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        <title>Feed RSS di lantidiplomatico.it</title>
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        <description>News di attualità globale attraverso competenza, passione e dedizione</description>

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                    <title>Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza</title>
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                    <pubDate>Thu, 13 Aug 2026 16:18:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Fabrizio Verde&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cento anni fa, tra le piantagioni di zucchero e la terra rossa di Bir&amp;aacute;n, veniva al mondo un uomo destinato a costringere la storia a fare i conti con la sua intransigenza morale. Fidel Castro non si &amp;egrave; limitato ad attraversare il tumultuoso Novecento da protagonista; lo ha sfidato, lo ha piegato e, in ultima istanza, lo ha superato, proiettando la sua influenza ben oltre la soglia del nuovo millennio. Rileggere la sua parabola a un secolo di distanza significa osservare il ritratto di un gigante politico, uno stratega visionario capace di leggere le correnti profonde della politica internazionale con un anticipo che oggi appare quasi profetico. In un'epoca dominata da grossolana ignoranza, narrazioni superficiali e da arroganze unipolari, la figura del leader cubano si staglia come un monolite di coerenza, incarnando la resistenza di un'isola che ha osato sfidare il destino scritto dalle dottrine imperiali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per comprendere l'eccezionalit&amp;agrave; della Rivoluzione Cubana bisogna guardare alla cartina geografica attraverso le lenti spietate della Dottrina Monroe e del cosiddetto Destino Manifesto. Washington aveva da tempo eletto il Mar dei Caraibi a proprio lago privato, considerandone le isole e le coste come un'appendice naturale del proprio impero, dove installare dittature feroci, sfruttare le risorse e garantire il controllo militare. L'irruzione della guerriglia sulla Sierra Maestra ha rappresentato uno schiaffo in pieno volto a questo ordine neocoloniale. Fidel comprese fin dal principio, studiando le lacerazioni e i tradimenti che avevano affossato le guerre d'indipendenza dell'Ottocento, che la sopravvivenza di un processo rivoluzionario a novanta miglia dalle coste della Florida richiedeva un'arma inedita, ma potente ed efficace. Quell'arma era l'unit&amp;agrave;. Non una parola d'ordine retorica, ma una ferrea necessit&amp;agrave; tattica e strategica. La paziente tessitura di alleanze, dal Patto di Miami al fronte comune con le diverse anime della sinistra, ha permesso a un pugno di ribelli di trasformarsi in un esercito di popolo, sventando i tentativi di frammentazione fomentati dall'esterno e gettando le basi per la costruzione di uno Stato sovrano in grado di resistere a decenni di assedio economico, a centinaia di attentati e a un isolamento diplomatico orchestrato dall'Organizzazione degli Stati Americani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ridurre Fidel Castro al ruolo di mero sopravvissuto alla Guerra Fredda sarebbe un errore imperdonabile. Sotto la sua guida, Cuba &amp;egrave; divenuta un formidabile attore globale, trasformando la propria vulnerabilit&amp;agrave; geografica in uno strumento di solidariet&amp;agrave; internazionale. L'internazionalismo cubano non ha seguito le logiche grette e spartitorie delle superpotenze, ma si &amp;egrave; mosso lungo le linee di faglia del Sud del mondo, abbracciando le cause dei popoli oppressi: quindi della Palestina, del Sahara Occidentale e dei movimenti di liberazione africani. Le sabbie dell'Angola hanno visto il sacrificio di centinaia di migliaia di cubani, il cui sangue ha contribuito in modo decisivo a spezzare le catene dell'apartheid in Sudafrica e a garantire l'indipendenza della Namibia. Ma l'eredit&amp;agrave; pi&amp;ugrave; duratura, quella che ha scavalcato il crollo del Muro di Berlino e il collasso dell'Unione Sovietica, &amp;egrave; stata la capacit&amp;agrave; di reinventare la solidariet&amp;agrave;. Negli anni Duemila, mentre il neoliberismo trionfante celebrava la fine della storia, Fidel ha continuato a mobilitare legioni di medici, insegnanti e tecnici, inviandoli nelle baraccopoli dell'America Latina e nei villaggi pi&amp;ugrave; remoti del pianeta. Cuba &amp;egrave; diventata un riferimento umanitario, etico e politico, dimostrando che la vera ricchezza di una nazione non risiede nelle riserve auree, ma nella dignit&amp;agrave; garantita ai propri cittadini e nella mano tesa verso gli emarginati della terra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; src=&quot;https://www.youtube.com/embed/A1lD0AD3jq4?si=yBHURvdDADhKAmCt&quot; width=&quot;560&quot; height=&quot;315&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;allowfullscreen&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando la malattia lo ha costretto a cedere le redini del potere esecutivo, il Comandante non si &amp;egrave; ritirato in un silenzio dorato. Dalle pagine delle sue riflessioni, ha continuato a scrutare l'orizzonte globale con lo stesso acume che lo aveva guidato durante la Crisi dei Missili. I suoi ultimi anni sono stati dedicati a un'opera di semina intellettuale, volta a favorire la nascita e la crescita di un nuovo assetto mondiale multipolare. Fidel aveva intuito, con largo anticipo rispetto agli analisti occidentali, che l'egemonia unipolare statunitense avrebbe generato pericolose derive belliciste e che il futuro dell'umanit&amp;agrave; dipendeva dalla capacit&amp;agrave; di costruire un equilibrio fondato su nuovi poli di potere. Non &amp;egrave; un caso che, in uno dei suoi ultimi scritti, abbia &lt;a href=&quot;/dettnews-fidel_castro_lalleanza_tra_russia_e_cina__un_potente_scudo_di_pace_in_grado_di_garantire_la_sopravvivenza_del_genere_umano/82_11640/?fbclid=IwY2xjawTqxWBwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR5lR9dGfPk2zdoCsLM69wKtAfsAKruuHPGKLj_y9uLvbpw2tnKFqPT8RQLqAA_aem_SzQjUwPVsfKqIBjLr5zWCw&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;definito&lt;/a&gt; l'alleanza strategica tra la Federazione Russa e la Cina come un &amp;ldquo;potente scudo per la pace e la sicurezza globale&amp;rdquo;. In quell'intuizione, maturata osservando l'espansione militare verso est e le tensioni ai confini dell'Europa, risiede la chiave di volta del suo pensiero geopolitico maturo. La Russia e la