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A quei compagni che non condividono il mio non omaggio alla Catalogna

A quei compagni che non condividono il mio non omaggio alla Catalogna
 
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Fa davvero rabbrividire vedere tanti nella “sinistra antagonista” continuare ad inneggiare ad una “indipendenza della Catalogna” che rischia oggi di sfociare in un’altra Jugoslavia.





 

Si tratta, per lo più, di sempliciotti dalla confusa ideologia che già avevano etichettato come “guerra di Putin” la lotta per l’indipendenza delle popolazioni del Donbass (massacrate dal regime golpista di Kiev per privarli della loro lingua, cultura e, soprattutto, dei giacimenti di gas da privatizzare) e santificato la  lotta per l’indipendenza dei Curdi (anche quando questi, al soldo degli USA, imponevano la pulizia etnica in aree che curde non sono mai state). Sulla impossibilità per questi sempliciotti di ravvedersi, ragionare in termini politici e non già seguire le mode del momento, mi sono rassegnato. Qualche illusione, invece, sopravvive ancora nei riguardi dei “maitre a penser” della sinistra antagonista. Tra i quali molti marpioni.
 

Solitamente relitti di ormai estinti movimenti e organizzazioni “marxiste”, questi marpioni si illudono di poter restare in scena tentando di capitanare e orientare – grazie alle loro dotte dissertazioni – le mobilitazioni animate dai sempliciotti. Che, per questo, si guardano bene dal condannare.
 

A questi marpioni dobbiamo – oltre al travisamento delle posizioni di Lenin sull’importanza delle lotte per l’indipendenza – davvero irritanti considerazioni del tipo “Certo. L’indipendenza catalana era inizialmente sponsorizzata da gruppi capitalisti che, abbandonando al loro destino le regioni più povere della Spagna, volevano entrare a vele spiegate nell’Unione Europea. Ma ora questa indipendenza  è minacciata da Rajoy e dai franchisti. E per questo che, oggi, bisogna essere, al fianco del CUP e della sinistra rivoluzionaria catalana, per l’indipendenza della Catalogna.” Oppure: “E poi con chi stareste voi, con un popolo che si ribella, ripeto con ambiguità e contraddizioni, e che in questa ribellione matura, o con il Re e i postfranchisti che lo reprimono. Siete sicuri di potervi chiamare fuori da tutto questo?
 

Insomma, un ricatto: anche se sono state iniziative di sciagurati a suscitare la risposta reazionaria, bisogna stare a fianco degli sciagurati. Più o meno, come quando nei cortei si chiedeva di mettersi al fianco degli idioti che – fottendosene di quello che era stato deciso unitariamente – scassavano vetrine ed automobili facendo così intervenire la polizia.
 

Meglio dire no a questo ricatto e tenere a mente le considerazioni di  Alberto Garzón, coordinatore federale di Izquierda Unida. Anche perché in Catalogna il peggio deve ancora arrivare. Mi riferisco alle 800.000 persone che oggi hanno manifestato a Barcellona contro l’indipendenza. In prima fila innumerevoli “charnegos” (così vengono sprezzantemente denominati in Catalogna gli immigrati spagnoli arrivati lì per lavorare) che già avevano protestato in passato contro le poche ore settimanali di lingua castigliana erogate nelle scuole catalane. E che, saranno la carne da cannone nella – verosimile – prossima guerra civile.

 

Francesco Santoianni

 

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