le dirette online. In questo modo, le comunit&amp;agrave; delle minoranze etniche hanno potuto affrontare meglio le difficolt&amp;agrave; e trovare nuove strade per migliorare la propria vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cina ha una storia millenaria ed &amp;egrave; un Paese unito e multietnico. Oltre alla maggioranza Han, conta 55 minoranze etniche, per un totale di oltre 100 milioni di persone. Ogni gruppo etnico ha una propria cultura, un proprio abbigliamento e tradizioni particolari. Le diverse comunit&amp;agrave; hanno sempre mantenuto rapporti basati sull&amp;rsquo;uguaglianza, sull&amp;rsquo;unit&amp;agrave;, sull&amp;rsquo;aiuto reciproco e sull&amp;rsquo;armonia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei primi anni dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, a causa di fattori storici, naturali e sociali, le regioni delle minoranze etniche erano economicamente e socialmente poco sviluppate. In alcune zone erano ancora presenti residui di sistemi feudali, di servit&amp;ugrave; della gleba o di schiavit&amp;ugrave;. Con la nascita della Nuova Cina, lo Stato ha progressivamente promosso lo sviluppo economico e sociale e ha introdotto il sistema dell&amp;rsquo;autonomia regionale delle minoranze etniche. Oggi, le aree a statuto autonomo, che occupano oltre il 60% del territorio cinese, e le comunit&amp;agrave; delle minoranze etniche hanno assunto un volto completamente nuovo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Regioni autonome, sviluppo economico e nuove opportunit&amp;agrave;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le regioni autonome hanno conosciuto una rapida crescita economica. Dal 2012 al 2025, il PIL regionale delle cinque regioni autonome cinesi &amp;mdash; Mongolia Interna, Xizang, Ningxia, Xinjiang e Guangxi &amp;mdash; &amp;egrave; passato complessivamente da 3.250 a 8.660 miliardi di yuan. Le diverse comunit&amp;agrave; hanno sfruttato le caratteristiche e le risorse delle proprie regioni, trovando percorsi di sviluppo adatti alle proprie condizioni. Il Ningxia, per esempio, &amp;egrave; conosciuto come la &amp;ldquo;terra cinese del goji&amp;rdquo;. Grazie a questa caratteristica, la regione ha sviluppato un&amp;rsquo;intera filiera industriale. Nel 2024 la produzione di goji fresco ha raggiunto 320.000 tonnellate. Il settore si &amp;egrave; trasformato, passando dalla semplice vendita del frutto essiccato alla produzione di prodotti ad alto valore aggiunto: succo concentrato di goji, caff&amp;egrave; al goji, rossetti, alimenti funzionali e oltre 120 altri prodotti trasformati. Il valore complessivo della filiera ha raggiunto 29 miliardi di yuan. Il piccolo frutto rosso &amp;egrave; diventato una &amp;ldquo;bacca d&amp;rsquo;oro&amp;rdquo;, un vero motore per la rivitalizzazione delle aree rurali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una vita sempre migliore&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2021, tutti i 420 distretti delle aree autonome delle minoranze etniche hanno superato la soglia della povert&amp;agrave; e tutte le 28 minoranze etniche con popolazione ridotta hanno raggiunto l&amp;rsquo;obiettivo di uscire dalla povert&amp;agrave; come comunit&amp;agrave;. Lo Xizang &amp;egrave; entrato nell&amp;rsquo;era dell&amp;rsquo;alta velocit&amp;agrave; ferroviaria. Le autostrade collegano sempre pi&amp;ugrave; villaggi e comunit&amp;agrave;, mentre la copertura 5G raggiunge anche i pascoli di montagna pi&amp;ugrave; remoti. Le reti idriche e elettriche hanno colmato molte delle carenze infrastrutturali del passato. Nel 2025, il valore delle vendite online in Xizang ha superato i 28 miliardi di yuan, diventando uno dei principali motori dello sviluppo di alta qualit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;economia dell&amp;rsquo;altopiano. Prodotti tipici come la carne secca di yak e lo tsampa, alimento tradizionale dello Xizang, raggiungono mercati pi&amp;ugrave; lontani. Chi un tempo dipendeva quasi completamente dalle condizioni climatiche pu&amp;ograve; oggi aumentare il proprio reddito senza lasciare il proprio villaggio. Il senso di soddisfazione e di felicit&amp;agrave; si riflette sempre pi&amp;ugrave; concretamente nella vita quotidiana delle persone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pi&amp;ugrave; opportunit&amp;agrave; nell&amp;rsquo;istruzione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima della fondazione della Nuova Cina, il tasso di analfabetismo tra le minoranze etniche cinesi superava il 95% e in tutto il Paese esisteva una sola universit&amp;agrave; dedicata alle minoranze etniche. Grazie alla diffusione dell&amp;rsquo;istruzione obbligatoria e ai programmi di alfabetizzazione portati avanti nel corso degli anni, nel 2022 il numero di studenti appartenenti alle minoranze etniche iscritti a scuole ha raggiunto 34,77 milioni. Le istituzioni universitarie dedicate alle minoranze etniche sono diventate 32 e offrono numerosi corsi sulle lingue, le culture e le storie delle diverse comunit&amp;agrave;. L&amp;rsquo;accesso delle minoranze etniche all&amp;rsquo;istruzione superiore &amp;egrave; quindi progressivamente migliorato, con opportunit&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; ampie di studiare e svilupparsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 1&amp;deg; luglio di quest&amp;rsquo;anno &amp;egrave; entrata in vigore la Legge della Repubblica Popolare Cinese sulla promozione del progresso e dell'unit&amp;agrave; etnica. Per la prima volta, la legge definisce sul piano giuridico concetti fondamentali come la costruzione della comunit&amp;agrave; della nazione cinese. La legge stabilisce inoltre il rispetto e la tutela del diritto delle minoranze etniche a imparare e utilizzare le proprie lingue e scritture e sottolinea il principio secondo cui ogni cultura deve poter esprimere la propria bellezza e contribuire. Il nuovo quadro legislativo offre un sostegno istituzionale pi&amp;ugrave; solido allo sviluppo comune delle diverse comunit&amp;agrave;, fornisce indicazioni pi&amp;ugrave; chiare per promuovere l&amp;rsquo;unit&amp;agrave; nazionale e propone una prospettiva cinese sulla governance delle questioni etniche e sulla tutela dei diritti delle minoranze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli ultimi anni, un numero crescente di giornalisti e influencer italiani ha inserito lo Xinjiang, lo Xizang, il Ningxia e altre regioni cinesi nei propri itinerari, per conoscere direttamente e raccontare lo sviluppo economico, la cultura e le tradizioni locali.Nel maggio di quest&amp;rsquo;anno, il coro giovanile di Wuzhishan si &amp;egrave; esibito in Italia. Ai piedi del Colosseo, i giovani artisti hanno presentato al pubblico italiano canti e danze tradizionali dei etnici Li e Miao. Dopo il loro ritorno in Cina, hanno inoltre riallacciato i rapporti con i giovani italiani in visita a Hainan, creando nuovi legami di amicizia attraverso la musica e la danza. Invitiamo gli amici italiani a sfruttare le opportunit&amp;agrave; offerte dall&amp;rsquo;attuale politica di ingresso senza visto e a visitare la Cina: fare una passeggiata in un villaggio Miao, sedersi in una yurta mongola, ammirare la maestosit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Himalaya in Xizang, scoprire la vastit&amp;agrave; dei deserti e i pioppi del deserto dello Xinjiang, oppure visitare il Ningxia, conosciuto come la &amp;laquo;terra delle stelle&amp;raquo;. La Cina &amp;egrave; pronta a continuare a lavorare insieme all&amp;rsquo;Italia, nel rispetto reciproco e sulla base dell&amp;rsquo;uguaglianza, affinch&amp;eacute; le diverse culture e tradizioni etniche possano incontrarsi, dialogare e risplendere l&amp;rsquo;una accanto all&amp;rsquo;altra attraverso lo scambio e il confronto tra civilt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;*Incaricato d'Affari ad interim dell'Ambasciata cinese in Italia&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                            <item>
                    <title>Cina, Russia e Iran, io ve l’avevo detto (di Vito Petrocelli)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cina_russia_e_iran_io_ve_lavevo_detto_di_vito_petrocelli/52637_68442/</link>
                    <pubDate>Fri, 07 Aug 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Vito Petrocelli&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci sono vicende politiche che sembrano chiudersi con una condanna definitiva e che invece, col passare del tempo, possono essere viste sotto una luce diversa. La mia storia politica appartiene a questa categoria.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2022 sono stato trasformato nel bersaglio perfetto: il senatore da isolare, il presidente della Commissione Esteri da rimuovere, l&amp;rsquo;uomo da espellere perch&amp;eacute; colpevole di mettere in discussione il pensiero unico che, in quei mesi, sembrava non ammettere n&amp;eacute; dubbi n&amp;eacute; sfumature. Bastava pronunciare la parola &amp;ldquo;diplomazia&amp;rdquo; senza premettere una condanna rituale del tipo &amp;ldquo;c&amp;rsquo;&amp;egrave; in aggressore e un aggredito&amp;rdquo;, bastava sostenere che l&amp;rsquo;invio continuo di armi avrebbe allontanato la pace e portato l&amp;rsquo;Italia ad essere considerata in guerra, bastava ricordare che la politica estera non pu&amp;ograve; essere sostituita dalla propaganda, per essere marchiati come traditori, putiniani o nemici dell&amp;rsquo;Occidente.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho pagato un prezzo alto per il mio dissenso in quella stagione: l&amp;rsquo;isolamento politico, gli insulti, la delegittimazione personale e infine l&amp;rsquo;espulsione dal Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ne ho ricavato anche, &amp;egrave; giusto dirlo, tanti apprezzamenti per la coerenza e la soddisfazione morale di non essermi piegato e fatto assimilare.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A distanza di pochi anni, molte delle questioni che allora venivano considerate indicibili sono diventate oggetto di un confronto pubblico sempre pi&amp;ugrave; ampio. Oggi Giuseppe Conte denuncia giustamente la corsa al riarmo europeo, critica l&amp;rsquo;aumento delle spese militari imposto dalla NATO e insiste sulla necessit&amp;agrave; di interrompere l&amp;rsquo;invio di armi all&amp;rsquo;Ucraina e riportare la diplomazia al centro della soluzione del conflitto. &amp;Egrave; difficile per chiunque ignorare che il confine tra ci&amp;ograve; che ieri era considerato indicibile e ci&amp;ograve; che oggi &amp;egrave; diventato legittimo nel dibattito politico si &amp;egrave; spostato in maniera evidente.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gi&amp;agrave; un anno prima, a giugno 2021, avevo detto molto di pi&amp;ugrave; in un&amp;rsquo;intervista a Repubblica, sostenendo &amp;ldquo;che proprio all&amp;rsquo;interno del campo occidentale l&amp;rsquo;Italia debba essere il miglior riferimento per Russia, Cina e Iran&amp;rdquo;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sulla Russia, ho sempre affermato che un grande Paese non si isola con gli slogan e che rompere ogni canale di dialogo avrebbe reso la pace pi&amp;ugrave; lontana. Oggi Conte ribadisce, finalmente, che la soluzione non pu&amp;ograve; essere esclusivamente militare, pur confermando la condanna dell&amp;rsquo;invasione russa senza fare un&amp;rsquo;adeguata riflessione storica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io avvertivo che l&amp;rsquo;invio incessante di armamenti avrebbe favorito una guerra sempre pi&amp;ugrave; lunga, pi&amp;ugrave; sanguinosa e pi&amp;ugrave; difficile da concludere. Oggi la richiesta di aprire un negoziato &amp;egrave; diventata finalmente parte integrante del discorso politico.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi anche sulla Cina le distanze tra il partito di Conte e le mie aspettative di allora si sono praticamente azzerate.