Cina, insieme all'emergere dei Paesi del Sud Globale e alla formazione di blocchi alternativi, rappresentavano per lui l'antidoto definitivo contro le tentazioni neofasciste e le logiche di saccheggio dell'Occidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi, mentre il mondo affronta crisi sistemiche generate da un capitalismo neoliberista in putrefazione, il pensiero di Fidel Castro rivela un'attualit&amp;agrave; disarmante. La sua concezione integrale della sovranit&amp;agrave;, intesa non solo come indipendenza giuridica ma come autodeterminazione economica, politica, culturale e finanche alimentare, offre una bussola preziosa per le nazioni che cercano di orientarsi nel caos della transizione epocale. L'etica della responsabilit&amp;agrave; verso le generazioni future, la difesa degli oceani e la battaglia contro la povert&amp;agrave; non erano per lui astrazioni accademiche, ma imperativi morali radicati in una visione profondamente socialista e umanista. A cento anni dalla sua nascita, la figura eroica di Fidel Castro continua a estendersi ben oltre i confini del Malec&amp;oacute;n. Non come il fantasma di un'ideologia confinata nei libri di storia, ma come la voce viva di un gigante che ha saputo guardare oltre il proprio tempo, ricordandoci che la storia non &amp;egrave; mai scritta in anticipo e che la dignit&amp;agrave; dei popoli rimane l'unica, vera forza in grado di piegare gli imperi. Anche quelli pi&amp;ugrave; minacciosi e tracotanti.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>MondiSud</category>
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                    <title>Oltre il mito, oltre il marmo: la lezione di Fidel Castro nella lotta di classe oggi</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-oltre_il_mito_oltre_il_marmo_la_lezione_di_fidel_castro_nella_lotta_di_classe_oggi/39602_68446/</link>
                    <pubDate>Thu, 13 Aug 2026 15:17:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Geraldina Colotti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parlare oggi di Fidel Castro e della Rivoluzione Cubana non &amp;egrave; un esercizio di archeologia politica. Che centinaia di internazionalisti all'Avana, e altrettanti nel mondo, ricordino questo 13 agosto il centenario della nascita del Comandante in Jefe, non &amp;egrave; per erigere un monumento in marmo a Fidel Castro, perch&amp;eacute; la borghesia e il revisionismo amano i monumenti: i monumenti non disturbano, non parlano, non organizzano la classe lavoratrice. E Fidel ha lasciato chiaro che non voleva essere trasformato in un monumento. Ed &amp;egrave; per questo che, durante il suo funerale il popolo ha scandito per giorni: io sono Fidel, e i popoli del mondo continuano a gridare: io sono Fidel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordiamo Fidel perch&amp;eacute; Fidel &amp;egrave; un metodo. &amp;Egrave; la dimostrazione pratica che il marxismo-leninismo non &amp;egrave; un dogma da biblioteca, ma una guida per l'azione, uno strumento di trasformazione radicale capace di spezzare l'apparente fatalit&amp;agrave; dell'egemonia imperialista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Fidel e i giovani della Generazione del Centenario assaltarono la Moncada nel 1953, o quando sbarcarono dal Granma nel 1956, il rapporto di forze era, sulla carta, assolutamente sfavorevole. Affrontavano una dittatura filoimperialista blindata da Washington. La logica possibilista e riformista diceva che era impossibile. Ma Fidel ci ha insegnato una lezione fondamentale che la sinistra europea &amp;egrave; sembrata dimenticare dopo la caduta del blocco sovietico: le condizioni oggettive e soggettive non si aspettano a braccia conserte, si costruiscono nella lotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa ha significato la Rivoluzione Cubana per il mondo? In primo luogo, Cuba ha spezzato la geografia del dominio imperiale. Ha dimostrato che a novanta miglia dall'impero pi&amp;ugrave; sanguinario della storia umana era possibile costruire il socialismo e sostenerlo. Cuba ha dimostrato che il vero sviluppo non si misura dal Prodotto Interno Lordo o dal consumo suntuario delle &amp;eacute;lite, ma dalla dignit&amp;agrave;, dall'educazione, dalla salute universale e dalla sovranit&amp;agrave; dei popoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c'&amp;egrave; qualcosa di pi&amp;ugrave; profondo: la dimensione dell'internazionalismo proletario. Fidel ha elevato l'internazionalismo dalla condizione di motto astratto a principio di Stato. Cuba non ha esportato la rivoluzione, ma i suoi principi, ha esportato solidariet&amp;agrave;. L'abbiamo visto nelle sabbie dell'Angola, quando &amp;egrave; stato sconfitto il regime dell'apartheid sudafricano e si &amp;egrave; cambiata per sempre la storia dell'Africa. L'abbiamo visto in America Latina, quando Cuba ha costituito il faro che ha alimentato la resistenza contro le dittature del Piano Condor e, pi&amp;ugrave; tardi, &amp;egrave; stata la colonna vertebrale dell'integrazione bolivariana e dell'ALBA-TCP insieme al Comandante Hugo Ch&amp;aacute;vez, e, dopo, insieme a Nicol&amp;aacute;s Maduro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'era della globalizzazione capitalista, quando la borghesia ha imposto la logica del &quot;si salvi chi pu&amp;ograve;&quot;, la Cuba di Fidel ha dimostrato che la diplomazia dei popoli si basa sul condividere non ci&amp;ograve; che avanza, ma quel poco che si ha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo ora alla nostra realt&amp;agrave; europea e, in particolare, alla storia del movimento comunista in Italia. L'onda d'urto della Rivoluzione Cubana e il pensiero del Che Guevara hanno scosso le fondamenta dell'Europa negli anni '60 e '70. La parola d'ordine del Che alla Conferenza Tricontinentale &amp;mdash; &quot;Creare due, tre... molti Vietnam&quot; &amp;mdash; ha risuonato con forza nel cuore della metropoli imperialista.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, in un contesto segnato dal tradimento riformista del cosiddetto &quot;compromesso storico&quot; del PCI e dall'egemonia della Democrazia Cristiana, migliaia di giovani e lavoratori hanno compreso che l'imperialismo statunitense era il nemico comune. Sono sorte cos&amp;igrave; le esperienze della lotta armata e delle guerriglie urbane, come le Brigate Rosse (BR) e altre organizzazioni dell'anticapitalismo combattivo. Quei giovani hanno tentato di rompere la pace sociale capitalista e di costruire nel cuore del centro imperialista quel &quot;secondo o terzo Vietnam&quot; di cui parlava il Che, assumendo la violenza rivoluzionaria come risposta alla violenza strutturale dello Stato borghese e del Patto Atlantico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'analisi dialettica di quell'esperienza storica ci insegna che l'impulso antiimperialista e il rifiuto del patto sociale riformista erano profondamente legittimi. Tuttavia, la storia ci ha anche dimostrato i limiti del tentare di fare la rivoluzione con il modello guerrigliero nella complessit&amp;agrave; delle metropoli altamente industrializzate dell'Europa occidentale, senza l'articolazione di un ampio movimento di massa e di varie forme di lotta que contrastino dall'interno e dall'esterno le istituzioni borghesi e la violenza dello sfruttamento del capitale sul lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fidel ha sempre avuto una visione d'insieme: la lotta armata non era un feticcio, ma uno strumento subordinato alla costruzione del Potere Popolare e alla mobilitazione cosciente delle masse lavoratrici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decenni dopo, il filo rosso della solidariet&amp;agrave; cubana con l'Italia ha preso una forma completamente diversa ma ugualmente rivoluzionaria. Durante la pandemia di COVID-19, mentre il sistema sanitario privatizzato del prospero nord Italia crollava sotto le leggi del libero mercato, e mentre l'Unione Europea si mostrava in tutta la sua nudit&amp;agrave; come un club di mercanti egoisti, chi &amp;egrave; arrivato in Lombardia, Piemonte e Calabria?Sono arrivate le brigate mediche cubane Henry Reeve. Medici formatisi alla scuola di Fidel Castro, che hanno rischiato la vita per salvare cittadini italiani. Quel contrasto &amp;egrave; stato deflagrante: l'Europa del capitale inviava austerit&amp;agrave;, tagli alla sanit&amp;agrave; pubblica e aerei da guerra; la Cuba socialista di Fidel inviava camici bianchi e internazionalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi l'Italia affronta uno scenario critico: la presenza di un governo neofascista e atlantista guidato da Giorgia Meloni, che agisce come vassallo dell'imperialismo statunitense e della NATO, smantellando i diritti del lavoro e trasformando la gestione delle frontiere in un business repressivo e razzista. Di fronte a questo, la memoria combattiva e l'esempio di Cuba sono uno schiaffo alla rassegnazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei contributi pi&amp;ugrave; brillanti di Fidel nell'ultima tappa della sua vita &amp;egrave; stato il concetto della Battaglia delle Idee. Fidel ha compreso prima di molti che la battaglia del XXI secolo non si sarebbe giocata unicamente sul terreno economico o militare, ma sul terreno della coscienza, della cultura e dell'informazione. L'egemonia borghese opera oggi attraverso la manipolazione mediatica, i social network e la guerra cognitiva, cercando di spogliare la classe lavoratrice della sua memoria storica e della sua identit&amp;agrave; di classe, di balcanizzarla e confonderla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'imperialismo vuole farci credere che non ci sia alternativa, che il capitalismo sia l'unico orizzonte possibile e che la barbarie sia inevitabile. Di fronte a questo, Fidel ci ha insegnato a diffidare del discorso dominante, a costruire media alternativi, a formarci teoricamente e a dare la battaglia ideologica in ogni trincea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, mentre Cuba continua a soffrire gli effetti di un blocco criminale e inasprito da parte degli Stati Uniti &amp;mdash; un blocco che cerca di soffocare il popolo cubano per provocare il crollo interno &amp;mdash;, la difesa della Rivoluzione Cubana &amp;egrave; la linea di demarcazione di ogni comunista e antiimperialista conseguente. Difendere Cuba non &amp;egrave; solo difendere un governo: &amp;egrave; difendere il diritto inalienabile dei popoli a costruire un destino al di fuori del giogo capitalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fidel Castro ci ha lasciato fisicamente, ma il suo lascito appartiene a chi lotta. In un'Europa che si rimilitarizza, che taglia i diritti sociali per finanziare guerre imperialiste e che solleva muri contro i diseredati del Sud Globale, la lezione di Cuba e la memoria delle nostre lotte storiche sono pi&amp;ugrave; urgenti che mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non basta analizzare il mondo; si tratta di trasformarlo. Per trasformarlo abbiamo bisogno di recuperare la fermezza dei principi di Fidel, la sua capacit&amp;agrave; di unificare le forze popolari, la sua fede incrollabile nella vittoria e la sua convinzione che un mondo migliore non solo &amp;egrave; possibile, ma assolutamente indispensabile.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
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                    <title>100 anni dalla nascita di Fidel Castro: l'uomo che cavalcava il futuro</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-100_anni_dalla_nascita_di_fidel_castro_luomo_che_cavalcava_il_futuro/39602_68445/</link>
                    <pubDate>Thu, 13 Aug 2026 15:14:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Federica Cresci, Cuba Mambi gruppo di Azione Internazionalista&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 13 agosto 1926 nasceva a Bir&amp;aacute;n Fidel Castro Ruz.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;A cento anni dalla sua nascita sarebbe facile ricordarlo attraverso le immagini che appartengono ormai alla storia: la Sierra Maestra, il gennaio del 1959, le interminabili piazze dell'Avana, la divisa verde olivo, i discorsi pronunciati davanti a un popolo che aveva deciso di riprendersi il proprio destino.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ma sarebbe anche il modo pi&amp;ugrave; semplice per rimpicciolirlo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; Fidel Castro non appartiene soltanto alla storia della Rivoluzione cubana. E forse il modo migliore per ricordarlo, cento anni dopo, non &amp;egrave; domandarsi semplicemente ci&amp;ograve; che ha fatto, ma quanto del suo pensiero continui a parlare al mondo nel quale viviamo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Fidel fu un rivoluzionario marxista, un capo di Stato, un dirigente politico. Ma fu soprattutto un uomo capace di pensare politicamente oltre il proprio tempo e oltre i confini del proprio Paese.