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli anni ho sempre rifiutato la logica dei blocchi contrapposti e ho sostenuto che trasformare Pechino nel nuovo nemico sistemico dell&amp;rsquo;Occidente avrebbe prodotto una nuova guerra fredda dagli effetti devastanti per l&amp;rsquo;economia europea.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi Conte mantiene un approccio pi&amp;ugrave; istituzionale, ma si riavvicina a Pechino richiamando la necessit&amp;agrave; di difendere gli interessi italiani senza farsi trascinare in una contrapposizione permanente tra potenze.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sull&amp;rsquo;Iran le posizioni sono ancora distanti. Negli hanno ho sempre proposto di privilegiare il dialogo rispetto alla politica delle sanzioni come risposta automatica a ogni crisi internazionale. Oggi la posizione di Conte si limita alla convinzione che la diplomazia debba prevalere sull&amp;rsquo;interventismo a guida USA/Israele.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine il punto forse pi&amp;ugrave; significativo: i rapporti con gli Stati Uniti e la NATO. Per anni ho combattuto quella che consideravo una crescente subordinazione strategica dell&amp;rsquo;Europa e dell&amp;rsquo;Italia alle decisioni di Washington e detto chiaramente di vedere nell&amp;rsquo;espansione dell&amp;rsquo;Alleanza Atlantica verso Est uno degli elementi che avevano alimentato la tensione con Mosca e scatenato la sua reazione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi Conte parla apertamente della necessit&amp;agrave; di un&amp;rsquo;autonomia strategica europea e critica l&amp;rsquo;aumento delle spese militari richiesto dalla NATO. Un po&amp;rsquo; poco&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutte queste differenze dimostrano il progressivo spostamento del dibattito verso temi che allora erano stati espulsi dalla discussione. Non bastano per&amp;ograve; a giustificare che sono stato sacrificato perch&amp;eacute; dicevo cose che oggi, con parole diverse, vengono pronunciate da autorevoli protagonisti della stessa area politica. Non bastano per&amp;ograve; a giustificare di essere stato trasformato in uno dei capri espiatori di una stagione dominata dalla polarizzazione, nella quale chiunque osasse mettere in discussione la narrazione prevalente veniva prima delegittimato e poi allontanato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La politica dovrebbe avere il coraggio di confrontarsi con le idee invece di eliminare chi le esprime, perch&amp;eacute; quando il dissenso viene trattato come un reato, viene processato non soltanto un uomo, ma il diritto stesso di porre domande e fare proposte scomode.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io e altri l&amp;rsquo;avevamo detto, oggi ci stanno arrivando in tanti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Meglio tardi che mai.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Editoriali  </category>
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                    <title>La mappa di Eurostat che smonta tutte le storielle che vi raccontano sul turismo di massa </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_mappa_di_eurostat_che_smonta_tutte_le_storielle_che_vi_raccontano_sul_turismo_di_massa/29278_68443/</link>
                    <pubDate>Fri, 07 Aug 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Antonio Di Siena&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da anni ci raccontano la storiella di come, in nazioni economicamente depresse, il turismo sia una ghiotta occasione di sviluppo nonch&amp;eacute; uno straordinario volano di benessere per la societ&amp;agrave; tutta. Eppure basta guardare questa mappa di Eurostat per accorgersi di un dettaglio che fa crollare l&amp;rsquo;intero castello di carta della retorica promotrice della &amp;ldquo;thailandizzazione&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;Italia e degli altri paesi euromediterranei.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella lista degli Stati UE in cui &amp;egrave; presente la quota maggiore di popolazione che non pu&amp;ograve; permettersi nemmeno una settimana di vacanza (UNA SETTIMANA), compaiono infatti tutte le principali economie turistiche del Mediterraneo: Grecia, Spagna, Italia e Portogallo. Ovvero le stesse destinazioni scelte da mezzo mondo per andare in vacanza. Nella condizione opposta, ovviamente, olandesi, lussemburghesi, scandinavi eccetera. Gli stessi che (insieme a britannici , israeliani e statunitensi) stanno saccheggiando a prezzi stracciati il patrimonio immobiliare delle mete vacanziere pi&amp;ugrave; ricercate del Mediterraneo. Un paradosso che &amp;egrave; tale solo in apparenza perch&amp;eacute; il tanto decantato modello economico di sviluppo turistico produce s&amp;igrave; ricchezza, ma la concentra tra rendita immobiliare, fondi d&amp;rsquo;investimento, grandi operatori del settore e piattaforme digitali. Nel mentre distribuisce sui territori interessati occupazione precaria (stagionale e non sindacalizzata), salari bassi e inflazione (di beni e servizi primari). Detto in altri termini: una forte specializzazione turistica non coincide automaticamente con un maggiore benessere diffuso della popolazione. Anzi, l&amp;rsquo;esatto contrario. Perch&amp;eacute; per i cittadini dei paesi euromediterranei non diventa sempre pi&amp;ugrave; complicato soltanto fare la spesa e comprare casa, ma conseguentemente anche andare in vacanza. Per giunta nel proprio stesso paese che nel frattempo - diventato sempre pi&amp;ugrave; dipendente dal turismo - si &amp;egrave; adeguato su prezzi letteralmente inaccessibili ai residenti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco perch&amp;eacute; dovremmo smetterla - una volta per tutte - di misurare il &amp;ldquo;successo&amp;rdquo; di un territorio contando entusiasticamente gli arrivi col pallottoliere. Il vero indicatore non &amp;egrave; quanti turisti riesce ad attirare una citt&amp;agrave;, ma quante sono le persone che ci vivono che possono ancora permettersi un lavoro ben pagato, una casa e almeno una settimana di vacanza, insomma una vita dignitosa. Al contrario, se i visitatori aumentano costantemente ma nel contempo diminuisce la capacit&amp;agrave; dei residenti di vivere il proprio Paese, allora non siamo mica davanti a un modello di sviluppo. Ci&amp;ograve; che abbiamo di fronte &amp;egrave; esclusivamente un sofisticato modello di estrazione di ricchezza, cresciuto e sviluppatosi nel vuoto di una politica che, incapace di creare benessere reale, ha venduto ai suoi cittadini il sogno di cartone del turismo. &amp;Egrave; infatti molto pi&amp;ugrave; facile convincere un&amp;rsquo;intera popolazione senza prospettive a inseguire l&amp;rsquo;illusione della rendita che impegnarsi a costruire un&amp;rsquo;economia realmente capace di generare ricchezza e benessere diffusi. Cos&amp;igrave; il cittadino smette di colpo di essere il soggetto destinatario delle politiche pubbliche e tira a campare in autonomia, trasformandosi in una sorta di infrastruttura umana dell&amp;rsquo;industria dell&amp;rsquo;accoglienza. Possibilmente senza lamentarsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Per approfondire e non lasciarvi ingannare dalle truffe semantiche sul tema: #&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/turisti-a-casa-nostra/&quot;&gt;turistiacasanostra&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Il DiSsenziente</category>
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                    <title>L'odio dei nazi-nazionalisti polacchi per i nazi-banderisti ucraini</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lodio_dei_nazinazionalisti_polacchi_per_i_nazibanderisti_ucraini/45289_68441/</link>
                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Poggi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;5 agosto. C'&amp;egrave; un paese, in Europa, che negli ultimi tempi sembra essersi assunto il compito quantomeno di frenare, se non mettere a tacere del tutto, la boria, la supponenza, l'altezzosit&amp;agrave; che non solo mostrano di per s&amp;eacute; buona parte degli ucraini a spasso per il mondo, ma che vengono anche accresciute artificiosamente dalle &amp;eacute;lite europee, venendo ovviamente dirette contro Moskva. Si tratta di un paese che, tra l'altro, non pu&amp;ograve; certo essere accusato di simpatie filo-russe, tanto che suoi alti esponenti continuano a parlare di scontro con la Russia. Ma &amp;egrave; comunque un paese in cui le forti tendenze nazionalistiche e i sentimenti da &amp;ldquo;resa dei conti&amp;rdquo; hanno preso la strada di un deciso accanimento anti-ucraino, ingigantito dalla eroicizzazione da parte di Kiev dei propri &amp;ldquo;idoli&amp;rdquo; filo-nazisti, nonostante che quello stesso paese, per larga parte degli anni '30, fosse stato esso stesso all'avanguardia in fatto di simpatie hitleriane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stiamo parlando della Polonia, il cui ministro degli esteri, ad esempio, Radoslaw Sikorski, patetico consorte della famigerata &amp;ldquo;storica&amp;rdquo; yankee Anne Applebaum, non si perita a spiattellare che anche nei periodi di normali relazioni con la Russia, la Polonia non ha mai smesso di prepararsi a un conflitto con essa. Nell'Europa centrale e orientale, dice Sikorski, &amp;laquo;abbiamo capito che la finestra di opportunit&amp;agrave; storica, in cui la Russia era pronta a cooperare, non sarebbe rimasta aperta per sempre. Da vent'anni spendiamo il 2% del PIL per la difesa, fin da quando il 2% sembrava una cifra significativa. Ora spendiamo il 4,8% (e se includiamo i prodotti a duplice uso, arriviamo al 7%) e stiamo reindustrializzando il settore della difesa utilizzando sia fondi del bilancio nazionale che fondi UE&amp;raquo;. Cos&amp;igrave;, tanto per dire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma ecco che Varsavia &amp;egrave; oggi costretta a fare i conti anche con la propria popolazione; o quanto meno con quella parte in cui sono pi&amp;ugrave; diffusi i sentimenti di rivalsa per i crimini commessi a suo tempo dai filo-nazisti ucraini di OUN-UPA e di revanscismo per i territori di Bielorussia e Ucraina perduti nel 1939, di cui non sa mistero, soprattutto per quanto riguarda l'Ucraina, di voler tornare in possesso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cos&amp;igrave; che, in Polonia, fino a poco tempo fa maggior hub di rifornimenti militari europei a Kiev, cominciano ad averne abbastanza della &amp;ldquo;impunit&amp;agrave;&amp;rdquo; concessa dalla UE ai crimini commessi dai Servizi ucraini, non solo in Russia. Anche l'ex colonnello del SBU, Vasilij Prozorov, afferma che il blocco occidentale perdona al regime di Kiev qualsiasi crimine, persino quelli commessi in territorio europeo: sin dall'inizio del conflitto, &amp;laquo;l'Occidente ha instillato in Zelenskij e nella leadership ucraina un senso di eccezionalit&amp;agrave;&amp;raquo;, cos&amp;igrave; da credere sinceramente di essere &amp;laquo;lo scudo dell'Europa, che tutti siano in debito con loro per aver combattuto e sacrificato la propria vita... A loro tutto &amp;egrave; permesso; possono farla franca... Kiev capisce benissimo questi segnali: possono fare qualsiasi cosa. Possono far saltare in aria il Nord Stream o la gente a Monaco, schiacciare i polacchi, deriderli, ignorarli apertamente, e non succeder&amp;agrave; loro nulla&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma, ecco che coi polacchi le cose stanno cambiando. La situazione degli ucraini in Polonia peggiora: i sussidi sociali gratuiti vengono tagliati e in alcuni strati di popolazione vengono fuori i peggiori sentimenti nazionalistici. Cos&amp;igrave;, accade che, a Varsavia, si assista a una marcia anti-ucraina, durante la quale vengono scanditi slogan sia contro Kiev che contro la leadership polacca, scandendo &quot;Ricordiamo la Volinia&quot; e &quot;La Polonia non &amp;egrave; banderista&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;Si percepisce un senso di ansia e di minaccia. E, in una certa misura, la presenza di rifugiati ucraini in Polonia viene talvolta percepita come un segnale, un promemoria di questa minaccia&amp;raquo;, si commenta nel reportage di un canale ucraino. Tutto questo manifesta &amp;laquo;ostilit&amp;agrave; o avversione verso la presenza di rifugiati provenienti da un paese dilaniato dalla guerra. Ma possiamo parlare anche di meccanismi puramente politici, poich&amp;eacute; tale senso di crisi o di ansia fa il gioco delle forze politiche radicali che utilizzano propaganda xenofoba e teorie del complotto&amp;raquo;, afferma il sociologo polacco Rafal Pankowski.