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Aveva compreso una cosa fondamentale: nessun popolo &amp;egrave; realmente libero se la sua libert&amp;agrave; dipende dalla povert&amp;agrave;, dall'ignoranza o dalla subordinazione di un altro popolo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&amp;Egrave; qui che l'internazionalismo cubano assume un significato che ancora oggi continuiamo troppo spesso a non comprendere.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Cuba non ha esportato ricchezza. Non ne aveva.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ha esportato ci&amp;ograve; che possedeva: conoscenza, medici, insegnanti, competenze, solidariet&amp;agrave;.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ed &amp;egrave; forse questa una delle intuizioni pi&amp;ugrave; rivoluzionarie di Fidel.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La solidariet&amp;agrave; non &amp;egrave; dare qualcosa al povero affinch&amp;eacute; continui a sopravvivere da povero. Non &amp;egrave; carit&amp;agrave;. Non &amp;egrave; l'elemosina concessa dal mondo ricco al mondo che quello stesso sistema economico ha contribuito a impoverire.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Solidariet&amp;agrave; significa mettere un essere umano nelle condizioni di non avere pi&amp;ugrave; bisogno della nostra elemosina.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Significa insegnare a leggere.&lt;br /&gt;Formare un medico.&lt;br /&gt;Costruire una scuola.&lt;br /&gt;Trasferire conoscenza.&lt;br /&gt;Restituire dignit&amp;agrave; e autonomia.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Per questo da Cuba sono partiti, per decenni, migliaia di medici verso luoghi nei quali spesso nessuno voleva andare. E per questo giovani provenienti da paesi poverissimi hanno potuto studiare medicina sull'isola e tornare nelle proprie comunit&amp;agrave; come medici.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Non si regalava loro semplicemente una cura.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Si dava loro la possibilit&amp;agrave; di diventare quelli che avrebbero curato gli altri.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Questa &amp;egrave; politica. Questa &amp;egrave; una precisa concezione marxista dell'emancipazione.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ed &amp;egrave; anche la ragione per cui Fidel non pu&amp;ograve; essere rinchiuso geograficamente dentro Cuba.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;C'&amp;egrave; un pezzo di Fidel nell'Africa che combatt&amp;eacute; il colonialismo e l'apartheid. C'&amp;egrave; nella Palestina alla quale Cuba non ha mai smesso di riconoscere il diritto alla dignit&amp;agrave; e all'autodeterminazione. C'&amp;egrave; nei popoli latinoamericani che hanno tentato di sottrarsi alla condizione secolare di cortile di casa degli Stati Uniti. C'&amp;egrave; in ogni luogo nel quale un popolo abbia rivendicato il diritto di decidere autonomamente il proprio futuro.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Nelson Mandela non dimentic&amp;ograve; mai chi era stato accanto al popolo sudafricano quando essere contro l'apartheid non era ancora diventato conveniente.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E questo dice molto di Fidel.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ma dice ancora di pi&amp;ugrave; del concetto cubano di internazionalismo: non chiedere a un popolo che cosa possa restituirti prima di decidere se meriti solidariet&amp;agrave;.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Fidel aveva compreso anche un'altra cosa che oggi dovrebbe obbligarci a rileggerlo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Aveva capito che la grande contraddizione del nostro tempo non sarebbe stata soltanto tra capitale e lavoro, ma tra un modello economico fondato sull'accumulazione infinita e un pianeta dalle risorse finite.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Aveva compreso che fame, sottosviluppo, guerra, devastazione ambientale e disuguaglianza non erano crisi separate.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Erano facce dello stesso sistema.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ed &amp;egrave; precisamente qui che Fidel diventa tremendamente contemporaneo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Viviamo in un mondo capace di produrre una ricchezza immensa e contemporaneamente incapace di garantire una vita dignitosa a milioni di esseri umani.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Un mondo nel quale la medicina raggiunge risultati straordinari mentre milioni di persone continuano a non avere accesso alle cure fondamentali.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Un mondo che parla continuamente di diritti umani ma continua a misurare il valore degli esseri umani sulla base del luogo nel quale sono nati, del passaporto che possiedono e della ricchezza che possono produrre.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Fidel aveva scelto da che parte guardare questo mondo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Dal basso.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Dalla parte dei popoli colonizzati, dei poveri, degli esclusi, di quelli che la storia ufficiale considera periferia.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ed &amp;egrave; forse questa la ragione per cui continua a essere una figura tanto ingombrante.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; si pu&amp;ograve; discutere Fidel Castro. Si possono discutere le sue decisioni, le sue scelte, persino i suoi errori. &amp;Egrave; ci&amp;ograve; che si deve fare con qualsiasi grande figura storica.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Quello che diventa molto pi&amp;ugrave; difficile &amp;egrave; ignorare le domande che ha lasciato.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Pu&amp;ograve; esistere libert&amp;agrave; senza giustizia sociale?&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Pu&amp;ograve; esistere democrazia quando milioni di esseri umani non possiedono gli strumenti materiali e culturali per esercitarla?&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Pu&amp;ograve; chiamarsi sviluppo un sistema che concentra enormi ricchezze nelle mani di pochissimi mentre condanna interi popoli alla dipendenza?&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E soprattutto: che valore ha una rivoluzione se termina alla frontiera del proprio Paese?