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; in questo clima che il deputato della Rada ucraina Vladimir Vjatrovic, banderista ed ex direttore del nazionalista &amp;ldquo;Istituto della Memoria Nazionale&quot;, sostiene che i politici polacchi sfruttano le dispute storiche con l'Ucraina a fini elettorali: &amp;laquo;La Polonia, rappresentata da politici come il presidente Tadeusz Nawrocki, non &amp;egrave; interessata a risolvere la situazione e la presunta insolubilit&amp;agrave; della questione offre certi vantaggi politici... si pu&amp;ograve; notare, nell'esempio di Nawrocki, come la sua popolarit&amp;agrave; sia aumentata dopo aver annunciato di voler revocare a Zelenskij l'Ordine dell'Aquila Bianca&amp;raquo; nel giugno scorso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ed &amp;egrave; curioso osservare come, ancora il banderista Vjatrovic, accusi le &amp;eacute;lite polacche di &amp;ldquo;ritorno al nazismo&amp;rdquo; che, dice, alimentano &amp;laquo;emozioni primordiali che risvegliano il male nelle persone, annientando ogni moralit&amp;agrave; e appellandosi alla natura bestiale dell'uomo... che crede di dover proteggere solo se stesso e che considera tutti gli estranei come fonti di pericolo. Il nazismo, a suo tempo, fece leva con successo su queste stesse emozioni&amp;raquo;. Parole a dir poco &amp;ldquo;fantasiose&amp;rdquo;, pronunciate da un fautore di una junta nazigolpista che non si fa scrupolo di allestire messinscene come il presunto &amp;ldquo;massacro russo di Bucha&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dunque, afferma il politologo ucraino Ruslan Bortnik, l'avversione popolare dei polacchi per l'Ucraina e gli ucraini ha raggiunto proporzioni tali che il prossimo governo, per vincere, dovr&amp;agrave; adottare una politica anti-ucraina. In Polonia, dice Bortnik, la fiducia in Zelenskij &amp;egrave; bassa e continua a diminuire: secondo un sondaggio IBRIS, il 75% dei polacchi ha un'opinione negativa del jefe de la junta; il 42% valuta come molto negativo il proprio atteggiamento nei confronti di Zelenskij e il 34% come abbastanza negativo. Di contro, il 15% ha un'opinione abbastanza positiva e appena il 2% ha un'opinione molto positiva. Significativo, dice Bortnik, che anche i sostenitori del partito di governo Piattaforma Civica siano divisi a met&amp;agrave;, mentre nel partito pi&amp;ugrave; a destra e di estrema destra c'&amp;egrave; un quasi unanime giudizio molto negativo su Zelenskij. Sulla base di questi dati, &amp;laquo;nessuno, nemmeno Donald Tusk, sulla base di buoni rapporti con l'Ucraina, sar&amp;agrave; in grado di vincere le prossime elezioni parlamentari in Polonia nel 2027&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tanto pi&amp;ugrave; che, non solo in Polonia, ma anche in Ungheria e Romania, come noto da tempo, si fa strada l'idea di dividersi l'Ucraina e questo preoccupa non poco Kiev. Nonostante che nella politica pubblica di quei paesi, dice ancora Bortnik, non ci siano aperte &amp;laquo;rivendicazioni territoriali nei confronti dell&amp;rsquo;Ucraina, le tesi sulla possibile restituzione dei territori che una volta facevano parte di quei paesi rimangono popolari negli ambienti di destra&amp;raquo; locali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come che sia, la Polonia, da principale alleato di Kiev, si sta trasformando in un paese in cui si picchiano gli ucraini e, su Komsomol'skaja Pravda, Julija Al&amp;euml;kina scarrella un lungo elenco di episodi, in varie citt&amp;agrave; polacche, in cui il fattore etnico &amp;egrave; stato alla base di violenze di strada.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Kozuch&amp;oacute;w, scrive Al&amp;euml;kina, tutto &amp;egrave; iniziato con una radio a volume troppo alto; a Breslavia con una frase, a Radom con una sigaretta: in sei mesi, il numero di denunce di &quot;crimini d'odio&quot; contro gli ucraini &amp;egrave; aumentato di oltre il 30%. &amp;laquo;Per quattro anni, la Polonia ha portato l'Ucraina sulle spalle... Ai polacchi era stato detto che non si trattava di beneficenza, ma di un contributo alla lotta comune contro la Russia. E cos&amp;igrave; hanno fatto: hanno accolto milioni di rifugiati, hanno permesso agli arsenali di tutto l'Occidente di transitare sulle loro autostrade e nei loro cieli per l'Ucraina, hanno sacrificato miliardi di zloty, migliaia di tonnellate di armi e la propria tranquillit&amp;agrave;&amp;raquo;. E il prezzo pagato &amp;egrave; stato la venerazione pubblica a Kiev di Bandera e &amp;Scaron;ukhevic, cio&amp;egrave; dei massacratori di polacchi, ebrei, russi. Ora, la pazienza &amp;egrave; finita, e in modo plateale: il ministro della difesa polacco ha sbattuto la porta e ha dichiarato: &amp;laquo;con Bandera, non entrerete nell'Unione Europea&amp;raquo; e la stampa polacca ha iniziato a pronunciare parole impensabili solo un anno fa: &amp;laquo;&amp;egrave; ora di ricucire i rapporti con la Russia&amp;raquo;. Fino a ieri, ironizza Al&amp;euml;kina, Varsavia avrebbe denunciato ai Servizi &amp;laquo;chiunque pronunciasse una frase del genere. Oggi, la denuncia viene fatta alla stampa. Per quattro anni, dal 2022, il paese ha offerto ai rifugiati in arrivo il leggendario t&amp;egrave; caldo servito alle stazioni ferroviarie; ora si &amp;egrave; passati ai test di &quot;polacit&amp;agrave;&quot;: e sempre pi&amp;ugrave; spesso, a suon di pugni&amp;raquo;. E, ancor pi&amp;ugrave; spesso, la polizia polacca ignora le motivazioni etniche alla base delle bastonature ai danni di ucraini, riducendo il tutto a &amp;ldquo;scontri tra polacchi e ucraini&amp;rdquo;. E gli episodi si ripetono: a Breslavia, una giovane coppia &amp;egrave; stata picchiata fuori da un negozio dopo una discussione per un posto in fila, con insulti a sfondo ucraino. Il resto &amp;egrave; routine: Plock, Legnica, Czestochowa, un treno per Tluszcz e i motivi sono banali: la fila, una sigaretta, i piedi sul sedile, un negozio di liquori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'8 maggio, a Radom, quattro uomini hanno chiesto una sigaretta a un ventenne ucraino. Dopo aver sentito il suo accento, hanno messo alla prova il suo diritto di trovarsi in Polonia, chiedendogli di cantare una canzone polacca. Al suo rifiuto, lo hanno insultato, picchiato, gli hanno lussato una spalla. Il giorno prima, a Varsavia, spray al peperoncino, calci, grida di &quot;vai in Ucraina&quot; e un sedicenne &amp;egrave; stato ferito gravemente: frattura cranica e intervento chirurgico. Fermati cinque giovani tra i 15 e i 18 anni, ma la procura non ha accertato se il passaporto ucraino sia stato il motivo. Breslavia: insulti nazionalisti e sei punti di sutura a una donna ucraina che aveva rimproverato un uomo per aver saltato la fila; in questo caso, l'accusa &amp;egrave; di aggressione basata sull'appartenenza etnica. A Plock, senza preamboli: &amp;laquo;In Polonia parliamo polacco&amp;raquo;, una spinta e un quindicenne &amp;egrave; stato buttato gi&amp;ugrave; dall'autobus.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In sostanza, in sei mesi, per 180 volte un agente di polizia polacco ha scritto la parola &quot;ucraino&quot; nella colonna &quot;vittima&quot; di un rapporto, sotto accusa per odio e violenza a sfondo etnico. Nell'intero anno, annotazioni simili sono state 267. A luglio, il centro di ricerche sociologiche CBOS, per la prima volta nella sua storia ha registrato una maggioranza contraria all'accoglienza dei rifugiati ucraini: 52 contro 42; il 54% considera gli aiuti eccessivi; la simpatia per gli ucraini &amp;egrave; del 29%, l'avversione del 43% e solo un anno fa, le percentuali erano esattamente opposte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fatto &amp;egrave; che, osserva Julija Al&amp;euml;kina, il segnale &amp;egrave; arrivato dall'alto e in basso lo si &amp;egrave; colto al volo: mentre Kiev innalzava al pantheon i carnefici della Volinia, le autorit&amp;agrave; polacche, per la prima volta, hanno protestato a gran voce e minacciato l'Ucraina di chiudere le porte della UE. La gente comune ne ha tratto la propria conclusione: se i vertici hanno smesso di ostentare formalit&amp;agrave;, anche la base pu&amp;ograve; alzare la voce. Sono rimasti in silenzio per quattro anni. Hanno resistito. E la svolta c'&amp;egrave; stata. In particolare, il protagonista di questa analisi sociologica meriterebbe un necrologio a parte: Zelenskij &amp;egrave; oggi valutato negativamente dal 75,8% dei polacchi; eppure, nel marzo 2022, il Sejm polacco gli ha tributato una standing ovation e i politici locali invidiavano i suoi indici di gradimento a Varsavia. Quattro anni dopo, &amp;laquo;di quell'ovazione non resta altro che lo scricchiolio delle sedie: il pubblico non applaude, ma si alza e si dirige verso le uscite. Nessuno in Polonia &amp;egrave; mai caduto cos&amp;igrave; rapidamente&amp;raquo;. Gli analisti polacchi hanno esaminato il segmento anti-ucraino di internet e hanno scoperto che solo il 7% degli account &amp;egrave; automatizzato. Il restante 93% dell'irritazione verso gli ucraini e l'Ucraina &amp;egrave; generato da persone vere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In conclusione, lo Stato polacco sta facendo due cose contemporaneamente, senza contraddirsi. Arresta chi picchia gli ucraini per strada e, allo stesso tempo, riconsidera per&amp;ograve; &amp;laquo;la posizione speciale dell'Ucraina, ricalcolando a chi deve, e cosa, al di fuori dei propri confini: a quanto pare, a nessuno e niente. Nel 2022, la Polonia accoglieva l'Ucraina alle stazioni ferroviarie con il t&amp;egrave; caldo. Nel 2026, se ne sta sulla soglia, guarda l'orologio e non chiede pi&amp;ugrave; come pu&amp;ograve; essere d'aiuto. Chiede quando se ne andranno&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D'altra parte, un nazionalismo tira l'altro e quello di certi ambienti polacchi non &amp;egrave; che lo specchio, contrapposto, della impunit&amp;agrave; di cui si vantano molti ucraini scorrazzanti per l'Europa; un'impunit&amp;agrave; coltivata dalle cancellerie occidentali che proclamano l'Ucraina &amp;ldquo;vallo europeo&amp;rdquo; contro l'espansionismo della &amp;ldquo;autocrazia russa&amp;rdquo;. A ciascuno il suo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Il turismo di massa e i &quot;risvegli&quot; del Corriere della sera</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_turismo_di_massa_e_i_risvegli_del_corriere_della_sera/45289_68422/</link>
                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Angela Fais per l'AntiDiplomatico&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo in estate e le mete turistiche sono letteralmente prese d&amp;rsquo;assalto. Molto spesso si tratta di visitatori che lasciano la localit&amp;agrave; a fine giornata, appena il tempo di mangiare qualcosa, fare un selfie e ripartire, come ad esempio accade per le Tre cime di Lavaredo dove sono state registrate medie di 13mila presenze al giorno.&lt;/p&gt;