&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;A cento anni dalla nascita di Fidel Castro, forse &amp;egrave; proprio questa l'eredit&amp;agrave; che vale la pena difendere.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Non l'imitazione.&lt;br /&gt;Non la nostalgia.&lt;br /&gt;Non il culto.&lt;br /&gt;Il metodo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Studiare la realt&amp;agrave;. Comprenderne le contraddizioni. Scegliere da che parte stare. E poi avere il coraggio di agire di conseguenza.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Fidel appartiene a Cuba perch&amp;eacute; Cuba lo ha generato.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ma appartiene all'Africa, all'America Latina, alla Palestina, al Sahara, ai popoli che hanno combattuto il colonialismo e a quelli che ancora oggi combattono perch&amp;eacute; nessuno decida al loro posto.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Appartiene, soprattutto, a quella parte dell'umanit&amp;agrave; che continua ostinatamente a pensare che il destino di un essere umano non debba essere deciso dal luogo nel quale nasce.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Cento anni dopo, dunque, non abbiamo bisogno di mettere Fidel su un piedistallo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Abbiamo bisogno di fare qualcosa di molto pi&amp;ugrave; difficile.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Rimettere in circolazione le sue domande.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; finch&amp;eacute; esister&amp;agrave; un bambino al quale viene negata una scuola, un malato al quale viene negata una cura, un popolo al quale viene negata la sovranit&amp;agrave;, un essere umano costretto alla fame mentre qualcun altro accumula ci&amp;ograve; che non potrebbe consumare in cento vite, la questione che attravers&amp;ograve; l'intera esistenza di Fidel rester&amp;agrave; aperta.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Che cosa siamo disposti a fare perch&amp;eacute; la dignit&amp;agrave; non sia un privilegio?&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Forse &amp;egrave; per questo che, cento anni dopo Bir&amp;aacute;n, Fidel continua a essere cos&amp;igrave; difficile da consegnare alla storia.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; alcuni uomini appartengono al proprio tempo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Altri riescono a vedere pi&amp;ugrave; lontano.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E poi ce ne sono pochissimi che, attraversando il proprio tempo, riescono a parlare anche a quello che verr&amp;agrave;.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&amp;Egrave; questa l'eternit&amp;agrave; di Fidel.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Non l'eternit&amp;agrave; del mito, ma quella delle idee che continuano a camminare quando l'uomo non c'&amp;egrave; pi&amp;ugrave;. Idee che diventano coscienza, strumenti, possibilit&amp;agrave;; che passano da una generazione all'altra e continuano a produrre pensiero, resistenza, emancipazione.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Fidel non ha mai preteso di essere infallibile. Ha attraversato vittorie, sconfitte, errori, contraddizioni e cambiamenti enormi della storia. Ma non ha mai cambiato il punto dal quale guardava il mondo.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Gli ultimi. I popoli. La loro dignit&amp;agrave;. La loro possibilit&amp;agrave; di essere liberi.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ed &amp;egrave; rimasto l&amp;igrave; fino alla fine.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Silvio Rodr&amp;iacute;guez lo aveva scritto ne El necio:&lt;br /&gt;&amp;laquo;Yo me muero como viv&amp;iacute;&amp;raquo;.&lt;br /&gt;Forse &amp;egrave; tutto qui.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&amp;Egrave; morto come ha vissuto.&lt;br /&gt;Ma ci&amp;ograve; per cui ha vissuto non &amp;egrave; morto con lui.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ed &amp;egrave; per questo che oggi non celebriamo semplicemente un centenario.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Cent'anni li compie l'uomo nato a Bir&amp;aacute;n il 13 agosto 1926.&lt;br /&gt;Fidel, invece, appartiene ormai a quel tempo infinito in cui entrano soltanto le idee che diventano patrimonio dell'umanit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>OP-ED</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Prensa-Latina-fidel-castro-en-cuba.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Uniti come i chicchi di un melograno (di Li Xiaoyong)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-uniti_come_i_chicchi_di_un_melograno_di_li_xiaoyong/45289_68444/</link>
                    <pubDate>Tue, 11 Aug 2026 07:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Li Xiaoyong*&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;laquo;La nostra vita era molto difficile. Nei momenti peggiori non avevamo nemmeno abbastanza da mangiare. Pensavamo che trasferirci sarebbe stata la soluzione migliore. Grazie all&amp;rsquo;aiuto del Partito Comunista Cinese, abbiamo lasciato le montagne. Ci &amp;egrave; stato assegnato un appartamento di 75 metri quadrati e abbiamo anche trovato lavoro in uno stabilimento lattiero-caseario. Il numero dei miei yak &amp;egrave; passato da 6 a 600 e il mio reddito annuo ha superato i 100.000 yuan&amp;raquo;&lt;/em&gt;. Cos&amp;igrave; raccontava cinque anni fa Pu ciren, il pastore di Xizang, in un&amp;rsquo;intervista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cinque anni dopo, il governo cinese non solo ha aiutato milioni di persone come Pu ciren a uscire dalla povert&amp;agrave;, ma ha anche creato nuove opportunit&amp;agrave; per aumentare i redditi, attraverso pascoli intelligenti, irrigazione con droni, monitoraggio satellitare e le vendite attraverso le dirette online. In questo modo, le comunit&amp;agrave; delle minoranze etniche hanno potuto affrontare meglio le difficolt&amp;agrave; e trovare nuove strade per migliorare la propria vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cina ha una storia millenaria ed &amp;egrave; un Paese unito e multietnico. Oltre alla maggioranza Han, conta 55 minoranze etniche, per un totale di oltre 100 milioni di persone. Ogni gruppo etnico ha una propria cultura, un proprio abbigliamento e tradizioni particolari. Le diverse comunit&amp;agrave; hanno sempre mantenuto rapporti basati