&lt;h1 class=&quot;product_title entry-title&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/pietre-senza-popolo/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt;&quot;&gt;PIETRE SENZA POPOLO&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;p class=&quot;price&quot; style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/pietre-senza-popolo/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;img src=&quot;/public/mce/Pietre-senza-popolo-copertina2.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;887&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, non bisogna stupirsi dal momento che questi sono gli esiti di precise politiche che hanno deciso di concepire i luoghi unicamente come spazi attrattivi da consumare attraverso un turismo mordi e fuggi che alla comunit&amp;agrave; - &amp;egrave; arrivato il momento di ammetterlo - lascia solo disagi, non di certo ricchezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questo punto le soluzioni che solitamente vengono proposte si riducono fondamentalmente a due ed entrambe ricadono nell&amp;rsquo;alveo di quelle stesse politiche che hanno generato il problema: destagionalizzazione e introduzione di un ticket turistico. Entrambe non sono risolutive per chi la citt&amp;agrave; la abita, ma&amp;nbsp; forniscono dei vantaggi a chi la citt&amp;agrave; la &amp;ldquo;gestisce&amp;rdquo;, limitandosi ad amministrarla al di fuori di una visione politica dove i cittadini potrebbero avere ancora dei diritti da reclamare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La destagionalizzazione &amp;egrave; un grande mito. Difficilissima da perseguire giacch&amp;eacute; dipendente da troppe variabili, essendo le vacanze legate a periodi dell&amp;rsquo;anno fissi. A meno che non si voglia emulare Fantozzi a Capri a Natale, la maggior parte dei turisti vuole fare le vacanze col caldo, nel periodo estivo. Inoltre, tenere aperte le strutture in bassa stagione consentirebbe guadagni limitati, comportando dei costi di gestione molto alti. Oltre al fatto che per certe mete, come alcune isole e localit&amp;agrave; costiere, le presenze turistiche sono talmente elevate che la destagionalizzazione non risolverebbe alcunch&amp;eacute;. E&amp;rsquo; il caso delle Isole Eolie o delle Egadi. Le prime, con una popolazione di 15mila abitanti fissi, registrano oltre 452mila presenze. Le Egadi si attestano invece intorno a 231.000 presenze ufficiali, escludendo una grande fetta di escursionisti giornalieri, a fronte di una popolazione di sole 4300 persone (dati ISTAT). Quindi con flussi turistici cos&amp;igrave; intensi, se pure si destagionalizzasse, includendo qualche settimana in pi&amp;ugrave; a cavallo tra alta e bassa stagione, non cambierebbe assolutamente nulla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto al ticket turistico, di fatto, esso sancisce il fallimento della politica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Venezia ha determinato appena una lieve flessione del numero dei visitatori, che si attesta tra 40mila e 90mila presenze giornaliere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dunque la misura si conferma non risolutiva se la consideriamo dal punto di&amp;nbsp;vista dei residenti, che vivono il disagio dell&amp;rsquo;invasione turistica. Chi si mette in viaggio, dal canto suo, &amp;egrave; disposto a pagare qualcosa in pi&amp;ugrave; per raggiungere la meta. E laddove si propone di fissare un costo considerevole, quindi operare in base a una selettivit&amp;agrave; basata sul reddito, l&amp;igrave; allora si trasforma la citt&amp;agrave;, i luoghi in generale, in una sorta di zoo, dove i residenti vengono ignorati, considerati delle sgradevoli comparse, quando non percepiti come un intralcio all&amp;rsquo;estrazione della rendita. Ma sopratutto si converte in denaro il diritto alla citt&amp;agrave; e si sdogana l&amp;rsquo;assunto per cui chi pu&amp;ograve; pagare e pu&amp;ograve; comprare &amp;lsquo;experience&amp;rsquo;, compra persino l&amp;rsquo;experience di una citt&amp;agrave;. Non si tratta soltanto di &amp;ldquo; rischiare di svilire il senso di libert&amp;agrave; del cittadino in vacanza&amp;rdquo;, come scrive Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qui accade qualcosa di molto pi&amp;ugrave; grave. Si avalla la trasformazione della citt&amp;agrave;, e tutto ci&amp;ograve; che essa contiene, in merce. Lesione molto pi&amp;ugrave; grave, quest&amp;rsquo;ultima rispetto ai diritti dei vacanzieri. E non si pu&amp;ograve; giustificare tutto, dichiarando semplicemente che &amp;ldquo;l&amp;rsquo;era della gratuit&amp;agrave; &amp;egrave; in crisi&amp;rdquo;, perch&amp;eacute; ripetete da decenni che il turismo &amp;egrave; il nuovo petrolio e che avrebbe portato tanti bei soldi. E invece? Adesso si scopre che i soldi dobbiamo tirarli fuori noi e che dobbiamo &amp;ldquo;fare i conti con problemi di sostenibilit&amp;agrave; economica&amp;rdquo; al punto da dover tassare il bello. Scordatevi di accedere alla cultura o di poter godere delle bellezze del nostro paese se siete poveri. Pagherete ogni tramonto.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>La governance cinese vista dai rappresentanti italiani e la visione dello sviluppo comune sino-italiano</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_governance_cinese_vista_dai_rappresentanti_italiani_e_la_visione_dello_sviluppo_comune_sinoitaliano/56646_68440/</link>
                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;https://italian.cri.cn/2026/07/31/ARTI1785493462457569&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;di CGTN&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe style=&quot;border: none; overflow: hidden;&quot; src=&quot;https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1782228856287770%2F&amp;amp;show_text=false&amp;amp;width=560&amp;amp;t=0&quot; width=&quot;560&quot; height=&quot;314&quot; frameborder=&quot;0&quot; scrolling=&quot;no&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che si tratti di un'organizzazione o di un Paese, come si fa a restare vitali ed efficaci, e al tempo stesso vicini alla gente? &amp;Egrave; forse la domanda fondamentale che ogni partito al governo deve affrontare. Oggi i nostri ospiti portano osservazioni e riflessioni sul modello di governance cinese: che strada ha percorso la Cina? E come fa il partito al potere a governare un Paese di dimensioni cos&amp;igrave; immense?&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Una finestra aperta </category>
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                    <title>BRICS+ oltre il G7 e tramonto del dollaro: la diagnosi di Jeffrey Sachs sul nuovo ordine mondiale</title>
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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Michele Blanco&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il panorama geopolitico contemporaneo &amp;egrave; segnato dalla fine irreversibile del mondo unipolare, l'ordine dominato dagli Stati Uniti dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. Il celebre economista della Columbia University, Jeffrey Sachs, analizza questa transizione non come un collasso catastrofico dell'Occidente, ma come il naturale risultato della convergenza economica globale e dell'ascesa di nuovi poli di potere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il presupposto fondamentale di questa analisi risiede nei dati macroeconomici storici, che certificano come il peso economico dell'Occidente sia radicalmente diminuito negli ultimi quarant'anni. Se nel 1980 il blocco formato da Stati Uniti, Canada ed Europa occidentale rappresentava il 55% della produzione globale, nel 2025 questa quota &amp;egrave; scesa a circa il 30%. Al contempo si &amp;egrave; assistito al ritorno dell'Asia, la cui quota sul PIL mondiale &amp;egrave; passata dal 30% del 1995 a circa il 50% nel 2025, riportando il baricentro economico laddove risiedeva prima degli imperi coloniali europei. Attualmente gli Stati Uniti contano appena il 4% della popolazione mondiale e meno del 15% del PIL globale a parit&amp;agrave; di potere d'acquisto, superati dal 18% della Cina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo Sachs, la transizione verso il multipolarismo &amp;egrave; stata accelerata da profondi errori strategici della classe politica di Washington. Tra questi spiccano l'illusione neoconservatrice di poter mantenere il primato globale attraverso l'uso della forza e l'espansione della NATO &amp;mdash; dinamica che ha generato conflitti costosi e fallimentari in Iraq, Afghanistan e Libia &amp;mdash; e l'uso politico del dollaro tramite l'arma delle sanzioni unilaterali e il congelamento degli asset stranieri. Questa strategia ha spinto i Paesi emergenti a creare infrastrutture finanziarie alternative, accelerando il processo di de-dollarizzazione. Tale incapacit&amp;agrave; di governance descrive un'amministrazione occidentale disfunzionale, restia ad accettare la realt&amp;agrave; di non poter pi&amp;ugrave; dettare le regole in modo unilaterale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il vuoto egemonico non viene colmato da un nuovo singolo leader, bens&amp;igrave; da una costellazione di attori che rifiutano la sottomissione a un'unica potenza. La Cina non cerca un'egemonia globale sostitutiva, ma una coesistenza paritaria, mentre l'India e il continente africano rappresentano i motori demografici e industriali del prossimo futuro. In questo contesto, l'espansione del blocco BRICS+ &amp;mdash; che include stabilmente Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran accanto ai fondatori &amp;mdash; non si configura come un'alleanza militare, ma come il pilastro di un sistema finanziario alternativo e autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il blocco BRICS+ rappresenta ormai oltre il 37% del PIL mondiale a parit&amp;agrave; di potere d'acquisto, superando nettamente il G7, che si attesta sotto la soglia del 30%. Strumenti come la Nuova Banca di Sviluppo si pongono come la vera alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, istituzioni storicamente dominate dal veto statunitense ed europeo. L'abbandono progressivo del dollaro negli scambi bilaterali riduce l'efficacia delle sanzioni occidentali, mentre il blocco allargato controlla oltre il 40% della produzione globale di petrolio e la maggioranza delle terre rare necessarie per la transizione energetica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il pericolo maggiore di questa fase storica risiede nella resistenza psicologica e politica dell'Occidente. Quando una potenza dominante rifiuta di riconoscere l'ascesa di un rivale, il rischio di un conflitto sistemico aumenta drammaticamente secondo la dinamica nota come Trappola di Tucidide, concetto coniato dallo scienziato politico Graham Allison e ripreso da Sachs. Gli Stati Uniti soffrono dell'incapacit&amp;agrave; psicologica di accettare un partner paritario, interpretando la crescita altrui come una minaccia esistenziale e rispondendo con dazi commerciali, blocchi all'export di microchip e misure protezionistiche volte a frenare lo sviluppo tecnologico di Pechino. A differenza delle rivalit&amp;agrave; storiche del passato, lo scontro odierno avviene tra superpotenze nucleari, e l'allineamento militare occidentale in Asia aumenta il rischio di un errore di calcolo fatale su dossier caldi come Taiwan.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle sue riflessioni pubbliche e nei suoi scritti programmatici sulla geopolitica del XXI secolo, Sachs ha espresso la necessit&amp;agrave; di abbandonare l'egemonismo, sottolineando che &quot;il mondo non ha bisogno e non vuole un'unica superpotenza&quot; e che &quot;l'idea che gli Stati Uniti possano o debbano guidare il mondo in modo unilaterale &amp;egrave; un'illusione pericolosa e obsoleta&quot;. Per evitare il conflitto sistemico, Sachs non propone l'isolamento dell'Occidente, ma la sua integrazione in una governance globale radicalmente rinnovata, a partire da una profonda riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa dovrebbe superare il diritto di veto esclusivo dei cinque membri permanenti del 1945, includendo immediatamente India, Brasile, Sudafrica, Giappone, Germania e un rappresentante stabile per l'Unione Africana. Sachs propone inoltre di trasformare i meccanismi dell'ONU per canalizzare la liquidit&amp;agrave; globale verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile tramite tasse globali sui flussi finanziari e sulle emissioni di carbonio, affidando la risoluzione dei conflitti regionali a mediazioni multilaterali obbligatorie sotto l'egida dell'Assemblea Generale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il dibattito sulla necessit&amp;agrave; di una riforma strutturale dell'ONU si arricchisce e si radicalizza attraverso il contributo del pensiero giuridico e sociologico italiano, in particolare con le tesi del giurista Luigi Ferrajoli e del sociologo ed ex vicesegretario generale dell'ONU Pino Arlacchi. Entrambi evidenziano come l'attuale impianto delle Nazioni Unite sia paralizzato dalla mancanza di garanzie giuridiche e operative, rendendo l'istituzione impotente di fronte alle guerre contemporanee. La spinta verso una progressiva democratizzazione delle istituzioni internazionali trova fondamento nella constatazione che l'attuale ordine internazionale non riflette pi&amp;ugrave; la demografia n&amp;eacute; la reale distribuzione del potere sul pianeta, privando di una reale rappresentanza i popoli del Sud globale. Democratizzare il sistema multilaterale significa, sul piano teorico, applicare a livello globale i medesimi principi di eguaglianza, separazione dei poteri e sovranit&amp;agrave; popolare che l'Occidente ha storicamente preteso di difendere solo entro i propri confini nazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Luigi Ferrajoli, teorico del costituzionalismo globale, sostiene nel suo saggio &lt;em&gt;Per una Costituzione della Terra&lt;/em&gt; che l'attuale Carta dell'ONU sia solo un embrione di costituzione privo di reali meccanismi di attuazione. Nel delineare il dramma contemporaneo di un'umanit&amp;agrave; al bivio, Ferrajoli scrive: &quot;I pericoli di guerra nucleare, le emergenze climatiche, la crescita delle disuguaglianze e il dramma dei migranti dipendono dall'assenza di limiti ai poteri selvaggi degli Stati sovrani e dei mercati globali&quot;. Ferrajoli propone la creazione di istituzioni globali di garanzia per la salute e l'istruzione indipendenti dagli interessi dei singoli Stati, l'istituzione di un demanio planetario volto a sottrarre i beni fondamentali della Terra (come l'acqua e l'aria) alle logiche di mercato, e un bando globale delle armi che sancisca l'illegittimit&amp;agrave; giuridica della guerra e l'abolizione degli eserciti nazionali. L'argomento centrale a favore di questa tesi risiede nel superamento della sovranit&amp;agrave; assoluta degli Stati storicamente privileged, poich&amp;eacute; &quot;l'universalismo dei diritti umani e delle loro garanzie &amp;egrave; incompatibile con la cittadinanza, che &amp;egrave; l'ultimo accidente di nascita che differenzia le persone per ragioni di status&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal punto di vista politico e strutturale, Pino Arlacchi affronta la crisi d'efficacia del Palazzo di Vetro promuovendo un programma di democrazia istituzionale radicale, imperniato sul trasferimento della totale sovranit&amp;agrave; decisionale dal Consiglio di Sicurezza all'Assemblea Generale. Nel presentare le sue proposte per la rifondazione democratica dell'organismo internazionale, Arlacchi ha esplicitamente dichiarato: &quot;Esistono cinque articoli della Carta che prevedono il diritto di veto, il veto su qualunque tentativo di riforma dell'organizzazione. &amp;Egrave; ovvio che una simile assurdit&amp;agrave; era macroscopica fin dall'inizio&quot;. La democratizzazione, nell'ottica di Arlacchi, passa necessariamente per il depotenziamento dei privilegi oligarchici del post-1945, affinch&amp;eacute; &quot;l'Assemblea diventi sovrana e si trasformi in un vero e proprio Parlamento mondiale, esprimendo un esecutivo pi&amp;ugrave; consono al mondo attuale. Un mondo che &amp;egrave; cambiato, dove i Sud del mondo hanno assunto un'altra dimensione politica, economica e culturale&quot;. Inoltre, Arlacchi evidenzia l'inefficacia degli attuali Caschi Blu e propone la creazione di una forza d'intervento rapido permanente e indipendente, direttamente subordinata all'ONU, in grado di imporre la pace e prevenire genocidi e massacri nei teatri di crisi pi&amp;ugrave; drammatici, parallelamente al potenziamento di un Ufficio Prevenzione per disinnescare le tensioni diplomatiche prima che sfocino in conflitti aperti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le analisi di Sachs, Ferrajoli e Arlacchi convergono cos&amp;igrave; verso un'unica conclusione: il mondo multipolare non pu&amp;ograve; essere governato con le vecchie regole del 1945. Se l'approccio economico di Sachs fotografa il riequilibrio dei fattori produttivi e avverte dei rischi geopolitici sistemici, Ferrajoli fornisce l'intelaiatura giuridica globale per proteggere i diritti fondamentali, mentre Arlacchi traccia la via pratica per democratizzare le istituzioni internazionali, delineando insieme l'identikit di una governance mondiale finalmente vincolante, democratica e multilaterale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Riferimenti Bibliografici&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Jeffrey Sachs&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;The Ages of Globalization: Geography, Technology, and Institutions&lt;/em&gt;, Columbia University Press, 2020.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Jeffrey Sachs&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;A New Foreign Policy: Beyond American Exceptionalism&lt;/em&gt;, Columbia University Press, 2018.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Luigi Ferrajoli&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Per una Costituzione della Terra. L'umanit&amp;agrave; al bivio&lt;/em&gt;, Feltrinelli, Milano, 2022.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Luigi Ferrajoli&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Principia iuris. Teoria del diritto e della democrazia&lt;/em&gt;, Laterza, Roma-Bari, 2007.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Pino Arlacchi&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Il mondo nuovo. Contro le guerre e la violenza globale&lt;/em&gt;, Chiarelettere, Milano, 2024.&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;strong&gt;Pino Arlacchi&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;L'inganno e la paura. Il mito del caos globale&lt;/em&gt;, Il Saggiatore, Milano, 2003.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Diritti e giustizia</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/ChatGPT+Image+5+ago+2026%2C+18_13_37.png/526x275c50.jpg"/>
                </item>
                            <item>
                    <title>Succubi e complici di americani ed israeliani</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-succubi_e_complici_di_americani_ed_israeliani/52860_68437/</link>
                    <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Giuseppe Giannini&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo; Italia, in politica estera, &amp;egrave; sempre stata un paese a sovranit&amp;agrave; limitata, a causa delle ingerenze degli americani, della Chiesa, e degli interessi nascosti dietro alle strategie della Nato. Tuttavia, in alcuni casi, ha cercato di mantenere una certa autonomia (competenza territoriale), pensiamo alla crisi di Sigonella del 1985.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;Non &amp;egrave; avvenuto invece nella circostanza della strage del Cermis e in altri episodi in cui vi erano coinvolgimenti militari. La sudditanza bellica si &amp;egrave; amplificata con la prima guerra del Golfo nel 1990 e con le &amp;ldquo;guerre umanitarie&amp;rdquo;, ad iniziare dai bombardamenti su Belgrado nel 1999 avallati da D&amp;rsquo;Alema e Mattarella. Tutto ha preso vita all&amp;rsquo;indomani della crisi del blocco dei Paesi dell&amp;rsquo;Est. Questa cessione di sovranit&amp;agrave; &amp;egrave; stata completata dai i governi che hanno accettato il dogma della globalizzazione liberista e l&amp;rsquo;impianto tecno-austeritario della UE.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad aggravare le conseguenze derivanti dall&amp;rsquo;incapacit&amp;agrave; decisionale, o meglio dalla volont&amp;agrave; di far decidere ad altri, con ripercussioni impattanti sulla vita quotidiana della popolazione, &amp;egrave; giunta, in anni recenti, la vocazione guerrafondaia dell&amp;rsquo;Occidente. Dagli affari sporchi in Ucraina alla legittimazione del genocidio della popolazione palestinese. Israele giustifica i suoi crimini dicendo di agire in prima linea per difendere valori comuni ai Paesi occidentali contro il pericolo islamista. Una scusa che non regge pi&amp;ugrave;, anche se, soprattutto negli ambienti delle destre, dall&amp;rsquo;America all&amp;rsquo;Europa, ritorna la propaganda anti-araba. Il radicalismo che vende e fa notizia, con l&amp;rsquo;accettazione di pronunce razziste, quali sostituzione etnica o remigrazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando gli alleati sono invece le petromonarchie arabe, che inondano i mercati di soldi e petrolio, il sangue che scorre (il finanziamento al terrorismo, la repressione delle donne e del dissenso) non si vede. In questo caso nessun pericolo per i governi occidentali. L&amp;rsquo; Europa, dopo la storica sudditanza verso gli Stati Uniti, ora &amp;egrave; succube anche dei sionisti e di un mondo israeliano sempre pi&amp;ugrave; incattivito. I primi, mirando, continuamente, ai loro esclusivi interessi, stanno accompagnando il declino del Vecchio Continente, oramai sulla strada dell&amp;rsquo;irrilevanza politica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I secondi, con metodi discutibili e la prepotenza, considerano ingenui gli europei, che ancora credono, formalmente, allo Stato di diritto. Anzi, sulla scia trumpiana cercano di smantellarne le difese, auspicando un futuro governo del mondo basato sulla forza. Dove combinare potenza economica e tecnologia con il nazionalismo estremo ed il razzismo. La legge suprematista che d&amp;agrave; vita al capitalismo autoritario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A causa di questi elementi criticare Israele od esprimere vicinanza ai palestinesi diventa un crimine da inventare. Cos&amp;igrave; accade che, da oltre un anno, docenti e studenti, che hanno, semplicemente, partecipato a manifestazioni in solidariet&amp;agrave; con il popolo palestinese, o ne hanno discusso a scuola siano stati &quot;attenzionati&quot; dalle forze dell&amp;rsquo;ordine. Con la scusa di ricercare cellule eversive o fanatici religiosi (non i sionisti per&amp;ograve;) l&amp;rsquo;intento &amp;egrave; di zittire ogni voce critica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In diversi luoghi d'Italia, in particolare nelle citt&amp;agrave; &quot;calde&quot;, che hanno una tradizione di sinistra e movimentista, gli insegnanti, anche se non appartenenti a nessuna realt&amp;agrave; politica, hanno subito prepotenze da parte di dirigenti e colleghi, perquisizioni domestiche e altri provvedimenti limitativi della libert&amp;agrave; personale. Restrizioni immotivate basate solo sulla vicinanza ideologica e la compartecipazione emotiva al dolore. All&amp;rsquo;interno di questo clima di caccia alle streghe la lista delle sopraffazioni e delle angherie di Stato &amp;egrave; lunga: la circolare di fine 2025 con cui il ministro dell(a) (d)'istruzione chiedeva informazioni (schedatura?) sul numero di studenti palestinesi presenti nelle scuole; nei mesi precedenti, veniva inibita la bandiera palestinese in pubblico, al Giro d'Italia, durante spettacoli od eventi sportivi, sul balcone di casa propria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Successivamente, quando le proteste oceaniche, in tutto il mondo, sono diventate virali (potenza della rete), allora i governi al servizio dei sionisti, malgrado le censure, la propaganda ed il supporto logistico-militare complice del genocidio non hanno potuto pi&amp;ugrave; nascondere quanto fosse evidente. &amp;nbsp;Allora le restrizioni