sull&amp;rsquo;uguaglianza, sull&amp;rsquo;unit&amp;agrave;, sull&amp;rsquo;aiuto reciproco e sull&amp;rsquo;armonia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei primi anni dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, a causa di fattori storici, naturali e sociali, le regioni delle minoranze etniche erano economicamente e socialmente poco sviluppate. In alcune zone erano ancora presenti residui di sistemi feudali, di servit&amp;ugrave; della gleba o di schiavit&amp;ugrave;. Con la nascita della Nuova Cina, lo Stato ha progressivamente promosso lo sviluppo economico e sociale e ha introdotto il sistema dell&amp;rsquo;autonomia regionale delle minoranze etniche. Oggi, le aree a statuto autonomo, che occupano oltre il 60% del territorio cinese, e le comunit&amp;agrave; delle minoranze etniche hanno assunto un volto completamente nuovo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Regioni autonome, sviluppo economico e nuove opportunit&amp;agrave;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le regioni autonome hanno conosciuto una rapida crescita economica. Dal 2012 al 2025, il PIL regionale delle cinque regioni autonome cinesi &amp;mdash; Mongolia Interna, Xizang, Ningxia, Xinjiang e Guangxi &amp;mdash; &amp;egrave; passato complessivamente da 3.250 a 8.660 miliardi di yuan. Le diverse comunit&amp;agrave; hanno sfruttato le caratteristiche e le risorse delle proprie regioni, trovando percorsi di sviluppo adatti alle proprie condizioni. Il Ningxia, per esempio, &amp;egrave; conosciuto come la &amp;ldquo;terra cinese del goji&amp;rdquo;. Grazie a questa caratteristica, la regione ha sviluppato un&amp;rsquo;intera filiera industriale. Nel 2024 la produzione di goji fresco ha raggiunto 320.000 tonnellate. Il settore si &amp;egrave; trasformato, passando dalla semplice vendita del frutto essiccato alla produzione di prodotti ad alto valore aggiunto: succo concentrato di goji, caff&amp;egrave; al goji, rossetti, alimenti funzionali e oltre 120 altri prodotti trasformati. Il valore complessivo della filiera ha raggiunto 29 miliardi di yuan. Il piccolo frutto rosso &amp;egrave; diventato una &amp;ldquo;bacca d&amp;rsquo;oro&amp;rdquo;, un vero motore per la rivitalizzazione delle aree rurali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una vita sempre migliore&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2021, tutti i 420 distretti delle aree autonome delle minoranze etniche hanno superato la soglia della povert&amp;agrave; e tutte le 28 minoranze etniche con popolazione ridotta hanno raggiunto l&amp;rsquo;obiettivo di uscire dalla povert&amp;agrave; come comunit&amp;agrave;. Lo Xizang &amp;egrave; entrato nell&amp;rsquo;era dell&amp;rsquo;alta velocit&amp;agrave; ferroviaria. Le autostrade collegano sempre pi&amp;ugrave; villaggi e comunit&amp;agrave;, mentre la copertura 5G raggiunge anche i pascoli di montagna pi&amp;ugrave; remoti. Le reti idriche e elettriche hanno colmato molte delle carenze infrastrutturali del passato. Nel 2025, il valore delle vendite online in Xizang ha superato i 28 miliardi di yuan, diventando uno dei principali motori dello sviluppo di alta qualit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;economia dell&amp;rsquo;altopiano. Prodotti tipici come la carne secca di yak e lo tsampa, alimento tradizionale dello Xizang, raggiungono mercati pi&amp;ugrave; lontani. Chi un tempo dipendeva quasi completamente dalle condizioni climatiche pu&amp;ograve; oggi aumentare il proprio reddito senza lasciare il proprio villaggio. Il senso di soddisfazione e di felicit&amp;agrave; si riflette sempre pi&amp;ugrave; concretamente nella vita quotidiana delle persone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pi&amp;ugrave; opportunit&amp;agrave; nell&amp;rsquo;istruzione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima della fondazione della Nuova Cina, il tasso di analfabetismo tra le minoranze etniche cinesi superava il 95% e in tutto il Paese esisteva una sola universit&amp;agrave; dedicata alle minoranze etniche. Grazie alla diffusione dell&amp;rsquo;istruzione obbligatoria e ai programmi di alfabetizzazione portati avanti nel corso degli anni, nel 2022 il numero di studenti appartenenti alle minoranze etniche iscritti a scuole ha raggiunto 34,77 milioni. Le istituzioni universitarie dedicate alle minoranze etniche sono diventate 32 e offrono numerosi corsi sulle lingue, le culture e le storie delle diverse comunit&amp;agrave;. L&amp;rsquo;accesso delle minoranze etniche all&amp;rsquo;istruzione superiore &amp;egrave; quindi progressivamente migliorato, con opportunit&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; ampie di studiare e svilupparsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il 1&amp;deg; luglio di quest&amp;rsquo;anno &amp;egrave; entrata in vigore la Legge della Repubblica Popolare Cinese sulla promozione del progresso e dell'unit&amp;agrave; etnica. Per la prima volta, la legge definisce sul piano giuridico concetti fondamentali come la costruzione della comunit&amp;agrave; della nazione cinese. La legge stabilisce inoltre il rispetto e la tutela del diritto delle minoranze etniche a imparare e utilizzare le proprie lingue e scritture e sottolinea il principio secondo cui ogni cultura deve poter esprimere la propria bellezza e contribuire. Il nuovo quadro legislativo offre un sostegno istituzionale pi&amp;ugrave; solido allo sviluppo comune delle diverse comunit&amp;agrave;, fornisce indicazioni pi&amp;ugrave; chiare per promuovere l&amp;rsquo;unit&amp;agrave; nazionale e propone una prospettiva cinese sulla governance delle questioni etniche e sulla tutela dei diritti delle minoranze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli ultimi anni, un numero crescente di giornalisti e influencer italiani ha inserito lo Xinjiang, lo Xizang, il Ningxia e altre regioni cinesi nei propri itinerari, per conoscere direttamente e raccontare lo sviluppo economico, la cultura e le tradizioni locali.Nel maggio di quest&amp;rsquo;anno, il coro giovanile di Wuzhishan si &amp;egrave; esibito in Italia. Ai piedi del Colosseo, i giovani artisti hanno presentato al pubblico italiano canti e danze tradizionali dei etnici Li e Miao. Dopo il loro ritorno in Cina, hanno inoltre riallacciato i rapporti con i giovani italiani in visita a Hainan, creando nuovi legami di amicizia attraverso la musica e la danza. Invitiamo gli amici italiani a sfruttare le opportunit&amp;agrave; offerte dall&amp;rsquo;attuale politica di ingresso senza visto e a visitare la Cina: fare una passeggiata in un villaggio Miao, sedersi in una yurta mongola, ammirare la maestosit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Himalaya in Xizang, scoprire la vastit&amp;agrave; dei deserti e i pioppi del deserto dello Xinjiang, oppure visitare il Ningxia, conosciuto come la &amp;laquo;terra delle stelle&amp;raquo;. La Cina &amp;egrave; pronta a continuare a lavorare insieme all&amp;rsquo;Italia, nel rispetto reciproco e sulla base dell&amp;rsquo;uguaglianza, affinch&amp;eacute; le diverse culture e tradizioni etniche possano incontrarsi, dialogare e risplendere l&amp;rsquo;una accanto all&amp;rsquo;altra attraverso lo scambio e il confronto tra civilt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;*Incaricato d'Affari ad interim dell'Ambasciata cinese in Italia&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>IN PRIMO PIANO</category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/IMG-20260811-WA0005.