sono state limitate. Dopo &amp;egrave; arrivata la proposta di legge Gasparri-Delrio, che ha provato ad equiparare l'antisionismo all'antisemitismo. Ancora adesso, c'&amp;egrave; chi, prima di parlare di genocidio attende la pronuncia dei demografi come Mieli (e in Ruanda? e a Srebrenica?); chi parla di escursionisti riguardo ai coloni (tg rai); e chi minimizza (Mentana) o sorvola ( Molinari, Sechi, le destre alleate dei criminali al governo in Israele e i sionisti &quot;liberal-democratici&quot;). D&amp;rsquo;altronde &amp;egrave; il clima di repressione e censura che subiamo da anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&amp;rsquo; di questi giorni la notizia che il gruppo musicale inglese dei Massive Attack &amp;egrave; stato bandito da Singapore per aver esposto la bandiera della Palestina. Per fortuna ci sono ancora artisti che hanno il coraggio di prendere posizione, a differenza di coloro che si astengono (vedi Francesco De Gregori) e si dichiarano sionisti (Erri De Luca). L&amp;rsquo;indifferenza &amp;egrave; paragonabile a chi fa il tifo per i conflitti armati. Spingono per un esercito europeo in funzione antirussa e reclutano personalit&amp;agrave; della stampa ed esperti di fantomatici istituti di affari internazionali (enti che ricevono finanziamenti da privati, multinazionali ed anche dal Ministero degli Esteri) solo per promuovere la guerra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;L&amp;rsquo;ultima &amp;egrave; l&amp;rsquo;inquietante Nathalie Tocci, che sollecita l&amp;rsquo;invio di truppe in Ucraina, il che si traduce nel nostro coinvolgimento diretto (&amp;ldquo;&lt;em&gt;l&amp;rsquo;Europa deve avere il coraggio di affrontare la guerra&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, scrive). Carne da cannone per le donne in primo piano: Ursula von der Leyen, Kaja Kallas, Pina Picierno, fino alla Elly Schlein, che, finalmente, ha scoperto le carte. I pacifisti, invece, e chi pretende il dialogo tra le parti trattati come incoscienti o filoputiniani. La libert&amp;agrave; di pensiero e manifestazione ostacolate dagli interessi militari. Non accade in Russia, Cina o Turchia, ma nelle cd. democrazie occidentali.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Il Principe</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Immagine+2026-08-05+180149.png/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>   &quot;Qualcuno ha qualche idea?&quot;: il surreale appello del Pentagono su come continuare la guerra contro l'Iran</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-qualcuno_ha_qualche_idea_il_surreale_appello_del_pentagono_su_come_continuare_la_guerra_contro_liran/45289_68439/</link>
                    <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Francesco Corrado&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualcuno ha un'idea per continuare la guerra contro l'Iran? Sembrerebbe uno scherzo ma non lo &amp;egrave; infatti, questa &amp;egrave;, in sostanza, una richiesta fatta dal Pentagono ai propri dipendenti su cosa fare nel teatro di guerra nel Golfo Persico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si tratta di una mail in cui un alto ufficiale del CENTCOM con sede in Bahrain fa una richiesta ai dipendenti del Pentagono in cui si scrive testualmente: &quot;Stiamo cercando nuovi modi creativi e non convenzionali per esercitare pressione e punire l'Iran.&quot; Il testo &amp;egrave; orripilante gi&amp;agrave; per le espressioni usate come &quot;non convenzionale&quot; e &quot;punire&quot;, che gi&amp;agrave; evocano abbastanza chiaramente una richiesta di inventarsi nuove atrocit&amp;agrave; che gli americani potrebbero commettere, visto che quasi tutti i crimini di guerra possibili gi&amp;agrave; sono stati commessi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Basterebbe guardare le dichiarazioni di Trump che le ammette apertamente anzi le rivendica. Ci&amp;ograve; che &amp;egrave; pi&amp;ugrave; sconcertante &amp;egrave; la sostanziale ammissione: &quot;non abbiamo un piano&quot;. La richiesta manifesta l'attuale situazione di stallo nel conflitto dato che la strategia bellica USA, cio&amp;egrave; i bombardamenti aerei, ha portato ad un nulla di fatto. L'Iran resiste, tiene chiuso lo stretto di Hormuz e attacca a piacimento le basi militari statunitensi in tutta la regione. Secondo quanto detto e scritto da Trump e da Hegseth, nel corso del passato fine settimana sarebbe dovuta partire una nuova ondata di attacchi nei confronti dell'Iran che, secondo le parole del presidente e del comico ministro della guerra, sarebbe stata di proporzioni mai viste dalla fine della seconda guerra mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutta fuffa. Invece, analisti militari e fonti ufficiali parlavano apertamente della preoccupante scarsezza di munizioni (in parte andate perse in Ucraina) soprattutto dei sistemi antimissile Patriot e THAAD, che hanno un costo elevato ma soprattutto una lentezza nella fabbricazione del tutto incompatibile con i due impegni militari attuali: Ucraina e Iran. Addirittura Larry Johnson riportava che la Navy statunitense aveva affermato pubblicamente di avere pi&amp;ugrave; tubi di lancio verticali (VLS) che missili da lanciare e la cosa riguarda pure l'esercito. Inoltre la carenza di munizioni riguarda anche i missili d'attacco Tomahawk di cui &amp;egrave; stato fatto grande uso gi&amp;agrave; nella prima fase del conflitto cio&amp;egrave; a marzo ed aprile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il consumo di missili dal costo elevatissimo e caratterizzati dalla lentezza del processo produttivo renderebbe impossibile agli USA il prosieguo del conflitto senza un radicale cambio di strategia. Con i livelli di produzione attuali ci verrebbero tra i tre ed i cinque anni per rimpinguare i magazzini vuoti. Ma non finisce qua; un altro problema &amp;egrave; la mancanza di componenti per cui anche se si volessero spendere cifre folli (cifre in effetti stanziate) sarebbe difficile incrementare nel breve periodo la produzione. La problematica si stava gi&amp;agrave; manifestando con le munizioni fornite dalla NATO all'Ucraina per il conflitto con la Russia. Gi&amp;agrave; l&amp;igrave;, a causa delle tecnologie sviluppate dai russi, il consumo di Patriot &amp;egrave; stato enorme ma, soprattutto, superiore alla capacit&amp;agrave; costruttiva. Ricordiamo che per ogni missile in arrivo bisogna usare svariati missili intercettori addirittura fino a 8 e parliamo di missili con una efficacia limitata dato che si tratta di progetti degli anni '70: implementati, certo, ma con limiti evidenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di Patriot se ne producono poche centinaia l'anno mentre in caso di attacchi seri, come quelli russi o iraniani, un centinaio di questi razzi intercettori si consuma in un fine settimana. Fin quando si fanno le guerre in 50 contro 1 e contro paesi indifesi come l'Afghanistan, i nodi non vengono al pettine, ma nel contesto di guerra attuale, con droni e missili super avanzati, come quelli russi e iraniani, i problemi si fanno seri. Insomma la prima mossa degli USA &amp;egrave; consistita nel provare col terrorismo interno, fomentando le finte manifestazioni di gennaio contro il governo iraniano condotte da terroristi amici, alcuni dei quali provvidenzialmente rilasciati dalle carceri siriane grazie agli alleati dell'ISIS.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fallito questo tentativo hanno optato per la strategia, nei primi giorni di guerra propriamente cinetica, della decapitazione della classe dirigente iraniana ed anche questa tattica non ha dato nessun frutto. Allora hanno ripiegato sulla guerra terroristica, attuata con bombardamenti, che caratterizza il paese a stelle e strisce dalla sua nascita, ma non solo non sono riusciti a piegare l'Iran, ma anzi la Repubblica Islamica, coi suoi contrattacchi, sta scompaginando la presenza degli USA in Medio Oriente. Le idee, come le armi, stanno finendo e l'Iran rimane solido sulle sue posizioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quindi, a questo punto, tanto vale chiedere un po' a tutti se si ha un'idea qualsiasi da mettere in campo, sperando che esca fuori qualcosa almeno da poter vendere alla stampa con lettori lobotomizzati che credono un po' a tutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo quindi nel campo dell'avanspettacolo, mentre la dirigenza sia civile che militare iraniana &amp;egrave; composta da strateghi di alto livello, forse non adusi alla atrocit&amp;agrave; tipiche di Israele ed USA, ma a condurre in modo efficace una guerra vera: guerra che stiamo perdendo tutti e non solo l'amministrazione Trump.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/ChatGPT+Image+5+ago+2026%2C+18_30_41.png/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Dalle teorie di Brzezinski a Palantir: come il conflitto in Ucraina è diventato il più grande test bellico degli USA</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dalle_teorie_di_brzezinski_a_palantir_come_il_conflitto_in_ucraina__diventato_il_pi_grande_test_bellico_degli_usa/51621_68436/</link>
                    <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Michele Blanco&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tesi avanzata da Jeffrey Sachs e Sybil Fares &amp;egrave; chiara: la guerra in Ucraina non &amp;egrave; soltanto uno scontro tra Mosca e Kiev, ma il prodotto di una strategia statunitense pianificata da oltre trent&amp;rsquo;anni. Una strategia che ha trasformato il territorio ucraino nel principale campo di battaglia e di prova per la nuova guerra tecnologica contemporanea, mentre Kiev continua a pagare un prezzo umano, economico e territoriale altissimo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi il potere del complesso militare-industriale non comprende pi&amp;ugrave; soltanto generali e fabbricanti di armi. Riunisce societ&amp;agrave; informatiche, fondi d'investimento, imprese energetiche, servizi di intelligence e colossi del tech. Questo sistema non influenza semplicemente la politica estera degli Stati Uniti, ma tende a egemonizzarla, determinandone del tutto obiettivi e strumenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea non nasce con il conflitto attuale. Nel suo celebre saggio &lt;em&gt;La grande scacchiera&lt;/em&gt;, Zbigniew Brzezinski indicava l&amp;rsquo;Ucraina come uno dei principali perni geografici dell&amp;rsquo;Eurasia. Senza Kiev, sosteneva, la Russia avrebbe incontrato enormi difficolt&amp;agrave; nel conservare il rango di grande potenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da questa prospettiva, l&amp;rsquo;allargamento della NATO non &amp;egrave; stato soltanto un processo di integrazione politica dei Paesi dell&amp;rsquo;Europa orientale nell'alleanza occidentale, ma il progressivo avanzamento dell&amp;rsquo;infrastruttura strategica verso i confini russi. Bill Clinton ha avviato con forza l&amp;rsquo;espansione; George W. Bush ha aperto alla futura adesione di Ucraina e Georgia; Barack Obama ha sostenuto i nuovi equilibri politici nati a Kiev nel 2014 dopo la deposizione del governo filo-russo; Donald Trump ha fornito le prime armi controcarro; Joe Biden ha respinto le richieste russe per una nuova architettura di sicurezza europea. Presidenti diversi, con linguaggi e stili differenti, hanno garantito una notevole continuit&amp;agrave; strategica: impedire a Mosca di ricostruire un&amp;rsquo;area di influenza autonoma nello spazio post-sovietico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vera trasformazione riguarda per&amp;ograve; il piano militare. L&amp;rsquo;Ucraina &amp;egrave; diventata un immenso laboratorio bellico nel quale vengono sperimentati droni, sistemi di riconoscimento automatico, guerra elettronica, connessioni satellitari e software capaci di individuare bersagli elaborando enormi quantit&amp;agrave; di dati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo ecosistema gioca un ruolo centrale Palantir, societ&amp;agrave; nata anche grazie al sostegno finanziario dell'intelligence statunitense e oggi impegnata nell&amp;rsquo;analisi del campo di battaglia ucraino. I dati raccolti durante milioni di missioni alimentano algoritmi creati per accelerare la scelta degli obiettivi e automatizzare la gestione delle operazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Militarmente, il vantaggio per gli Stati Uniti &amp;egrave; evidente: osservare la risposta delle armi russe, sperimentare contromisure, perfezionare i propri sistemi e addestrare gli algoritmi senza impegnare direttamente le proprie truppe sul campo, azzerando il rischio di perdite umane. Tuttavia, pi&amp;ugrave; Washington partecipa alla scelta dei bersagli, alla pianificazione delle rotte e alla trasmissione delle informazioni, pi&amp;ugrave; sottile diventa il confine tra semplice sostegno militare e partecipazione diretta al conflitto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul piano economico, lo scontro ha innescato una nuova ed enorme espansione della spesa militare occidentale. Gli arsenali europei devono essere ricostituiti, le infrastrutture digitali ammodernate, le fabbriche di munizioni ampliate. Le aziende di armamenti, satelliti, software e droni si trovano di fronte a un mercato estremamente ricco e destinato a durare a lungo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Europa finanzia con denaro pubblico buona parte di questa trasformazione, ma resta dipendente dalle tecnologie, dai sistemi informativi e dalle piattaforme statunitensi. Il risultato geoeconomico &amp;egrave; paradossale: mentre dichiara di voler raggiungere un'autonomia politica e strategica, l'Unione Europea aumenta la propria dipendenza industriale e militare da Washington.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche l&amp;rsquo;Ucraina viene progressivamente integrata in questo sistema. Le sue risorse minerarie, le infrastrutture energetiche, le competenze informatiche e l&amp;rsquo;esperienza maturata sul campo diventano elementi di una nuova economia di guerra. Kiev riceve armi e finanziamenti, ma accumula debiti, perde popolazione e vede ridursi inesorabilmente i propri margini di sovranit&amp;agrave; politica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il legame con l&amp;rsquo;Iran, inoltre, non &amp;egrave; secondario. Brzezinski considerava anche Teheran uno snodo fondamentale: controllare l'area iraniana significa influenzare il Golfo Persico, il Mar Caspio, le rotte energetiche e i collegamenti tra Asia centrale, Russia, Cina e Medio Oriente. Le tecnologie sperimentate contro la Russia possono essere trasferite ai Paesi del Golfo per contrastare la minaccia iraniana. L&amp;rsquo;Ucraina diventa cos&amp;igrave; il banco di prova, mentre il Medio Oriente rappresenta il grande mercato di sbocco e il secondo fronte della competizione geopolitica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da un lato, Washington cerca di impedire la saldatura di un blocco continentale tra Russia, Cina e Iran; dall'altro punta a mantenere il controllo sulle rotte energetiche, sulle tecnologie decisive e sui sistemi finanziari internazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La contraddizione finale riguarda l&amp;rsquo;Ucraina stessa. Presentata come beneficiaria della protezione occidentale, si ritrova con territori perduti, infrastrutture distrutte, milioni di profughi e una vita politica fortemente limitata e subordinata alle esigenze della guerra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La pace richiederebbe un compromesso basato sulla neutralit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ucraina e su nuove garanzie per la sicurezza europea. Un simile accordo, tuttavia, ridurrebbe l&amp;rsquo;utilit&amp;agrave; strategica del Paese come avamposto anti-russo e interromperebbe un ciclo economico estremamente redditizio per gli USA e per le grandi multinazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La guerra continua dunque non solo per l'incapacit&amp;agrave; di Mosca e Kiev di trovare un'intesa, ma perch&amp;eacute; attorno al conflitto si &amp;egrave; consolidato un sistema di interessi per il quale la pace appare meno vantaggiosa della prosecuzione dello scontro. Il timore espresso da Dwight Eisenhower nel 1961 &amp;mdash; che l&amp;rsquo;apparato militare e tecnologico potesse prendere il sopravvento sulla politica &amp;mdash; trova oggi nella drammatica vicenda ucraina la sua pi&amp;ugrave; evidente conferma.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Diritti e giustizia</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Screenshot_20260805_124105_Chrome.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Dagli attacchi nel Mar Rosso allo Stretto di Hormuz: le ore decisive della diplomazia Usa-Iran</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dagli_attacchi_nel_mar_rosso_allo_stretto_di_hormuz_le_ore_decisive_della_diplomazia_usairan/45289_68431/</link>
                    <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il quadro delle relazioni e delle tensioni internazionali in Medio Oriente continua a registrare segnali complessi e contrastanti. Da un lato, la Casa Bianca mostra un spiccato ottimismo circa i canali di dialogo con l'Iran; dall'altro, la diplomazia di Teheran mantiene una linea di cautela, smentendo l'esistenza di negoziati diretti con Washington. Nel corso di un'intervista a Fox News, il presidente statunitense Donald Trump ha ribadito la presenza di interazioni positive, sostenendo che la riluttanza iraniana nell'ammettere i contatti risponda a logiche tattiche, e ha avvertito che l'assenza di un'intesa porterebbe a conseguenze severe.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parallelamente, si registrano passi in avanti sul fronte della sicurezza marittima, in particolare per quanto riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz. L'Iran ha definito positivi gli incontri svolti con la mediazione dell'Oman, mentre dal governo statunitense giungono conferme su possibili sviluppi a breve termine: il Segretario di Stato Marco Rubio ha menzionato progressi concreti e il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha prospettato la possibilit&amp;agrave; di raggiungere un&amp;rsquo;intesa in tempi ristretti. In questo contesto di mediazione internazionale si inserisce anche il dialogo tra l'emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, e il presidente Trump, volto a sostenere lo sforzo dei paesi garanti per una risoluzione diplomatica del conflitto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La situazione sul campo rimane tuttavia contrassegnata da un'elevata pressione militare e da continui episodi di crisi navale e umanitaria. Mentre le forze statunitensi proseguono le operazioni di monitoraggio e blocco, dichiarando il dirottamento di 45 navi mercantili nell'ambito delle misure di contrasto all'Iran, l'area del Mar Rosso registra nuovi incidenti, tra cui l'attacco a un mercantile indiano al largo dello Yemen con il successivo recupero dell'equipaggio da parte della guardia costiera locale. Sempre nel contesto mediorientale, rimangono drammatiche le ripercussioni sulla popolazione civile a Gaza, dove le comunit&amp;agrave; locali continuano a commemorare le numerose vittime dei raid aerei degli ultimi anni.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>Striscia di Gaza, la tragedia dopo gli scavi: l'ultimo saluto a 112 vittime ritrovate sotto i detriti</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-striscia_di_gaza_la_tragedia_dopo_gli_scavi_lultimo_saluto_a_112_vittime_ritrovate_sotto_i_detriti/45289_68432/</link>
                    <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel quartiere di Al-Sabra a Gaza City si sono svolti i funerali di 112 persone i cui resti sono stati estratti dalle macerie a distanza di quasi tre anni dal bombardamento che ne aveva causato la morte. La cerimonia, che ha visto la partecipazione di migliaia di residenti, ha rappresentato uno dei momenti commemorativi pi&amp;ugrave; imponenti registrati nell'area per numero di salme coinvolte in un unico rito funebre. I corpi, avvolti nelle bandiere palestinesi, appartengono ai membri delle famiglie Abu Sharia e Al-Hasayna, rimasti uccisi il 23 novembre 2023 a seguito dell'abbattimento delle palazzine residenziali in cui si trovavano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;Gaza holds mass funeral for 112 victims recovered after three years&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/J1wkAuqFoMs&quot; width=&quot;1059&quot; height=&quot;595&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le operazioni di recupero condotte dalla Protezione Civile locale hanno permesso di identificare tra i resti restituiti dal crollo 40 minori, 38 donne e 7 persone con disabilit&amp;agrave;. I soccorritori hanno tuttavia evidenziato come il bilancio di quel singolo bombardamento rimanga incompleto, stimando la presenza di ulteriori 157 salme ancora sepolte sotto i detriti dello stesso complesso. Le attivit&amp;agrave; di scavo procedono in condizioni igienico-sanitarie critiche e con strumenti precari, riflettendo una situazione strutturale che, secondo le stime delle autorit&amp;agrave; locali, vede ancora circa 9.500 salme non recuperate nell'intero territorio della Striscia a causa della mancanza di macchinari pesanti e attrezzature specializzate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'estrazione dei resti e la successiva cerimonia si inseriscono nel complesso scenario successivo al cessate il fuoco dell'ottobre 2025, giunto a chiusura della fase pi&amp;ugrave; intensa delle ostilit&amp;agrave; avviatesi nell'ottobre 2023. I dati forniti dal Ministero della Salute e dalle organizzazioni internazionali tracciano un bilancio complessivo di oltre 73.000 vittime e 174.000 feriti dall'inizio del conflitto, unitamente a una devastazione che ha colpito circa il 90% delle infrastrutture umane e civili con stime di ricostruzione valutate dalle Nazioni Unite nell'ordine dei 70 miliardi di dollari. Nonostante la tregua in vigore, il contesto sul campo rimane precario, segnato da periodiche riprese dei bombardamenti e da un conteggio delle vittime che continua a salire anche nel periodo successivo all'accordo di intesa.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/2304gazfuneral2051_xl.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>Iran, Hormuz e il boom del petrolio: chi sta guadagnando miliardi dalla crisi energetica</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-iran_hormuz_e_il_boom_del_petrolio_chi_sta_guadagnando_miliardi_dalla_crisi_energetica/45289_68433/</link>