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                            <item>
                    <title>Cina, Russia e Iran, io ve l’avevo detto (di Vito Petrocelli)</title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cina_russia_e_iran_io_ve_lavevo_detto_di_vito_petrocelli/52637_68442/</link>
                    <pubDate>Fri, 07 Aug 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Vito Petrocelli&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci sono vicende politiche che sembrano chiudersi con una condanna definitiva e che invece, col passare del tempo, possono essere viste sotto una luce diversa. La mia storia politica appartiene a questa categoria.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2022 sono stato trasformato nel bersaglio perfetto: il senatore da isolare, il presidente della Commissione Esteri da rimuovere, l&amp;rsquo;uomo da espellere perch&amp;eacute; colpevole di mettere in discussione il pensiero unico che, in quei mesi, sembrava non ammettere n&amp;eacute; dubbi n&amp;eacute; sfumature. Bastava pronunciare la parola &amp;ldquo;diplomazia&amp;rdquo; senza premettere una condanna rituale del tipo &amp;ldquo;c&amp;rsquo;&amp;egrave; in aggressore e un aggredito&amp;rdquo;, bastava sostenere che l&amp;rsquo;invio continuo di armi avrebbe allontanato la pace e portato l&amp;rsquo;Italia ad essere considerata in guerra, bastava ricordare che la politica estera non pu&amp;ograve; essere sostituita dalla propaganda, per essere marchiati come traditori, putiniani o nemici dell&amp;rsquo;Occidente.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ho pagato un prezzo alto per il mio dissenso in quella stagione: l&amp;rsquo;isolamento politico, gli insulti, la delegittimazione personale e infine l&amp;rsquo;espulsione dal Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ne ho ricavato anche, &amp;egrave; giusto dirlo, tanti apprezzamenti per la coerenza e la soddisfazione morale di non essermi piegato e fatto assimilare.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A distanza di pochi anni, molte delle questioni che allora venivano considerate indicibili sono diventate oggetto di un confronto pubblico sempre pi&amp;ugrave; ampio. Oggi Giuseppe Conte denuncia giustamente la corsa al riarmo europeo, critica l&amp;rsquo;aumento delle spese militari imposto dalla NATO e insiste sulla necessit&amp;agrave; di interrompere l&amp;rsquo;invio di armi all&amp;rsquo;Ucraina e riportare la diplomazia al centro della soluzione del conflitto. &amp;Egrave; difficile per chiunque ignorare che il confine tra ci&amp;ograve; che ieri era considerato indicibile e ci&amp;ograve; che oggi &amp;egrave; diventato legittimo nel dibattito politico si &amp;egrave; spostato in maniera evidente.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gi&amp;agrave; un anno prima, a giugno 2021, avevo detto molto di pi&amp;ugrave; in un&amp;rsquo;intervista a Repubblica, sostenendo &amp;ldquo;che proprio all&amp;rsquo;interno del campo occidentale l&amp;rsquo;Italia debba essere il miglior riferimento per Russia, Cina e Iran&amp;rdquo;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sulla Russia, ho sempre affermato che un grande Paese non si isola con gli slogan e che rompere ogni canale di dialogo avrebbe reso la pace pi&amp;ugrave; lontana. Oggi Conte ribadisce, finalmente, che la soluzione non pu&amp;ograve; essere esclusivamente militare, pur confermando la condanna dell&amp;rsquo;invasione russa senza fare un&amp;rsquo;adeguata riflessione storica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io avvertivo che l&amp;rsquo;invio incessante di armamenti avrebbe favorito una guerra sempre pi&amp;ugrave; lunga, pi&amp;ugrave; sanguinosa e pi&amp;ugrave; difficile da concludere. Oggi la richiesta di aprire un negoziato &amp;egrave; diventata finalmente parte integrante del discorso politico.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi anche sulla Cina le distanze tra il partito di Conte e le mie aspettative di allora si sono praticamente azzerate.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli anni ho sempre rifiutato la logica dei blocchi contrapposti e ho sostenuto che trasformare Pechino nel nuovo nemico sistemico dell&amp;rsquo;Occidente avrebbe prodotto una nuova guerra fredda dagli effetti devastanti per l&amp;rsquo;economia europea.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi Conte mantiene un approccio pi&amp;ugrave; istituzionale, ma si riavvicina a Pechino richiamando la necessit&amp;agrave; di difendere gli interessi italiani senza farsi trascinare in una contrapposizione permanente tra potenze.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sull&amp;rsquo;Iran le posizioni sono ancora distanti. Negli hanno ho sempre proposto di privilegiare il dialogo rispetto alla politica delle sanzioni come risposta automatica a ogni crisi internazionale. Oggi la posizione di Conte si limita alla convinzione che la diplomazia debba prevalere sull&amp;rsquo;interventismo a guida USA/Israele.