                    <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo &lt;a href=&quot;https://www.aljazeera.com/features/2026/8/4/why-are-oil-companies-posting-record-profits-amid-iran-war-disruption&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;un'inchiesta&lt;/a&gt; di Al Jazeera, la chiusura dello strategico Stretto di Hormuz in Medio Oriente ha interrotto le rotte energetiche globali, innescando un prolungato aumento dei prezzi del petrolio con profonde ripercussioni sui mercati di tutto il mondo. A migliaia di chilometri di distanza dal Golfo, il costo della vita &amp;egrave; schizzato alle stelle, con un forte aumento dei prezzi delle case negli Stati Uniti e in Europa, mentre le principali compagnie petrolifere internazionali hanno realizzato profitti straordinari sfruttando l'onda lunga del conflitto con l'Iran e l'estensione delle ostilit&amp;agrave; al Mar Rosso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre la guerra prosegue senza una fine all'orizzonte, colossi come ExxonMobil, Chevron, Shell, TotalEnergies e BP hanno tratto enormi vantaggi dal fatto di avere le proprie attivit&amp;agrave; di produzione e fornitura dislocate per lo pi&amp;ugrave; lontano dal collo di bottiglia di Hormuz. Nel dettaglio, la statunitense ExxonMobil ha registrato utili nel secondo trimestre pari a 14,5 miliardi di dollari (con un dato rettificato di 14,7 miliardi), segnando il profitto trimestrale pi&amp;ugrave; alto degli ultimi quattro anni grazie agli elevati prezzi del greggio e ai forti margini di raffinazione, pur mancando di poco le stime di Wall Street a causa di interruzioni produttive in Qatar. La connazionale Chevron ha riportato 12 miliardi di dollari di utili, il miglior risultato trimestrale da sei anni. Come evidenziato da Reuters, i profitti delle sue attivit&amp;agrave; d'esplorazione e produzione (&lt;em&gt;upstream&lt;/em&gt;) sono cresciuti del 200% su base annua a 8,2 miliardi di dollari, mentre il settore raffinazione (&lt;em&gt;downstream&lt;/em&gt;) ha toccato i 4,9 miliardi, miglior risultato dai primi anni 2010.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La spinta positiva ha interessato anche il mercato europeo e mediorientale. Il gruppo anglo-olandese Shell ha pi&amp;ugrave; che raddoppiato gli utili trimestrali raggiungendo quasi 10 miliardi di dollari di ricavi e battendo le stime degli analisti, sorretto dai prezzi di gas e petrolio e dalla tenuta del settore del gas naturale liquefatto (GNL). La francese TotalEnergies ha registrato un incremento degli utili del 67%, spinta dai margini della raffinazione chimica, mentre la britannica BP ha toccato 5,73 miliardi di dollari di utile, oltre il doppio rispetto all'anno precedente. Persino il colosso statale Saudi Aramco ha beneficiato della congiuntura favorevole, registrando un balzo degli utili del 44% a 32,69 miliardi di dollari grazie all'uso dell'oleodotto East-West Pipeline, che ha permesso al regno di aggirare il blocco di Hormuz.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Spiegando ad Al Jazeera le dinamiche di questo boom finanziario, Muyu Xu, analista senior del settore petrolifero presso la societ&amp;agrave; di intelligence Kpler, ha sottolineato che il prezzo medio globale del greggio scambiato sull'Intercontinental Exchange ha raggiunto i 96,68 dollari al barile nella seconda met&amp;agrave; del 2026, a fronte dei 78,38 dollari del primo trimestre e dei 66,71 dollari del secondo trimestre 2025. Questa dinamica ha favorito i produttori non penalizzati dalle strettoie del Golfo e ha garantito margini eccezionali alle raffinerie occidentali a causa della scarsit&amp;agrave; di prodotti finiti dal Medio Oriente. Tra aprile e giugno, i futures sul petrolio USA sono saliti a una media di circa 92 dollari al barile (+27% sul trimestre precedente). Contestualmente, i dati forniti da FactSet indicano che l'intero comparto energetico ha guidato la crescita dell'indice S&amp;amp;P 500 con un aumento degli utili del 135,3% su base annua. Secondo gli economisti, la leva operativa ha fatto s&amp;igrave; che i profitti delle aziende crescessero molto pi&amp;ugrave; rapidamente dei semplici ricavi, generando un autentico guadagno inaspettato per il settore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto ci&amp;ograve; si &amp;egrave; tradotto in una forte pressione sulle finanze dei consumatori. I dati dell'American Automobile Association evidenziano come negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina abbia superato i 4 dollari al gallone, con un incremento del 40% rispetto ai livelli prebellici. Nel Regno Unito, il Royal Automobile Club ha registrato il nuovo record storico della benzina a 160,85 pence al litro e del diesel oltre i 180 pence al litro, mentre gli analisti della societ&amp;agrave; di consulenza EY hanno lanciato l'allarme sul rischio di una contrazione dell'economia britannica nel 2027 se lo Stretto di Hormuz non torner&amp;agrave; navigabile entro la met&amp;agrave; del prossimo anno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La situazione ha provocato anche forti reazioni politiche a Washington, dove le Big Oil mantengono da sempre una grande influenza. A fronte dei profitti miliardari accumulati dal settore, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si &amp;egrave; espresso con durezza alla Casa Bianca, accusando compagnie come ExxonMobil e Chevron di speculare sulla scarsit&amp;agrave; di risorse per guadagnare cifre sproporzionate. Trump ha dichiarato di pretendere che le aziende energetiche restituiscano una parte di questi profitti al pubblico e provvedano tempestivamente a tagliare i prezzi al dettaglio per i consumatori.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
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                    <title>&quot;Scorte al limite&quot;: il retroscena CNN sulla difesa USA nel conflitto iraniano</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-scorte_al_limite_il_retroscena_cnn_sulla_difesa_usa_nel_conflitto_iraniano/82_68434/</link>
                    <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo &lt;a href=&quot;/dettnews-guerra_alliran_scorte_usa_al_limite_il_pentagono_investe_miliardi_per_ricostituire_gli_arsenali/82_68426/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;le indiscrezioni d&lt;/a&gt;i Reuters e CBS sull'impiego quasi totale dei missili di precisione a lungo raggio da parte degli Stati Uniti, arrivano nuovi dettagli sul fronte delle scorte militari americane nel conflitto con l'Iran. Ora &amp;egrave; la CNN &lt;a href=&quot;https://www.cnn.com/2026/08/04/politics/us-iran-key-missile-interceptors-low&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;a lanciare l'allarme&lt;/a&gt;: gli USA avrebbero ormai esaurito quasi l'80% degli intercettori per il THAAD, uno dei loro principali sistemi di difesa missilistica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo la ricostruzione della CNN, la drastica riduzione delle riserve di munizioni, unita alle preoccupazioni degli alleati mediorientali per possibili ritorsioni iraniane, avrebbe spinto Trump ad annullare i raid su larga scala previsti contro le infrastrutture dell'Iran.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I funzionari del Pentagono e della Casa Bianca hanno tuttavia smentito le indiscrezioni sui problemi di approvvigionamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il portavoce principale del Pentagono, Sean Parnell, ha dichiarato alla CNN che &amp;laquo;l'esercito americano &amp;egrave; il pi&amp;ugrave; potente al mondo e dispone di tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal Presidente&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sulla stessa linea la portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, che ha aggiunto: le forze armate &amp;laquo;hanno munizioni e scorte pi&amp;ugrave; che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump, e persino andare oltre&amp;raquo;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>WORLD AFFAIRS</category>
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                    <title>Iran-USA, scoppia il caso dei dati manipolati: il nuovo metodo del Pentagono per minimizzare le perdite</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-iranusa_scoppia_il_caso_dei_dati_manipolati_il_nuovo_metodo_del_pentagono_per_minimizzare_le_perdite/82_68435/</link>
                    <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha introdotto un nuovo sistema per conteggiare le perdite militari americane causate dalle rappresaglie iraniane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo un report &lt;a href=&quot;https://theintercept.com/2026/08/04/us-military-casualties-count-iran-war/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;pubblicato&lt;/a&gt; marted&amp;igrave; dalla testata investigativa statunitense &lt;em&gt;The Intercept&lt;/em&gt;, il nuovo metodo separa i soldati uccisi o feriti a partire dal 7 luglio da quelli registrati nei mesi precedenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le perdite subite dal 7 luglio in poi sono ora elencate in una pagina web separata del Pentagono sotto la voce generica &quot;Operazioni all'estero&quot;, anzich&amp;eacute; essere integrate nel conteggio ufficiale del &lt;em&gt;Defense Casualty Analysis System&lt;/em&gt; (DCAS) relativo al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran avvenuto tra il 27 febbraio e il 7 aprile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'amministrazione Trump cerca cos&amp;igrave; di minimizzare l'impatto delle perdite statunitensi nel confronto con Tehran. Secondo i dati pubblicati luned&amp;igrave; sulla nuova pagina, 273 soldati americani sono stati uccisi o feriti dal 7 luglio in poi. Sommando queste cifre alle vittime della rappresaglia iraniana seguita ai primi 40 giorni di scontri, il bilancio ufficiale sale a 704 tra morti e feriti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, &lt;em&gt;The Intercept&lt;/em&gt; sottolinea come precedenti inchieste abbiano gi&amp;agrave; identificato vittime confermate ma non incluse nei report ufficiali del Pentagono: conteggiando anche questi casi, il totale supererebbe le 900 unit&amp;agrave;. Secondo i dati forniti dallo stesso Dipartimento, le perdite registrate dal 7 luglio rappresentano un incremento dell'83% rispetto ai numeri precedenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La pubblicazione dell'inchiesta segue un altro report della stessa testata diffuso a fine mese, in cui un funzionario statunitense rivelava come l'Iran avesse dimostrato una crescente capacit&amp;agrave; di colpire le basi americane in Medio Oriente combinando droni d'attacco e missili balistici avanzati. Contestualmente, altre fonti mediatiche (tra cui &lt;em&gt;HISPANTV&lt;/em&gt;) citano dati del Dipartimento della Difesa riferendo di 653 militari feriti, di cui 64 ufficiali di alto rango.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel report si evidenzia inoltre che la Repubblica Islamica ha condotto attacchi di rappresaglia contro almeno nove postazioni militari USA nella regione a partire dal 9 luglio. Un funzionario, a condizione di anonimato, ha confermato che diverse strutture hanno riportato &quot;danni significativi&quot;, mettendo a dura prova le forze statunitensi e spingendo il Pentagono a richiedere fondi straordinari per ricostituire le scorte di missili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La &quot;spiegazione&quot; del Pentagono e le accuse di insabbiamento&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rispondendo alle domande del &lt;em&gt;New York Times&lt;/em&gt;, il Dipartimento della Difesa ha giustificato la scelta spiegando che, al termine della prima fase di aggressione durata 40 giorni, le vittime sono state riclassificate sotto la dicitura &quot;Operazioni all'estero&quot; all'interno dell'area di responsabilit&amp;agrave; del CENTCOM (il comando centrale che sovrintende le truppe in Medio Oriente).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tuttavia, un funzionario del governo americano ha dichiarato a &lt;em&gt;The Intercept&lt;/em&gt; che il nuovo sistema contabile &amp;egrave; stato &quot;progettato per nascondere il reale numero delle perdite e dei feriti&quot;. Di contro, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha respinto le accuse, definendo &quot;infondate e malevole&quot; le notizie su presunti tentativi di insabbiare i dati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel frattempo, le cifre ufficiali del DCAS hanno mostrato continue incongruenze. Il 21 luglio il sistema registrava 500 vittime totali dovute alla risposta iraniana, dato poi sceso a 431 senza dettagliate spiegazioni. Gi&amp;agrave; il 21 aprile precedente, il numero dei feriti in combattimento era stato decurtato di 15 unit&amp;agrave; dall'oggi al domani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Analisi condotte dalla testata &lt;em&gt;War Horse&lt;/em&gt; su documenti ufficiali del Pentagono ottenuti tramite il &lt;em&gt;Freedom of Information Act&lt;/em&gt; (FOIA) rivelano infatti che tra il 28 febbraio e l'8 aprile le perdite reali avevano gi&amp;agrave; superato quota 400, con un picco di 70 vittime registrato nella sola giornata del 18 marzo.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
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