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine il punto forse pi&amp;ugrave; significativo: i rapporti con gli Stati Uniti e la NATO. Per anni ho combattuto quella che consideravo una crescente subordinazione strategica dell&amp;rsquo;Europa e dell&amp;rsquo;Italia alle decisioni di Washington e detto chiaramente di vedere nell&amp;rsquo;espansione dell&amp;rsquo;Alleanza Atlantica verso Est uno degli elementi che avevano alimentato la tensione con Mosca e scatenato la sua reazione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi Conte parla apertamente della necessit&amp;agrave; di un&amp;rsquo;autonomia strategica europea e critica l&amp;rsquo;aumento delle spese militari richiesto dalla NATO. Un po&amp;rsquo; poco&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutte queste differenze dimostrano il progressivo spostamento del dibattito verso temi che allora erano stati espulsi dalla discussione. Non bastano per&amp;ograve; a giustificare che sono stato sacrificato perch&amp;eacute; dicevo cose che oggi, con parole diverse, vengono pronunciate da autorevoli protagonisti della stessa area politica. Non bastano per&amp;ograve; a giustificare di essere stato trasformato in uno dei capri espiatori di una stagione dominata dalla polarizzazione, nella quale chiunque osasse mettere in discussione la narrazione prevalente veniva prima delegittimato e poi allontanato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La politica dovrebbe avere il coraggio di confrontarsi con le idee invece di eliminare chi le esprime, perch&amp;eacute; quando il dissenso viene trattato come un reato, viene processato non soltanto un uomo, ma il diritto stesso di porre domande e fare proposte scomode.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Io e altri l&amp;rsquo;avevamo detto, oggi ci stanno arrivando in tanti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Meglio tardi che mai.&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Editoriali  </category>
                                        <enclosure type="image/jpg" url="https://cdn.lantidiplomatico.it/resizer/resiz/public/Screenshot_2026-08-07-19-23-10-93_40deb401b9ffe8e1df2f1cc5ba480b12.jpg/526x275c50.jpg"/>
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                    <title>La mappa di Eurostat che smonta tutte le storielle che vi raccontano sul turismo di massa </title>
                    <link>https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_mappa_di_eurostat_che_smonta_tutte_le_storielle_che_vi_raccontano_sul_turismo_di_massa/29278_68443/</link>
                    <pubDate>Fri, 07 Aug 2026 16:00:00 GMT</pubDate>
                    <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;di Antonio Di Siena&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da anni ci raccontano la storiella di come, in nazioni economicamente depresse, il turismo sia una ghiotta occasione di sviluppo nonch&amp;eacute; uno straordinario volano di benessere per la societ&amp;agrave; tutta. Eppure basta guardare questa mappa di Eurostat per accorgersi di un dettaglio che fa crollare l&amp;rsquo;intero castello di carta della retorica promotrice della &amp;ldquo;thailandizzazione&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;Italia e degli altri paesi euromediterranei.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella lista degli Stati UE in cui &amp;egrave; presente la quota maggiore di popolazione che non pu&amp;ograve; permettersi nemmeno una settimana di vacanza (UNA SETTIMANA), compaiono infatti tutte le principali economie turistiche del Mediterraneo: Grecia, Spagna, Italia e Portogallo. Ovvero le stesse destinazioni scelte da mezzo mondo per andare in vacanza. Nella condizione opposta, ovviamente, olandesi, lussemburghesi, scandinavi eccetera. Gli stessi che (insieme a britannici , israeliani e statunitensi) stanno saccheggiando a prezzi stracciati il patrimonio immobiliare delle mete vacanziere pi&amp;ugrave; ricercate del Mediterraneo. Un paradosso che &amp;egrave; tale solo in apparenza perch&amp;eacute; il tanto decantato modello economico di sviluppo turistico produce s&amp;igrave; ricchezza, ma la concentra tra rendita immobiliare, fondi d&amp;rsquo;investimento, grandi operatori del settore e piattaforme digitali. Nel mentre distribuisce sui territori interessati occupazione precaria (stagionale e non sindacalizzata), salari bassi e inflazione (di beni e servizi primari). Detto in altri termini: una forte specializzazione turistica non coincide automaticamente con un maggiore benessere diffuso della popolazione. Anzi, l&amp;rsquo;esatto contrario. Perch&amp;eacute; per i cittadini dei paesi euromediterranei non diventa sempre pi&amp;ugrave; complicato soltanto fare la spesa e comprare casa, ma conseguentemente anche andare in vacanza. Per giunta nel proprio stesso paese che nel frattempo - diventato sempre pi&amp;ugrave; dipendente dal turismo - si &amp;egrave; adeguato su prezzi letteralmente inaccessibili ai residenti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco perch&amp;eacute; dovremmo smetterla - una volta per tutte - di misurare il &amp;ldquo;successo&amp;rdquo; di un territorio contando entusiasticamente gli arrivi col pallottoliere. Il vero indicatore non &amp;egrave; quanti turisti riesce ad attirare una citt&amp;agrave;, ma quante sono le persone che ci vivono che possono ancora permettersi un lavoro ben pagato, una casa e almeno una settimana di vacanza, insomma una vita dignitosa. Al contrario, se i visitatori aumentano costantemente ma nel contempo diminuisce la capacit&amp;agrave; dei residenti di vivere il proprio Paese, allora non siamo mica davanti a un modello di sviluppo. Ci&amp;ograve; che abbiamo di fronte &amp;egrave; esclusivamente un sofisticato modello di estrazione di ricchezza, cresciuto e sviluppatosi nel vuoto di una politica che, incapace di creare benessere reale, ha venduto ai suoi cittadini il sogno di cartone del turismo. &amp;Egrave; infatti molto pi&amp;ugrave; facile convincere un&amp;rsquo;intera popolazione senza prospettive a inseguire l&amp;rsquo;illusione della rendita che impegnarsi a costruire un&amp;rsquo;economia realmente capace di generare ricchezza e benessere diffusi. Cos&amp;igrave; il cittadino smette di colpo di essere il soggetto destinatario delle politiche pubbliche e tira a campare in autonomia, trasformandosi in una sorta di infrastruttura umana dell&amp;rsquo;industria dell&amp;rsquo;accoglienza. Possibilmente senza lamentarsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-------&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Per approfondire e non lasciarvi ingannare dalle truffe semantiche sul tema: #&lt;a href=&quot;https://www.ladedizioni.it/prodotto/turisti-a-casa-nostra/&quot;&gt;turistiacasanostra&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
                    <author>https://www.lantidiplomatico.it</author>
                    <category>Il DiSsenziente</category>
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